Il fatto che durante la stagione in corso il livello dell’acqua di Montedoglio aumenti non può certo sorprendere. Tuttavia la possibilità di poter osservare l’invaso che, per la prima volta, è in condizione di operare nel pieno delle sue funzionalità, può senz’altro fornire alcuni spunti di analisi. Proprio in queste ore l’EAUT, ovvero l’ente gestore della diga, ha infatti comunicato che dopo la sottoscrizione – avvenuta lo scorso settembre – del certificato di collaudo, l’infrastruttura è da qualche giorno entrata in esercizio ordinario.
In seguito alle piogge prolungate di questo periodo, un primo dato che può essere rilevato è quello relativo al livello dell’acqua, che passando dai 387,5 metri s.l.m. di fine ottobre agli attuali 391,3, è praticamente tornato al suo massimo previsto. In poco più di tre mesi la quota è salita di quattro metri e ciò è facilmente visibile anche a occhio nudo. L’importante apporto idrico generato dalle precipitazioni aveva nei giorni scorsi addirittura fatto toccare i 391,6 metri, ovvero un livello tale che – pur essendo inferiore alla quota massima di regolazione di 393,6 raggiunta durante la tracimazione dello scorso 13 marzo – si presentava già, seppur di poco, superiore alla soglia convenzionale dei 391 metri. È infatti questo il limite oltre il quale si tende a non far salire l’acqua, dato che l’invaso deve, in condizioni normali, poter beneficiare di un margine tale che possa provvedere, all’occorrenza, a laminare eventuali ulteriori apporti eccedenti. A partire da giovedì 5 febbraio gli ingegneri dell’EAUT sono quindi intervenuti sul rilascio idrico controllato, arrivando a immettere nel Tevere 30 m³/s. Il tutto è comunque rimasto abbondantemente entro il livello di guardia, visto che la portata massima transitabile del fiume è di 100 m³/s.

Una seconda considerazione che può ricollegarsi a tutto ciò ha invece a che fare con il futuro progetto di adduzione che porterà l’acqua di Montedoglio nel bacino del Trasimeno: nei periodi come questo in cui l’invaso valtiberino avrà un livello idrico superiore a 391 metri s.l.m. non sarà certo un problema destinare il surplus di risorsa a beneficio del lago umbro. Osservando la diga in questo suo primo anno di esercizio ordinario, sarà quindi interessante capire per quanti mesi l’invaso potrà essere in questa condizione. Nel momento in cui la quota dell’acqua scenderà sotto la soglia dei 391 metri, sarà invece necessario effettuare delle scelte che possano definire le priorità del momento: è infatti evidente che ogniqualvolta dovesse prevalere la volontà di alimentare il Trasimeno senza tale sovrappiù, si dovrà necessariamente provvedere a rimodulare le altre funzioni che deve assolvere l’invaso, a partire da quella irrigua (anche se ciò, in base all’attuale Accordo di Programma, non dovrebbe avvenire).
Per avere un riscontro concreto in tal senso bisognerà però attendere l’effettiva entrata in funzione della condotta di Tuoro che, attraverso un impianto di filtrazione, consentirà di portare 200 m³/s di risorsa idrica da Montedoglio al Trasimeno. In teoria questa avrebbe dovuto iniziare a operare già dalla fine di gennaio, poi però i rallentamenti dovuti al maltempo hanno allungato i tempi previsti. Ad ogni modo l’attesa a breve dovrebbe finire, visto che proprio in questi giorni l’Assessore della Regione Umbria Simona Meloni ha comunicato che la linea di adduzione potrebbe essere inaugurata il prossimo 28 febbraio. Nel frattempo il perdurare delle piogge ha nell’ultimo mese migliorato sensibilmente la situazione del lago umbro: dall’inizio del 2026 quest’ultimo ha infatti innalzato il suo livello idrico di 13 cm, passando da -170 a -157 cm. Insomma, un ottimo incremento, visto che nei prossimi mesi – con il suo apporto di 200 m³/s – Montedoglio potrebbe al massimo contribuire, tramite un’adduzione continua, ad innalzarne il livello di 1 cm ogni due mesi e mezzo.





