Montedoglio, con il dislivello estivo acqua ritirata anche di 500 metri

In vista di un’eventuale fruizione turistica sarà necessario individuare punti di approdo idonei

Come spiegato nell’articolo pubblicato lo scorso 15 settembre, a fine estate la disponibilità idrica di Montedoglio era ancora piuttosto ingente. Le piogge e le incertezze climatiche hanno del resto ridotto i consumi per uso irriguo e, di conseguenza, dal 15 maggio al 15 settembre il livello dell’acqua è passato da 391,8 a 387,5 metri s.l.m., facendo registrare una variazione di -4,3 metri. Un valore di certo significativo, ma non particolarmente marcato se si considera che di fronte a mesi estivi più torridi lo stesso potrebbe senz’altro essere più elevato. A distanza di cinque settimane, mentre il mese di ottobre sta volgendo al termine, la quota dell’acqua si è inoltre abbassata ulteriormente di quasi 1 metro, arrivando a toccare la quota di 386,6.

Mettendo in raffronto i dati sopra riportati si può facilmente constatare che nel corso di cinque mesi Montedoglio ha fatto rilevare un dislivello di -5,2 metri s.l.m. Oltre che da un punto di vista numerico, questo si può percepire anche in loco, osservando a occhio nudo le sponde dell’invaso: in tutta la fascia di suolo dove l’acqua si è ritirata, la vegetazione ha infatti assunto una colorazione differente, con tonalità cromatiche meno intense e complessivamente tendenti al grigio o al rosso. Già da un punto di vista visivo è dunque facile rendersi conto delle oscillazioni a cui è sottoposta l’acqua di un lago artificiale che, essendo stato progettato principalmente per fini irrigui, anche in futuro dovrà inesorabilmente sopportare una dinamica di continui saliscendi.

Nella parte in cui l’invaso presenta pendenze minime, quindi nella coda orientale dove si immette il torrente Tignana, il ritiro dell’acqua ha fatto “riemergere” un’ampia porzione di quella che era un tempo la piana che collegava la Madonnuccia a San Pietro. Oggi si può quindi ripercorrere a piedi una parte della strada che, con dei lunghi rettilinei, attraversava la valle e i suoi nuclei abitati; in pratica tutto un microcosmo di vita locale che dopo la realizzazione della diga è finito sott’acqua. In quest’area in cui le differenze altimetriche sono minime, i cinque metri che al momento mancano per riportare Montedoglio ai suoi livelli ottimali hanno fatto retrocedere l’acqua dell’invaso di circa 500 metri. In tale tratto, alla suggestione di concedersi una passeggiata dove di solito c’è un mondo sommerso si somma il fascino di addentrarsi in un ambiente particolarissimo, dove il contorno paesaggistico è caratterizzato da arbusti rossastri che affiorano da una crosta più o meno asciutta di fango. Per terra si notato infatti sia parti rinverdite, che altre piuttosto limose. Avvicinandosi all’acqua aumentano i punti di deposito della melma, mentre a livello olfattivo inizia a diventare percettibile un odore dalle venature salmastre.

Montedoglio, con il dislivello estivo acqua ritirata anche di 500 metri - Montedoglio, Ambiente | TTV.it
La vecchia strada che un tempo attraversava la piana della Madonnuccia.

Non solo per le caratteristiche fin qui descritte, ma anche e soprattutto per l’ampiezza interessata da questo fenomeno, risulta piuttosto evidente che in vista di un’eventuale fruizione turistica sarà doveroso effettuare una serie di valutazioni per capire dove e come intervenire per garantire un accesso ottimale alla risorsa lacustre. Ora che la diga ha completato il suo iter di collaudo, non è infatti fuori luogo pensare ad uno sviluppo di Montedoglio anche in tal senso, con punti che potrebbero potenzialmente prestarsi alla balneazione o comunque a ospitare un minimo di attrezzature turistiche. I limiti più grossi che potrebbero ostacolare questa prospettiva sono proprio legati alle eccessive distanze che, persino nel giro di pochissimi giorni, andrebbero a generarsi tra le possibili “spiagge” attrezzate e l’effettivo punto di approdo all’acqua. Sarebbe inoltre necessario pulire costantemente quelle parti di suolo rimaste a secco (le stesse dove potrebbero incagliarsi natanti e ipotetiche piattaforme galleggianti), attendendo prima che il limo sia completamente asciutto per poi rimuovere la melma. Anche in acqua, tra l’altro, a causa delle ridotte profondità, le stesse sostanze melmose potrebbero ridurre concretamente le possibilità di balneazione. Nelle zone più retrostanti si dovrebbe invece provvedere a tagliare l’erba e gli arbusti che potrebbero ostacolare gli accessi al lago.

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Vegetazione che emerge dall’acqua.
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Limo e fango con orme di ungulati.

In ragione di queste considerazioni, è evidente che per una fruizione turistica di Montedoglio si dovrà verosimilmente puntare su altri approdi dotati di maggiori pendenze. In tal modo le distanze tra le possibili parti attrezzate e l’acqua potranno rimanere piuttosto contenute, agevolando le relative attività di gestione e manutenzione degli spazi individuati. Da questo punto di vista una condizione morfologica come quella in cui si trova il “Circolo del remo e della vela” potrebbe risultare particolarmente adeguata. Non è in effetti un caso se l’unico spazio che al momento consente, tramite l’iscrizione all’omonima associazione, di fruire del lago attraverso canoe, pedalò e sup, si trovi proprio su quel punto. Ovviamente anche qui le oscillazioni dei livelli dell’acqua si fanno sentire, solo che persino nel peggiore dei casi, grazie alle maggiori pendenze, la distanza da percorrere per raggiungere l’acqua rimane decisamente più contenuta, come dimostra il fatto che tra l’inizio della bella stagione e oggi la stessa non ha superato i 35 metri.

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Sostanze melmose in prossimità della riva.

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