Scontro senza vittime martedì sera ad Anghiari. Nel piccolo comune è avvenuta una colluttazione tra tre individui, i quali sono stati fermati dall’intervento della volante dei Carabinieri di Caprese Michelangelo.
Ad Anghiari, borgo solitamente lontano dalle cronache di violenza, sono bastati pochi minuti per far degenerare una discussione in rissa. Urla, spintoni, un coltello estratto nel mezzo della colluttazione e la paura tra clienti e passanti. È il quadro ricostruito dopo la rissa avvenuta martedì sera verso le 23 davanti a un bar del paese, episodio che ha portato il Questore di Arezzo a disporre la chiusura temporanea del locale per sette giorni.
Il provvedimento è scattato dopo l’intervento dei Carabinieri della stazione di Caprese Michelangelo, chiamati a fermare lo scontro tra tre uomini, tutti poi denunciati. Secondo quanto emerso, uno dei coinvolti risiede proprio ad Anghiari. I tre denunciati sarebbero tutti di origine est europea.
La Questura, nella nota diffusa nelle ultime ore, parla di “più persone con volontà reciproca di attentare all’altrui incolumità”, una definizione che restituisce la gravità dell’episodio e che ha spinto il Questore ad applicare la sospensione della SCIA (acronimo che sta per Segnalazione certificata di inizio attività) per la somministrazione di alimenti e bevande dell’esercizio pubblico davanti al quale si è consumata la rissa.
Secondo la ricostruzione, la tensione sarebbe nata poco prima in un’altra zona del centro storico e si sarebbe poi trascinata fino all’ingresso del locale. Nessuno è rimasto ferito, ma la scena ha provocato forte apprensione tra dipendenti e clienti.
Il titolare del locale, che al momento dei fatti non era in servizio e non si trovava sul posto, respinge con decisione qualsiasi addebito: “La lite si è svolta all’esterno”, spiega, sottolineando come né lui né i suoi collaboratori abbiano avuto alcun ruolo nell’accaduto. “Sto visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza per fornire delle prove. La chiusura del locale ci danneggia e non ne siamo responsabili”. Una presa di distanza netta, maturata anche alla luce del provvedimento amministrativo che impone ora una settimana di chiusura forzata all’attività, contro cui si ipotizza un ricorso.
Dal punto di vista giuridico, la misura adottata dalla Questura rientra nei poteri previsti dall’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. La norma consente al Questore locale di sospendere temporaneamente l’attività di un pubblico esercizio quando il locale venga ritenuto teatro di episodi pericolosi per l’ordine pubblico o abituale ritrovo di soggetti considerati problematici.
Si tratta di un provvedimento preventivo: non implica automaticamente responsabilità penali, civili o amministrative del titolare, ma punta a interrompere situazioni ritenute potenzialmente destabilizzanti e reiterabili per la sicurezza del territorio.
Nella nota ufficiale, la Questura di Arezzo chiarisce infatti che l’obiettivo è “produrre un effetto dissuasivo sui soggetti ritenuti pericolosi”, privandoli di un abituale luogo di aggregazione e tutelando la “pacifica convivenza sociale”.
Sul fronte penale, per i tre denunciati potrebbero ora aprirsi conseguenze rilevanti. Gli investigatori dovranno chiarire le responsabilità individuali e verificare la posizione di ciascuno dei partecipanti alla colluttazione. In base agli elementi raccolti, potrebbero configurarsi ipotesi di reato che vanno dalla rissa aggravata fino al porto abusivo di arma da taglio.
La presenza del coltello rappresenta infatti un elemento destinato a pesare nella valutazione della Procura. In caso di aggravanti riconosciute, le pene previste possono comportare condanne detentive, oltre a eventuali misure di prevenzione personali.
La chiusura temporanea del locale rappresenta un segnale preciso delle istituzioni, deciso a prevenire nuovi episodi e a rassicurare una comunità scossa da una vicenda che, pur senza feriti, danneggia l’immagine di un Comune pacifico e tranquillo, dove cittadini ed esercenti devono poter vivere in sicurezza.





