Strage della Caserma di Anghiari, le prove definitive: furono i tedeschi

82 anni dopo, documenti rintracciati in Russia dimostrano la responsabilità dell’80° Battaglione Pionieri

«Una J-Feder ad Anghiari si attiverà il 18.8.1944 verso le ore 10.30». In un documento segreto dell’80º Battaglione Pionieri della Wehrmacht, datato 13 agosto 1944, è scritta nero su bianco la parola fine sulle speculazioni che, soprattutto in tempi relativamente recenti, hanno cercato di riscrivere la storia della strage della Caserma di Anghiari.

Le truppe germaniche si ritirarono dal borgo valtiberino tra il 28 e il 29 luglio. Tre settimane dopo, però, la libertà appena riconquistata dagli anghiaresi fu funestata dall’esplosione della caserma dei Carabinieri: il bilancio fu di 15 morti e numerosi feriti. Accanto all’identificazione dell’episodio come strage nazista, con il tempo cominciò a diffondersi l’ipotesi della “mano non tedesca” dietro l’esplosione: ad alimentarla fu la convinzione, da parte dei sostenitori di tale versione, che all’epoca non esistessero strumenti in grado di programmare un’esplosione con così tanto anticipo.

Si devono a due ricercatori di storia locale, Mirco Draghi e Lorenzo Campus, gli studi che hanno permesso di ripristinare la verità storica. Già nel 2020 (ne parlammo diffusamente su TeverePost) Draghi dimostrò l’esistenza e il ripetuto utilizzo in Italia da parte dei tedeschi, proprio in aree che venivano abbandonate ai nemici, della spoletta a orologeria J-Feder 504, un innesco che permetteva di impostare la detonazione di grosse cariche di esplosivo anche in tempi molto lunghi. Il numero non era casuale, ma indicava la durata massima della regolazione: 504 ore, cioè 21 giorni.

Questo tuttavia non dimostrava ancora al cento per cento che una J-Feder fosse stata effettivamente usata ad Anghiari. A darne la certezza sono ora nuovi documenti rintracciati da Campus, esperto di storia militare, e dallo stesso Draghi fra le carte dell’Archivio centrale del Ministero della Difesa della Federazione Russa, digitalizzate e rese accessibili negli anni scorsi da un progetto scientifico russo-tedesco.

Fra gli allegati al diario di guerra dell’80º Battaglione Pionieri vi è la bozza di una comunicazione segreta del Reparto Operazioni (Ia) datata 13 agosto 1944 e indirizzata al 96º Reggimento Artiglieria. La nota, intitolata «Installazione di J-Feder», dà conto della collocazione di quattro dispositivi, uno a Case Basse di Citerna, uno nei pressi di Fighille, uno ad Anghiari e uno a Villa Sterpeto, con l’indicazione della data e dell’ora in cui il congegno farà esplodere la carica. Per Anghiari è riportato il 18 agosto alle 10.30: esattamente il momento della strage della Caserma. La J-Feder di Citerna, che sarebbe dovuta scattare il 15 agosto alle 21, fu disinnescata dagli inglesi il giorno 11, mentre quella di Villa Sterpeto, programmata per la mezzanotte fra il 15 e il 16 agosto, provocò un’esplosione che non fece vittime («Pare che un ufficiale tedesco, prima di partire, avesse lasciato intendere qualche cosa a una delle donne di casa. Altrimenti sarebbe stata una carneficina», scrive Giuseppe Bartolomei nel libro del 1994 I sentieri della guerra).

Dell’uso dell’innesco a tempo lungo a Villa Sterpeto il diario dell’80º Pionieri parla anche nella pagina del 29 luglio: «La 2ª Compagnia – vi si legge – imposta la J-Feder, installata presso l’ex posto di comando della Divisione ad Anghiari, a quota 465. L’attivazione è programmata per il 15.8.1944». Quota 465, come conferma lo storico Alvaro Tacchini sulla base di verifiche su carte britanniche e tedesche, corrisponde proprio a Villa Sterpeto.

Dettaglio di una carta britannica che mostra Villa Sterpeto a quota 465 e Anghiari a quota 429
Dettaglio di una carta britannica che mostra Villa Sterpeto a quota 465 e Anghiari a quota 429.

I documenti conservati in Russia, che identificano inequivocabilmente la responsabilità del Pionier Bataillon 80, il battaglione dei genieri della 44ª Divisione Granatieri del Reich “Hoch- und Deutschmeister”, permettono, almeno in modo indiretto, di associare alla strage della Caserma alcuni nomi, a partire da quello del comandante del battaglione, il maggiore Neumann. Sono noti, inoltre, i comandanti delle tre compagnie dell’80º: il tenente Oskar Oberberg per la 1ª, il capitano Kitzmüller per la 2ª (quella che piazzò l’ordigno a Villa Sterpeto) e il tenente Herbert Boestel per la 3ª. “Naturalmente non avranno materialmente messo loro l’esplosivo – fanno notare Campus e Draghi – ma erano comunque coloro che davano le direttive. Peraltro – aggiungono i ricercatori – proprio grazie all’Archivio russo è stato possibile individuare il Battaglione Pionieri come autore, con modalità diverse, di altre stragi in precedenza attribuite genericamente alle SS, come quella di Capistrello (L’Aquila), che fece 33 vittime, e quella di Sassoleone (Bologna), in cui morirono 23 persone”.

L’edifico della caserma in una cartolina viaggiata nel 1913 (collezione M. Draghi). Alla sua sinistra si vede Palazzo Bartolomei, dove secondo le testimonianze fu collocato l’ordigno.
L’edifico della caserma in una cartolina viaggiata nel 1913 (collezione M. Draghi). Alla sua sinistra si vede Palazzo Bartolomei, dove fu collocato l’ordigno.
Un’inquadratura odierna mostra l’assenza della caserma, mentre a fianco sorgono Palazzo Bartolomei (ridotto da nove a sei file di finestre) e un nuovo edificio.
Un’inquadratura odierna mostra l’assenza della caserma, mentre a fianco sorgono Palazzo Bartolomei (ridotto da nove a sei file di finestre) e un nuovo edificio.

Se la questione della “mano tedesca” è definita, la vicenda della strage della Caserma di Anghiari conserva ancora interrogativi aperti. Per esempio, ci si chiede se la tragedia – costata la vita a tre militari, quattro fermati, la donna delle pulizie e altre sette persone che si trovavano nell’edificio adiacente, compresi una bambina di nove anni e altri due minori – si sarebbe potuta evitare. Un breve rapporto del Comandante generale dei Carabinieri Reali Taddeo Orlando, citato da Daniele Finzi (Una tragedia dimenticata, 2010), riferisce infatti che già “il 29 luglio era stata individuata la mina” e che i Carabinieri avevano “informato il comando inglese della Field Security Service che avrebbe provveduto a inviare personale specializzato per rendere innocuo l’ordigno”. Anche nel processo verbale tenuto presso l’ospedale militare di Firenze per stabilire le cause del decesso del maresciallo Adamo Capulzini, morto nell’esplosione, si legge che l’ufficiale, “venuto a conoscenza dell’esistenza di tale ordigno, aveva adempiuto a tutti gli incombenti inerenti alla denunzia e alla richiesta dell’intervento tecnico per l’inattivazione dello stesso ordigno e che quindi è da escludersi a suo riguardo manchevolezze”.

Il rischio sarebbe stato dunque conosciuto, ma il dispositivo non fu disinnescato. “Certo quel tipo di ordigno non era così facile da individuare – ammettono Campus e Draghi – considerato che il volume occupato dal TNT era relativamente ridotto, che la stessa J-Feder era di soli 20 centimetri e che il tutto di solito veniva occultato con cura”. Nel caso di Anghiari, secondo le testimonianze raccolte da Finzi, la carica fu collocata all’interno di una cisterna vuota di Palazzo Bartolomei, nella cantina adiacente alla caserma.

Pagina del diario di guerra dell’80º Battaglione Pionieri relativa al 29 luglio 1944. Il testo registra la regolazione, da parte della 2ª Compagnia, della J-Feder installata presso l’ex posto di comando della Divisione a quota 465, identificabile con Villa Sterpeto (dettaglio di CAMO, 500/12483/23, p. 59).
Pagina del diario di guerra dell’80º Battaglione Pionieri relativa al 29 luglio 1944. Il testo registra la regolazione, da parte della 2ª Compagnia, della J-Feder installata presso l’ex posto di comando della Divisione a quota 465, identificabile con Villa Sterpeto (CAMO, 500/12483/23, p. 59).

Tornando al diario dell’80º Pionieri del 29 luglio, accanto al riferimento alla J-Feder di Villa Sterpeto ci sono altri dettagli sull’attività del battaglione, impegnato nella “realizzazione di sbarramenti davanti alla linea Anghiari – S.T.Tiber” e a Caprese Michelangelo, nella distruzione “della linea ad alta tensione da Montedoglio a Castelnuovo”, nel trasporto di legname da Valsavignone a un deposito di Verghereto e nell’“ampliamento delle strade e delle vie di accesso per le posizioni di artiglieria nell’area a nord di Verghereto-Balze”. Sempre alle Balze – riferisce il diario – si è recato lo stesso giorno “il sottufficiale Gerstmayr” per prendere “in consegna dall’Organizzazione Todt 200 civili italiani”, che tuttavia appaiono carenti di attrezzature, con la Todt che “mette a disposizione, per quanto possibile, pale e picconi”.

La lapide nel luogo dove sorgeva la caserma
La lapide nel luogo dove sorgeva la caserma.
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