Sono trascorsi 82 anni dalla sua distruzione e ancora oggi la Torre di Berta è rimasta un simbolo di grande valenza identitaria per Sansepolcro. Edificata alla fine del XII secolo, con i suoi 38 metri di altezza ha per secoli segnato lo skyline cittadino, proiettando la sua ombra in quella porzione di tessuto urbano in cui il cardo e il decumano si incrociano. Proprio per la sua centralità, oltre che per la funzione di controllo che esercitava, la Torre di Berta è stata l’unica a mantenere una verticalità anche in seguito agli interventi di scapitozzatura che, dopo i terremoti del 1781 e 1789, portarono per motivi di sicurezza a ridurre l’altezza di tutte le altre.
Nel 1619 la sua facciata settentrionale si corredò dell’orologio che precedentemente si trovava nella torre del Palazzo della Residenza (dove è oggi il Museo Civico). Come si può vedere da una carta del Catasto Generale della Toscana che raffigura il centro storico di Sansepolcro così come doveva apparire a metà degli anni ‘20 dell’Ottocento, fino al 1868 la parte inferiore della Torre di Berta era inglobata in un complesso di stabili che occupavano buona parte dell’attuale piazza. Tali edifici erano praticamente la continuazione dell’isolato che ancora oggi si trova tra via della Fraternita e via dei Servi e, di fatto, andavano a dividere lo spazio circostante in due piccole piazze: quella della Fonte (a nord) e quella delle Erbe (a sud-est).

Da un punto di vista strutturale le abitazioni che si addossavano alla Torre contribuivano a conferirle stabilità; dopo la loro demolizione l’intera area cambiò volto e questa rimase isolata pressoché al centro di quella che divenne un’unica grande piazza (intitolata, peraltro, a Vittorio Emanuele). Fu proprio questo il periodo in cui iniziò a prendere piede l’idea di abbattere quell’unico edificio che, con la sua altezza, poteva in alcuni casi diventare pericoloso: non soltanto, infatti, in caso di sisma, ma anche in occasione di forti venti o di piccoli cedimenti, dalla torre sarebbero potute cadere pietre anche di grande dimensioni. Questo perlomeno è quanto si legge nella mozione che il consigliere Livio Galardi presentò durante un’“adunanza straordinaria” del Consiglio comunale di Sansepolcro che si tenne il 28 agosto del 1890. Di seguito si riporta il testo della stessa.
Mozione Galardi sulla demolizione della Torre in Piazza Vittorio Emanuele
Il Sig. Galardi prendendo motivo dai lavori di conduttura dei quali il Consiglio ch’è ora occupato e che come conseguenza di quelli dovrà forse costruirsi qualche altra pubblica fontana, raccomanda che questa sorga possibilmente nella Piazza Vittorio Emanuele, e precisamente ove attualmente è la Torre di Berta, con chiedendone la sua demolizione. Tale determinazione sarebbe altresì giustificata da motivi di sicurezza pubblica e di pubblica moralità, sia perché la medesima in tempi di venti lancia nella sottostante Piazza, sempre popolata, pietre grossissime, come è anche avvenuto in questi ultimi giorni, sia per la destinazione attuale a pubblico orinatoio a cui affatto non si presta. Soggiunge che qualora si volesse anche meglio profittare di quella Piazza si potrebbe invece della fontana, innalzarvi il Monumento all’immortale Concittadino Pier Della Francesca alla cui effettuazione alacremente sta occupandosi la cittadinanza che sente doverosa questa manifestazione.
Al Sig. Galardi si associa la maggioranza dei Consiglieri ed anzi il Sig. Marini troverebbe utile un primo passo verso gli aventi interesse officiandoli per la loro acquiescenza al voto d’oggi del Consiglio Comunale.
Ciò posto la raccomandazione e proposta del Signor Galardi è presa in considerazione. Del che è stato redatto il presente verbale ecc.

Leggendo la mozione si evince che la questione della sicurezza doveva essere particolarmente sentita, dato che nel testo si fa esplicito riferimento a una recente caduta di pietre di notevoli dimensioni. Oltre a ciò, dal documento presentato da consigliere Galardi si apprende che la Torre era anche causa di problemi di igiene e moralità, dato che la stessa a quel tempo era diventata, nei suoi quattro lati, un “pubblico orinatoio”. In considerazione di tutto ciò, l’idea di fondo del proponente era dunque quella di demolire la Torre e di realizzare al suo posto una fontana pubblica (visto che già erano in corso dei lavori di “conduttura”) o il monumento a Piero della Francesca che poi, invece, nel 1892 fu collocato al Giardino di Piero.
Nonostante l’approvazione unanime, quanto proposto dalla mozione non andò in porto e, tra il 1935 il 1936, la Torre di Berta fu interessata da un importante intervento di restauro. Quello che poi successe nel decennio successivo, in particolare all’alba del 31 luglio 1944, è risaputo e rappresenta ancora oggi una ferita per i cittadini di Sansepolcro. Non a caso anche quest’anno, in occasione di tale ricorrenza, sono state previste iniziative che, a partire dalla consueta cerimonia organizzata dall’amministrazione comunale e dal Gruppo Campanari, ricorderanno una testimonianza storica e architettonica che, pur essendo stata cancellata nella sua fisicità, continua a svolgere una funzione di indubbia rilevanza culturale.




