Quella appena trascorsa è stata la prima estate che ha visto l’invaso di Montedoglio operare nel pieno delle sue funzionalità, ovvero con un livello di disponibilità idrica ottimale. Dopo le operazioni di collaudo svoltesi nello scorso mese di marzo, il 15 maggio – ovvero quando ha formalmente preso il via la stagione irrigua – il livello dell’acqua si collocava a 391,8 metri s.l.m. Oggi, a quattro mesi di distanza, lo stesso è di 387,5 metri, pertanto ciò significa che in questo lasso di tempo c’è stata una diminuzione di circa 4,3 metri, quindi un po’ meno rispetto allo scorso anno, quando nello stesso periodo si passò da 390,5 a 384,8 metri.
Durante l’estate 2025 Montedoglio ha pertanto subito una riduzione dei volumi di acqua certamente significativa ma, tutto sommato, piuttosto contenuta. Se si considera che l’invaso è nato per garantire, sopratutto durante i mesi più siccitosi, gli adeguati approvvigionamenti idrici a un territorio alquanto ampio che comprende tutta l’Alta Valle del Tevere e una parte significativa della Val di Chiana, è evidente che certe oscillazioni sono intrinsecamente previste dal suo essere un lago artificiale ad uso principalmente irriguo. A tutto questo si è poi sommato anche un utilizzo idropotabile, quindi il fatto che annualmente i livelli dell’acqua subiscano variazioni rappresenta la riprova che l’impianto sta bene assolvendo alle funzioni per cui è stato progettato.
A dire il vero, rifacendosi a questa considerazione, c’è anche da dire che in linea di principio negli anni futuri i consumi estivi potrebbero essere maggiori, se si considera che nel 2025, un po’ come avvenuto nel 2024, i mesi di luglio e agosto non sono stati particolarmente siccitosi. Proprio il perdurare di un clima incerto, con piogge che talvolta sono state anche abbondanti, ha fatto sì che in primo luogo il bilancio idrico del lago abbia potuto beneficiare di un non trascurabile apporto naturale. Oltre a ciò, le periodiche precipitazioni hanno altresì contribuito a tenere bassi i consumi di acqua da impiegare in agricoltura: per uso irriguo in quattro mesi sono stati utilizzati circa 9 milioni di mc, ovvero un quantitativo piuttosto contenuto se si considera che in alcune stagioni particolarmente torride, in tutta l’Alta Valle del Tevere sono stati impiegati volumi di risorsa che in certi casi, come nel 2021, hanno toccato anche i 20 milioni di mc.
In altre parole, l’idea che anche negli anni a venire i dislivelli dell’invaso siano quantificabili nell’ordine di 4/5 metri potrebbe, probabilmente, risultare alquanto ottimistica. Tale considerazione può certamente assumere una certa rilevanza in termini di valorizzazione turistica del lago artificiale, visto che oscillazioni piuttosto marcate produrrebbero grandi variazioni sui livelli delle sponde, frenandone così la relativa fruizione. Dopo che la diga di Montedoglio ha completato l’iter di collaudo (la sottoscrizione del relativo certificato dovrebbe avvenire nelle prossime settimane), si può finalmente iniziare a riflettere su come implementare la futura vocazione turistica del bacino lacustre valtiberino. Per svolgere questo lavoro sarà, però, necessario raccogliere altri dati affinché, nel corso dei prossimi anni, si possa giungere alla definizione di un intervallo medio di quote entro il quale tenderà a collocarsi la superficie dell’acqua.
In definitiva, per l’anno in corso l’estate ha avuto un impatto ridotto su Montedoglio e al momento l’invaso custodisce ancora un’ingente quantità di risorsa idrica. Proprio a partire da questa constatazione e dal fatto che i prossimi giorni saranno asciutti e soleggiati, la chiusura della stagione irrigua è stata temporaneamente prorogata fino a che ci sarà un’effettiva richiesta di acqua da parte delle imprese agricole dell’Alta Valle del Tevere.





