A meno di un anno dall’entrata in esercizio, Montedoglio si trova già di fronte a una prova piuttosto complessa (almeno apparentemente): affrontare una delle estati più calde e siccitose di sempre. In queste condizioni la richiesta di acqua per uso irriguo non può, infatti, che aumentare. In considerazione del fatto che l’opera è stata progettata proprio per esercitare questa funzione, non si può certo dire che una dinamica di questo tipo debba necessariamente rappresentare un aspetto critico. È, però, doveroso ricordare che all’originaria funzione irrigua nel tempo se ne sono aggiunte altre, di conseguenza è abbastanza naturale che durante una prolungata condizione di stress idrico sorga l’esigenza di analizzare la situazione in corso.
Al momento la stagione irrigua non si è ancora conclusa, di conseguenza sarebbe prematuro stilare ora un bilancio. Quelle che però possono essere fatte sono alcune considerazioni che potrebbero fornire una sorta di proiezione futura rispetto al reale potenziale di Montedoglio. Ad esempio, quello che si sa è che ad oggi il livello idrometrico del lago valtiberino si colloca a 387,15 metri s.l.m. Ciò significa che rispetto all’inizio della stagione irrigua l’acqua si abbassata di circa 4 metri, con relativo arretramento delle rive lacustri. Per fornire un’idea sull’entità di tale abbassamento, è sufficiente ricordare che lo scorso anno, quando i mesi estivi furono caratterizzati da un clima decisamente più variabile, questa stessa quota venne toccata a metà settembre. Rimane quindi da capire quanto, durante quest’ultima parte d’estate, l’invaso sarà chiamato a compensare la possibile mancanza di apporti idrici naturali. Laddove le pendenze sono più contenute, il dislivello potrebbe infatti far arretrare l’acqua anche di diverse centinaia di metri, rendendo ancor più evidenti i limiti morfologici che già al momento possono essere considerati come degli ostacoli rispetto a una possibile fruizione turistica del lago artificiale. A questo riguardo si consideri che nella parte dell’invaso in cui si immette il torrente Tignana l’acqua si è già ritirata di quasi 400 metri, facendo – come di solito capita a settembre inoltrato – riemergere un lungo tratto della vecchia strada che attraversava la piana della Madonnuccia.

L’indicazione che, in questo senso, si può ricavare dal dato odierno non può allora che rafforzare una consapevolezza: se negli anni a venire si vorrà implementare la fruizione di Montedoglio la parte più indicata rimane quella che dalla Strada Provinciale 77 Tiberina digrada verso il lago. In altre parole la sponda pievana che si raggiunge agevolmente dal nuovo abitato della Madonnuccia, dove per appunto è già da anni presente il Circolo del Remo e della Vela. Come riferito dal Presidente di tale realtà associativa, Stefano Provincia, dislivelli come quelli rilevati in queste settimane non rappresentano un limite alla fruizione sportiva che il circolo garantisce.
Nel complesso Montedoglio sta dimostrando di saper fronteggiare anche periodi piuttosto complicati come quello attuale in cui la crisi idrica rappresenta un’emergenza di dimensione planetaria. Purtroppo non si può, invece, affermare lo stesso per il Trasimeno, ovvero per il lago che da fine febbraio è unito all’invaso valtiberino da una linea di adduzione che ogni secondo trasferisce 200 litri di acqua. Questo flusso che, in maniera continua, arriva nel bacino lacustre umbro appare al momento del tutto insufficiente a produrre un beneficio concreto, dato che il Trasimeno ha recentemente raggiunto il valore di -191 cm rispetto al suo zero idrometrico. Bisognerà quindi attendere l’entrata in funzione di un secondo impianto che, servendosi del Fosso Paganico, andrà ad accrescere l’apporto di Montedoglio da 200 a 1000 litri al secondo. Secondo l’Assessore della Regione Umbria Simona Meloni ciò dovrebbe avvenire entro fine anno, creando così le condizioni per contrastare un processo di prosciugamento che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza del lago umbro.





