Da questa mattina il lago Trasimeno riceve acqua dall’invaso di Montedoglio. L’immissione, avviata presso il potabilizzatore di Tuoro, segna l’entrata in funzione della condotta che collega il bacino valtiberino al lago umbro: una portata iniziale di circa 200 litri al secondo, destinata a operare in modo continuo nell’ambito dell’accordo tra Umbria e Toscana.
Un passaggio atteso da oltre vent’anni, diventato realtà dopo una lunga fase tecnica e istituzionale che ha coinvolto le due Regioni, la struttura commissariale per l’emergenza idrica, Arpa, l’Università degli Studi di Perugia e l’ente gestore della diga EAUT – Ente Acque Umbre Toscane.
Alla cerimonia di questa mattina erano presenti, tra gli altri, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’assessora con delega al Trasimeno Simona Meloni,
oltre ai sindaci del comprensorio lacustre e ai rappresentanti degli enti tecnici coinvolti.

Un passo storico, ma da consolidare
“Con una portata di circa 200 litri al secondo entra da oggi, nel sistema di alimentazione del lago Trasimeno, l’acqua proveniente da Montedoglio”, ha dichiarato la presidente Proietti. Per la governatrice si tratta di “un giorno storico, frutto di un lavoro corale, rigoroso e di scelte responsabili”.
Proietti ha voluto anche ringraziare i partner istituzionali: “Desidero ringraziare il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il Commissario Nicola Dell’Acqua per la collaborazione istituzionale e il lavoro svolto”.
L’immissione è avvenuta in modo graduale e controllato: “La tutela del lago si fonda su una gestione strutturale, basata su dati scientifici e monitoraggi costanti”, ha rimarcato la presidente, sottolineando che la scelta è orientata verso una gestione di lungo periodo e non a interventi episodici.
Non solo emergenza, ma risposta strutturale
“È il risultato di un percorso atteso da oltre vent’anni”, ha aggiunto l’assessora Meloni, ricordando che “oggi diamo concretezza a un impegno che riporta il lago al centro delle politiche regionali”. Un’affermazione che ritaglia la misura dell’intervento: non un semplice “tampone”, ma la ricerca di una risposta stabile e durevole alla crisi idrica che ha segnato il bacino negli ultimi anni.
“Non interveniamo per tamponare un’emergenza – ha precisato Meloni – ma per costruire una risposta strutturale alla crisi idrica”, ha spiegato, “tutelando l’ambiente, sostenendo le attività economiche legate al lago e restituendo prospettiva ai territori del Trasimeno”.
Il valore dell’accordo
Il flusso idrico è disciplinato dall’accordo di programma tra le Regioni Umbria e Toscana per l’utilizzo condiviso delle risorse idriche dell’invaso di Montedoglio. Ad accompagnarlo è un sistema di monitoraggio continuo della qualità delle acque e degli effetti sull’ecosistema lacustre, che dovrà fornire dati di riferimento per la gestione futura.
“Il risultato ottenuto oggi è l’esito di un lavoro complesso – ha detto ancora Proietti – fondato su verifiche scientifiche, accordi istituzionali solidi e una visione di lungo periodo, indispensabile per garantire equilibrio ambientale e prospettive future”.
Contesto favorevole ma sfide da affrontare
Le piogge degli ultimi mesi hanno riportato Montedoglio in prossimità della quota ottimale di esercizio, facilitando l’avvio dell’adduzione. In poco più di tre mesi il livello dell’invaso è salito di circa quattro metri, tornando attorno ai 391 metri sul livello del mare.
In questo contesto, destinare parte della risorsa al Trasimeno non comporta criticità immediate: ma la reale prova di efficacia arriverà sui mesi più secchi, quando i livelli idrici saranno più bassi e la diga dovrà continuare a garantire anche altre funzioni, come l’irrigazione e la regolazione delle piene.
Oltre l’adduzione
L’attivazione della condotta costituisce una svolta in termini di strumenti tecnici, ma non è nell’immediato una soluzione risolutiva alle oscillazioni storiche del bacino lacustre. Essa però si inserisce in un quadro più ampio di interventi – dai dragaggi alle darsene, dai monitoraggi ambientali alla governance del lago – che cercano di dare corpo a una strategia di gestione integrata delle risorse idriche in una Regione dove i cambiamenti climatici stanno impattando sempre più la disponibilità dell’acqua.





