Crisi Trasimeno, Melasecche incalza la Regione sul nodo Montedoglio

Il consigliere della Lega annuncia un’interrogazione e attacca la giunta umbra: al centro il livello del lago, le darsene e il cronoprogramma dell’adduzione dall’invaso tiberino

Il livello del lago Trasimeno continua a scendere e il confronto politico sulla gestione dell’emergenza idrica torna ad alzarsi di tono. In una fase già segnata dal caldo intenso e dall’avvicinarsi del periodo più delicato dell’estate, il consigliere regionale di opposizione Enrico Melasecche annuncia un’interrogazione e attacca la giunta regionale, chiamando direttamente in causa l’assessora Simona Meloni.

Il tema è quello delle misure da mettere in campo per affrontare la crisi del lago, ed uno dei passaggi centrali dell’affondo riguarda anche l’Alta Valle del Tevere e il collegamento tra Montedoglio e il Trasimeno, indicato da tempo come uno degli interventi strategici per sostenere l’equilibrio idrico del bacino lacustre.

Secondo Melasecche, la Regione avrebbe perso “l’appuntamento dello scorso autunno-inverno” per l’immissione degli 800 litri al secondo dalla diga e mancherebbe ancora un cronoprogramma chiaro sulle tappe necessarie ad arrivare alla piena attivazione dell’adduzione. Per il consigliere della Lega, già assessore alle Infrastrutture nella precedente giunta Tesei, il punto non è soltanto tecnico, ma politico: senza tempi certi, sostiene, il rischio è che il Trasimeno affronti un’altra stagione critica senza poter contare sulla risorsa proveniente dall’invaso tiberino.

“Da qui all’autunno 2026 non c’è un giorno da perdere”, afferma Melasecche, secondo cui il lago si trova già in una situazione preoccupante, con valori inferiori rispetto allo scorso anno e il rischio di un ulteriore peggioramento a fine estate. Il consigliere parla di una possibile discesa fino a livelli molto critici e chiede alla giunta “risposte precise, date certe e impegni verificabili”.

L’attacco arriva a pochi giorni da due passaggi istituzionali significativi. L’11 giugno, alla diga di Montedoglio, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’assessora Meloni avevano partecipato alla cerimonia per l’entrata in esercizio ordinario dell’invaso, insieme al presidente della Toscana Eugenio Giani e ai vertici di EAUT. In quell’occasione era stato ribadito il valore strategico dell’invaso per Toscana e Umbria, anche in relazione al sistema di adduzione verso il Trasimeno.

Pochi giorni dopo, il 16 giugno, il tema è stato al centro anche dell’incontro istituzionale di Passignano sul Trasimeno, alla presenza di Proietti e Meloni, del capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile e commissario straordinario per la siccità Fabio Ciciliano, del presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno Giulio Cherubini e dei sindaci dell’area lacustre.

Nella nota diffusa dalla Regione dopo l’incontro, Proietti aveva parlato della necessità di garantire “risposte concrete alle emergenze” e allo stesso tempo “soluzioni durature”, definendo il Trasimeno “un patrimonio identitario per tutta l’Umbria”. Meloni aveva invece richiamato l’esigenza di un “approccio integrato” capace di considerare il lago come un sistema complesso, dove ambiente, economia e comunità sono strettamente connessi.

Sempre secondo la Regione, Ciciliano avrebbe garantito il supporto della struttura commissariale per ricondurre gli interventi necessari sulle sponde e sui fondali nell’ambito dell’ordinaria manutenzione, facendo riferimento anche agli accordi con la Toscana per l’acqua proveniente da Montedoglio. L’incontro si era concluso con una visita all’adduttore di Tuoro, dove viene immessa nel lago l’acqua proveniente dall’invaso tiberino.

È proprio su questo punto che Melasecche concentra una delle sue accuse principali. Il consigliere chiede che vengano chiariti tempi, risorse e opere ancora necessarie, citando in particolare la realizzazione del filtro e la possibilità di consentire il deflusso dell’acqua da ottobre 2026 ad aprile 2027. “Ad oggi non sono certe né le risorse stanziate né le tempistiche di realizzazione delle opere”, sostiene l’esponente di opposizione.

Nel mirino finiscono anche altri fronti aperti sul Trasimeno. Melasecche richiama la situazione delle darsene, l’interramento e l’accumulo di sedimenti, le difficoltà per la navigazione, i collegamenti con l’Isola Polvese, le ricadute su pescatori, operatori turistici, attività economiche e cittadini. Il consigliere cita inoltre i lavori sulle darsene di San Feliciano e Sant’Arcangelo, che a suo dire non sarebbero ancora partiti nonostante le date precedentemente indicate dall’Unione dei Comuni del Trasimeno.

Un altro tema sollevato riguarda il Fosso del Maranzano, intervento che secondo Melasecche viene richiamato spesso dalla maggioranza ma che, nella sua lettura, rappresenterebbe solo una parte marginale del problema rispetto alla questione principale dell’apporto idrico. Il consigliere chiede inoltre chiarezza sui costi legati all’acqua proveniente dalla Toscana e sulle condizioni dell’utilizzo della risorsa di Montedoglio. “Il Trasimeno non ha bisogno di slogan né propaganda, ma di opere, risorse e programmazione”, afferma Melasecche, chiedendo alla giunta regionale di rispondere ai “troppi interrogativi in sospeso” già prima della discussione dell’atto in aula.

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