Verso la nuova FCU: “La sfida sarà riportare i passeggeri a bordo”

Intervista all’ex dirigente regionale Diego Zurli: dai lavoro in corso al futuro del servizio, passando per Arezzo e la partita Medioetruria

approfondimento a cura di Alessio Metozzi; riprese e montaggio di Emanuele Cecci

La Ferrovia Centrale Umbra sta cambiando volto. Nuove infrastrutture e nuove tecnologie, messe in campo da Rete Ferroviaria Italiana, stanno accompagnando un processo di ammodernamento destinato a proseguire nei prossimi mesi e a interessare progressivamente anche il collegamento a nord di Città di Castello.

Ma insieme ai lavori sulla linea si apre già la partita successiva. Le sfide dell’immediato futuro riguarderanno la messa in esercizio dell’infrastruttura e soprattutto l’organizzazione di servizi capaci di rendere nuovamente competitivo il treno negli spostamenti quotidiani: tempi di percorrenza, frequenza delle corse, collegamenti con Perugia, integrazione con gli altri sistemi di mobilità e capacità di riportare passeggeri sulla ferrovia.

Di questi temi, ma anche delle prospettive verso Arezzo e della partita per la futura stazione Alta Velocità Medioetruria, abbiamo parlato con Diego Zurli nel nuovo approfondimento video di Binario Unico, il dossier di TTV dedicato alla mobilità ferroviaria tra Umbria e Toscana.

Architetto, per anni dirigente della Regione Umbria, Zurli è stato coordinatore dell’ambito Territorio, infrastrutture e mobilità. Un osservatorio privilegiato sulla storia recente della FCU: proprio negli anni in cui ricopriva questi incarichi maturarono la sospensione dell’esercizio commerciale, l’avvio del percorso di adeguamento della linea e il passaggio della gestione dell’infrastruttura a Rete Ferroviaria Italiana.

Lo abbiamo incontrato alla stazione di Umbertide, uno dei luoghi simbolo della storia ferroviaria dell’Alta Umbria. Qui si incontravano la Ferrovia Centrale Umbra e la Ferrovia dell’Appennino Centrale, la linea che collegava Arezzo a Fossato di Vico, e ancora oggi la presenza dei due fabbricati di stazione conserva le tracce di quella storia. Un nodo che nel tempo ha ospitato anche importanti attività di manutenzione ferroviaria e che, pur avendo progressivamente cambiato funzione, rimane uno dei luoghi più rappresentativi della mobilità su ferro nel territorio.

Dal 2017 a una ferrovia profondamente rinnovata

Zurli parte dalla sospensione del servizio commerciale del 2017, che inserisce nel processo di innalzamento degli standard di sicurezza richiesti alle ferrovie regionali dopo l’incidente ferroviario avvenuto in Puglia nel 2016. Per adeguare la FCU ai nuovi standard erano necessari investimenti consistenti. Da qui il percorso che avrebbe portato la rete sotto la gestione di RFI e aperto la strada alle successive risorse destinate all’ammodernamento. “Fondamentalmente questa è una ferrovia che oggi risponde agli standard più moderni e più attuali”, sostiene Zurli.

Armamento, alimentazione elettrica, sottostazioni, sistemi di sicurezza e tecnologie per la gestione della circolazione sono alcuni degli ambiti interessati dagli interventi. Un processo che ha riguardato gran parte della rete e che interessa ora anche il collegamento a nord di Città di Castello. Ma per Zurli proprio la quantità di risorse investite rende necessario spostare l’attenzione su ciò che accadrà una volta completati i lavori. “La sfida vera oggi sarà riportare i passeggeri a bordo”.

Corse veloci e servizio metropolitano

Il punto, quindi, non è soltanto avere una ferrovia rinnovata, ma decidere quale servizio farvi circolare. Zurli immagina un modello articolato su due livelli. Negli orari di punta, corse più veloci e con un numero ridotto di fermate, rivolte soprattutto a studenti e lavoratori. Nelle ore di minore domanda, invece, un servizio a maggiore frequenza e con caratteristiche più vicine a quelle di una mobilità metropolitana, anche attraverso materiale rotabile adeguato al numero effettivo di passeggeri.

La competitività con l’automobile dipenderà in larga parte dai tempi di percorrenza. Secondo Zurli, con una FCU ammodernata il collegamento dell’Alta Valle del Tevere con Perugia potrebbe diventare particolarmente interessante, soprattutto considerando le difficoltà che interessano nelle ore di punta il nodo stradale di Ponte San Giovanni. “Gli investimenti che sono stati fatti adesso devono essere messi a frutto immaginando un programma di esercizio adeguato alle esigenze di mobilità del territorio”, sottolinea.

Le stazioni come nodi di una mobilità diversa

Un altro passaggio dell’intervista riguarda l’intermodalità. Per Zurli le stazioni possono assumere una funzione diversa rispetto al passato, diventando punti nei quali far convergere più sistemi di trasporto. L’esempio riguarda anche Sansepolcro: scendere dal treno e trovare biciclette elettriche, servizi condivisi o altri mezzi con cui raggiungere la destinazione finale, possibilmente all’interno di un sistema integrato anche dal punto di vista digitale e tariffario.

A questo si affianca il concetto di interoperabilità ferroviaria. L’adeguamento della FCU agli standard della rete nazionale e la gestione da parte di RFI possono infatti aprire possibilità differenti rispetto alla separazione che storicamente caratterizzava la linea regionale e la rete nazionale.

Lo sfondamento verso Arezzo: “Possibilità prossime allo zero”

Il ragionamento porta inevitabilmente verso nord e a uno dei temi che accompagnano da decenni il dibattito ferroviario nell’Alta Valle del Tevere: un nuovo collegamento tra Sansepolcro e Arezzo. Zurli ritiene che la mancata ricostruzione, nel dopoguerra, di un collegamento ferroviario verso Arezzo abbia contribuito a lasciare incompleta la rete. Ma la valutazione sulle possibilità attuali di realizzare una nuova infrastruttura è decisamente più prudente.

Alla domanda su quante possibilità ci siano oggi di vedere realizzato lo “sfondamento”, la risposta è netta: “Io penso molto prossime allo zero”. Il problema, secondo Zurli, è soprattutto il rapporto tra costi, domanda potenziale e priorità complessive del sistema ferroviario nazionale. Ciò non significa, precisa, che politica e società civile non debbano continuare a porre la questione, ma che la realizzazione di una nuova ferrovia fino ad Arezzo appare oggi, nella sua valutazione, difficilmente sostenibile.

Umbertide, un nodo che ha cambiato funzione

Il luogo scelto per l’intervista consente anche di ripercorrere una parte della storia ferroviaria del territorio. Umbertide era il punto d’incontro tra due ferrovie: la Centrale Umbra e l’Appennino Centrale. La dismissione di quest’ultima ne ridimensionò progressivamente la funzione di nodo, mentre le officine ferroviarie continuarono a rappresentare per decenni un elemento importante della presenza della ferrovia in città.

Anche questa funzione è successivamente cambiata con la riorganizzazione delle attività di manutenzione. Zurli ricorda l’impatto che la scelta ha avuto su Umbertide, sottolineando allo stesso tempo la ricollocazione del personale interessato. La stazione resta così uno dei luoghi nei quali è possibile leggere contemporaneamente la storia della ferrovia altotiberina e le trasformazioni che hanno interessato il sistema negli ultimi decenni.

Medioetruria: “L’Altotevere dovrebbe far sentire di più la propria voce”

L’ultima parte dell’intervista sposta lo sguardo su una delle principali questioni infrastrutturali aperte tra Umbria e Toscana: la futura stazione dell’Alta Velocità Medioetruria. Su questo punto Zurli esprime una posizione precisa. Pur ricordando che lo studio realizzato da RFI ha individuato nella zona di Creti la soluzione preferibile, ritiene che Rigutino presenti caratteristiche particolarmente interessanti per l’Alta Valle del Tevere.

La vicinanza a Sansepolcro e i collegamenti con Città di Castello e Umbertide sono alcuni degli elementi indicati nell’intervista. A questi Zurli aggiunge la possibilità di collegare la futura stazione alla linea Foligno-Terontola, creando quindi un accesso all’Alta Velocità anche attraverso il ferro. “L’Altotevere forse dovrebbe far sentire un po’ più la sua voce”, afferma.

Il confronto sulla localizzazione di Medioetruria resta aperto e Zurli non nasconde una preoccupazione ulteriore: che il protrarsi del confronto tra soluzioni differenti possa finire per rinviare ancora la realizzazione dell’infrastruttura.

Dalla FCU alla futura stazione dell’Alta Velocità, passando per il collegamento con Arezzo, l’intervista mette così insieme tre livelli diversi della stessa questione: quali collegamenti ferroviari potrà avere l’Alta Valle del Tevere nei prossimi anni e quale ruolo potrà tornare a svolgere il treno nella mobilità quotidiana del territorio.

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