Consumo di suolo: ogni giorno a Sansepolcro si perdono 46,8 m² di terreno vergine

Seppur in maniera più lieve, la piattaforma SuoloData rivela una situazione piuttosto critica anche a Città di Castello

Secondo l’ISPRA in Italia si consumano 2,7 m² di suolo al secondo (0,5 m² in più rispetto al 2021). Questo valore è riferito ai dati più recenti, ovvero a quelli che sono stati raccolti nel 2024. Rispetto all’obiettivo della Strategia europea per il suolo 2030 secondo il quale a livello comunitario entro il 2050 si dovrebbe arrivare a un consumo netto pari a zero, a livello nazionale è dunque in corso un trend che, in maniera crescente, si sta ponendo in una direzione diametralmente opposta a quella auspicata. Come già spiegato in un articolo del 2023, l’importanza di proteggere il suolo deriva essenzialmente dalla consapevolezza che questo, oltre ad essere una componente fondamentale per ogni ecosistema, è a tutti gli effetti da considerare come una risorsa non rinnovabile, visto che per formare 10 centimetri di terreno sono necessari 2000 anni.

Grazie a Suolodata, una piattaforma che rielabora i dati raccolti da Ispra, Snpa e Istat, è da qualche settimana possibile controllare on-line il consumo di suolo in ogni Comune italiano. Ricorrendo a tale strumento e incrociando i vari parametri presi in esame nel periodo che va dal 2016 al 2024 è dunque possibile comprendere quanto sta avvenendo anche in Alta Valle del Tevere (quindi sia sul fronte toscano che su quello umbro). Per ciò che riguarda la percentuale di superficie comunale utilizzata, ovvero quella coperta dal cemento, Sansepolcro e Citerna fanno registrare i valori più alti, arrivando rispettivamente al 9,2 % e al 10,59 %. Tutti gli altri comuni si pongono sensibilmente sotto questi livelli, collocandosi in un intervallo compreso tra il 7,45 di San Giustino e i valori prossimi al 2% di Sestino, Pietralunga e Monte Santa Maria Tiberina. Bisogna tuttavia precisare che questo dato da solo non è in condizione di fotografare l’effettivo consumo di suolo, visto che laddove la superficie comunale è piuttosto esigua è abbastanza naturale ritrovare numeri più alti. Di conseguenza per farsi un’idea reale è necessario integrare tali valori con gli altri forniti dalla piattaforma.

Ponendo, ad esempio, questo stesso parametro in raffronto con i valori raccolti negli anni precedenti è possibile quantificare quanto nel corso del tempo sia cresciuta la percentuale di suolo che è stata coperta dal cemento. È dunque proprio soffermandosi su questo accostamento che il Comune di Sansepolcro, con un aumento dello 0,16 % tra il 2016 e il 2024, fa rilevare l’espansione maggiore. Certo, anche in questo caso la dimensione non eccessivamente ampia della superficie comunale non può, seppur in piccola parte, non incidere sulle variazioni delle quote percentuali. Per affinare e convalidare certe considerazioni è quindi doveroso ricorrere a un’altra informazione fornita da SuoloData: i valori assoluti di consumo di suolo. Per quanto riguarda questo parametro la piattaforma fornisce sia il dato medio annuale, sia quello giornaliero. L’1,7 ha di consumo annuo che è stato calcolato per Sansepolcro (equivalente a circa 2,4 campi da calcio) non può, pertanto, che apparire come molto elevato per un Comune di 15.000 abitanti, se si considera che nello stesso ogni giorno si perdono 46,8 m² di terreno vergine.

Rispetto a quest’ultimo indicatore c’è da dire che è però a Città di Castello che si evidenzia la maggiore crescita: 3,9 ha come consumo medio annuale, ovvero 107,4 m² al giorno. Il primato tifernate colpisce però meno del valore di Sansepolcro visto che tra i due comuni intercorre una significativa differenza demografica (oltre che di estensione): 15.120 abitanti del capoluogo toscano contro 38.100 di quello umbro (dati ISTAT 2024). Così come accade anche per altri luoghi della Penisola, è infatti abbastanza comprensibile riscontrare una maggiore attività edificatoria laddove la popolazione è maggiore e ancora non sono stati messi in atto progetti di recupero ambientale. Il caso di Città di Castello, quindi, presenta alcuni distinguo rispetto a quello di Sansepolcro e la riprova di ciò può essere rappresentata dal fatto che se, come riportato sopra, in otto anni il comune toscano ha perso lo 0,16% del suo stock di suolo, mentre quello umbro soltanto lo 0,06.

Tutto questo è, infine, confermato dall’indice di pressione che il sistema calcola in automatico e in maniera ponderata considerando la velocità di consumo, la copertura artificiale, lo scostamento dalla media provinciale e il consumo in presenza di calo demografico. Anche sotto questo aspetto il Comune pierfrancescano presenta infatti il coefficiente più critico: 0,66 su 1 (praticamente lo 0,1 in più rispetto a Città di Castello).

In definitiva, a Sansepolcro la risorsa suolo sembra destinata ad essere ancora molto asservita alle esigenze di un tessuto economico e di una comunità che chiedono infrastrutture, edifici e nuovi spazi produttivi. Soffermandosi su alcune delle recenti trasformazioni che sono state avviate dopo il 2024 è, tra l’altro, molto probabile che il processo di cementificazione possa addirittura essersi intensificato negli ultimissimi due anni. Per quantificare ciò si dovranno attendere i prossimi rapporti dell’ISPRA. Nel frattempo non si potrà far altro che iniziare a prendere confidenza con un dato piuttosto incontrovertibile, ovvero quello che le generazioni future non potranno disporre di questo bene comune nella stessa misura di coloro che lo stanno sfruttando oggi.

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