Alta Valle del Tevere, le migrazioni non bastano più a compensare la perdita di abitanti

Quasi azzerato negli anni Dieci, il saldo migratorio è tornato su livelli più elevati dal 2021, ma resta inferiore al deficit fra nascite e morti

Come abbiamo visto nei precedenti articoli della serie “Come Cambiamo”, la popolazione dell’Alta Valle del Tevere era cresciuta dal 2001 al 2011 da 103.580 abitanti al massimo di 108.602, nonostante un saldo naturale (la differenza fra nascite e morti) già strutturalmente negativo. A garantire l’aumento del numero di abitanti era stato il saldo migratorio, che in quel decennio era stato positivo per 8.464 persone. Dopo il 2011, invece, al peggioramento del saldo naturale si è accompagnata una diminuzione dell’apporto delle migrazioni, e il numero di abitanti della valle ha iniziato a scendere.

In particolare, negli anni Dieci il saldo migratorio si è fortemente ridimensionato, risultando appena negativo fra il 2011 e il 2015 (-24 persone) e solo leggermente positivo fra il 2016 e il 2020 (+250). Negli ultimi cinque anni, invece, il saldo è tornato a crescere per un totale di 2.369 persone, comunque inferiore al saldo naturale, pari a -3.745.

Il saldo positivo viene dall’estero

Il saldo migratorio comprende sia quello interno, cioè da e verso altri comuni italiani, sia quello con l’estero. Nel venticinquennio il primo risulta leggermente negativo: hanno lasciato la valle per trasferirsi altrove in Italia 484 persone in più di quelle che hanno compiuto il percorso inverso. Il rapporto con l’estero ha invece prodotto, fra il 2001 e il 2025, un saldo positivo di 11.543 unità.

Complessivamente, il saldo migratorio medio annuo dell’Alta Valle del Tevere negli ultimi 25 anni è pari a +4,2 persone ogni mille abitanti, leggermente superiore alla media nazionale (+3,8 per mille), ma nettamente inferiore a province e regioni di riferimento, tutte in territorio positivo anche per quanto riguarda il saldo interno.

Gli scambi fra la valle e gli altri comuni hanno fatto segnare un valore positivo nel primo quinquennio del secolo (+759 persone), per poi invertire la tendenza, in particolare nel periodo 2011-2015, e tornare in equilibrio nell’ultimo quinquennio (+35).

I dati omogenei per cittadinanza, disponibili dal 2002, mostrano che da quell’anno al 2008 al valore positivo del saldo migratorio della valle hanno contribuito anche i cittadini italiani che arrivavano o tornavano dopo essere stati residenti altrove (+1.393 persone, a fronte del +5.716 fatto segnare dagli stranieri). Dal 2009 al 2025, invece, gli italiani che hanno lasciato la valle hanno superato di 2.759 unità quelli che sono arrivati, mentre il saldo degli stranieri è risultato positivo per 6.142 persone.

In totale, nel 2001 gli stranieri residenti in Alta Valle del Tevere erano 3.626, pari al 3,5% della popolazione, per salire nel 2010 a 10.907 (10%) e nel 2013 al massimo di 11.659 (10,8%), fino a tornare nel 2025 a 10.900 (10,7%). La corrispondenza del dato del 2010 con quello del 2025 va letta tenendo conto del fatto che nel frattempo sono state 6.225 le nuove acquisizioni di cittadinanza italiana.

Differenze fra i due versanti

Guardando all’intero periodo 2001-2025, il saldo migratorio della Valtiberina toscana (+2.701) ha compensato poco più della metà del deficit naturale (-5.001). Viceversa, in Altotevere umbro il saldo migratorio (+8.358) ha superato il disavanzo in termini di nascite e morti (-6.928).

Questa differenza si è però formata in gran parte nel primo decennio del secolo, mentre nel complesso del periodo successivo il saldo migratorio dei due versanti si è molto avvicinato, e nell’ultimo quinquennio, in rapporto alla popolazione, è risultato più alto in Valtiberina (+5,8 per mille, contro il +4,1 per mille dell’Altotevere).

Permane invece la differenza fra le due sponde della valle per quanto riguarda il saldo interno: nel venticinquennio la Valtiberina toscana è a -749 persone, l’Altotevere umbro a +265; nel periodo 2021-2025 i sette comuni aretini restano in territorio negativo, con un saldo di -95 persone rispetto al resto d’Italia, mentre gli otto comuni perugini registrano un +130.

Nel saldo interno spiccano San Giustino e Monterchi

A livello comunale, il saldo migratorio 2001-2025 è positivo quasi ovunque, con la sola eccezione di Sestino che nei cambi di residenza ha perso 30 persone. I valori più elevati sono invece quelli di Umbertide (+5,5 per mille), San Giustino, Citerna e Montone, con Sansepolcro (+4,2 per mille) primo fra i comuni del versante toscano.

A costruire questi dati, in alcuni casi concorrono i movimenti opposti del saldo interno e di quello estero: Sestino infatti segna +7,5 per mille con l’estero ma -8,4 con gli altri comuni italiani; Badia Tedalda resta complessivamente in territorio positivo perché al -7,2 per mille di saldo interno si contrappone un +8,8 di saldo con l’estero.

I dati del saldo interno mostrano valori positivi in cinque comuni su quindici: di gran lunga maggiore è il dato di San Giustino, che nel venticinquennio ha attratto da altri comuni 606 persone in più rispetto a quelle che hanno lasciato il territorio comunale per trasferirsi altrove in Italia. Con numeri molto minori, positivi anche Pieve Santo Stefano (+82), Citerna, Umbertide e Monterchi.

Guardando solo al quinquennio 2021-2025, invece, i comuni con saldo interno positivo salgono a otto: è sempre in testa San Giustino per quanto riguarda il valore assoluto (+193), mentre in proporzione alla popolazione il dato maggiore è quello di Monterchi (+4,3 ogni mille abitanti all’anno).

La serie di “Come Cambiamo” proseguirà nella quarta puntata esaminando il tema della struttura per età degli abitanti della valle.

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