Tra Montedoglio, Francesco e il Tevere: l’importanza del collegamento tra Sansepolcro e la ciclovia umbra

Rendere percorribile il tratto consentirebbe di mettere in relazione i principali itinerari di mobilità lenta che attraversano la valle

L’idea di realizzare un collegamento tra Sansepolcro e San Giustino attraverso un percorso ciclopedonale che costeggi il Tevere non è certamente nuova. Soprattutto per il comune toscano sarebbe infatti strategico avere un’immissione diretta sulla ciclovia che, in territorio umbro, consente di spostarsi lungo il fiume dal ponte della Strada Provinciale 100 (quello che si attraversa dirigendosi da San Giustino a Pistrino) fino a Ponte San Giovanni, arrivando così alle porte di Perugia. La presenza di Sansepolcro in questo itinerario contribuirebbe però a valorizzare ulteriormente anche l’intero percorso, dato che in tal modo lo stesso potrebbe andare a comprendere le rilevanti risorse storiche e artistiche che si identificano con la città pierfrancescana.

Oltre a ciò, negli ultimi tempi l’idea di creare un ricongiungimento del genere ha acquisito un significato di portata molto più ampia: ciò si deve essenzialmente al fatto che recentemente la Valtiberina è arrivata ad avere una certa centralità rispetto alle vie di comunicazione della mobilità lenta che attraversano (o prevedono di attraversare) questo territorio e, più in generale, l’Italia centrale. In primo luogo, ad esempio, è doveroso ricordare che il Cammino di Francesco ha già contribuito ad attivare un crescente flusso di persone che, spostandosi dal santuario della Verna verso Assisi e Roma, si trova quotidianamente a toccare diversi comuni dell’Alta Valle del Tevere.

A questa condizione già in essere si deve poi aggiungere uno scenario futuro che si lega direttamente ai possibili progetti che mirano a incrementare la fruizione turistica di Montedoglio: per implementare tale vocazione si parla, sempre più insistentemente, di realizzare un anello ciclabile che, sviluppandosi attorno all’invaso, andrà a unire tratti di viabilità esistente con nuovi raccordi e aree di sosta attrezzate. Se si considera che nel territorio valtiberino passano già ciclovie – come la BI 5 Romea Tiberina, la BI 8 degli Appennini e la BI 18 dei Due Mari – che attraversano la Penisola sia longitudinalmente che trasversalmente, non è fuori luogo prevedere che dando seguito a questo intendimento il suddetto percorso circumlacuale potrebbe diventare un vero e proprio crocevia nazionale.

Alla luce di tutto ciò, il fatto che la cosiddetta ciclovia del Tevere escluda Sansepolcro rappresenta un limite dal sapore vagamente beffardo, se si considera che il tratto che potrebbe mettere in relazione Perugia con il circuito di Montedoglio, il Cammino di Francesco e le altre ciclovie, presenta una lunghezza di circa 6 km. Una distanza pressoché irrisoria, se ricondotta al più vasto quadro che si è provato a tracciare. Si parla infatti di un piccolo tratto che se realizzato permetterebbe di offrire itinerari articolati da tappe che nell’unire, ad esempio, l’arte di Piero e quella di Burri, potrebbero essere interamente percorribili in bici o a piedi.

In altre parole, un collegamento di questo tipo avrebbe un’indubbia strategicità per tutta l’Alta Valle del Tevere. Ma se è davvero così, perché fino ad oggi nessuno ha mai realmente provato a realizzarlo? In un prossimo articolo si tenterà innanzitutto di rispondere a questa domanda. Poi, richiamandosi al lavoro svolto in maniera libera da un camminatore di Sansepolcro che ha studiato l’area in questione (Stefano Bernieri), proveremo anche a proporre una possibile soluzione il cui margine di fattibilità sembra davvero essere più ampio di quanto si potrebbe essere portati a credere.

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Il tracciato (in giallo) attraverso cui la rete di mobilità lenta della Valtiberina toscana potrebbe ricongiungersi con la ciclovia dell’Umbria (in verde).

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