“I ragazzi non sono numeri”. Così si è espressa la professoressa Raffaella Mambrini per commentare quella che, all’apparenza, sembra una manovra basata unicamente su cifre e bilanci, senza considerare che l’istruzione, specie in un comune di provincia, è un fatto più complesso.
Il dimensionamento scolastico a Città di Castello continua a suscitare preoccupazione tra famiglie, cittadini e istituzioni. L’assemblea pubblica organizzata dai genitori, tenutasi il 10 febbraio in sala consiliare, ha visto tra gli altri la partecipazione della professoressa Raffaella Mambrini e del professor Massimo Belardinelli, esperto di sistemi scolastici a livello europeo. A rappresentare l’amministrazione comunale è stata in particolare l’assessora ai servizi educativi Letizia Guerri, mentre il sindaco Luca Secondi, colpito da un lutto personale, ha presenziato per manifestare supporto all’iniziativa ma senza intervenire.
L’incontro è avvenuto a pochi giorni dalla scadenza delle iscrizioni scolastiche, fissata al 14 febbraio, aumentando l’urgenza della discussione per tutti i genitori che si stanno affrettando ad iscrivere i propri figli alla scuola secondaria di primo grado.
Al centro del dibattito c’è la mancanza di una reale alternativa tra istituti: Belardinelli ha sottolineato che “il dimensionamento è stato costruito su una scuola che non esiste fisicamente (la Dante Alighieri ndr). I genitori non possono così scegliere l’offerta formativa per i propri figli”. La concentrazione di studenti è particolarmente evidente nella Dante Alighieri–Pascoli, dove tutti gli studenti della Dante sono stati trasferiti nel 2023 a causa della demolizione della sede originaria, la quale non potrà essere sostituita da un nuovo plesso in tempo per il nuovo anno scolastico.
Il provvedimento riguarda il primo ciclo di istruzione e prevede istituti comprensivi molto grandi, con numeri di studenti considerati difficilmente gestibili.
“Non è una semplice operazione amministrativa – ha spiegato Belardinelli –, si tratta di un danno alla qualità della didattica e alle famiglie che devono iscrivere i figli. Il provvedimento è pressappochista e mal scritto. Ora sono in pensione e posso parlare chiaro”. Non è la prima volta che Città di Castello affronta riorganizzazioni simili: già nel 1997 furono realizzate operazioni di dimensionamento, e nel tempo il numero di dirigenze locali è passato da 11 a 7, a dimostrazione degli sforzi e dei sacrifici già sostenuti dal territorio.
Sul piano normativo, il riferimento è il Decreto direzionale del 28 gennaio 2026, mentre la Regione Umbria, insieme ad altre cinque regioni, è stata commissariata per non aver completato il dimensionamento secondo le linee guida previste. Il commissario ad acta ha assunto poteri sull’istruzione sottraendoli all’assessore regionale, e il decreto emesso è stato giudicato arbitrario dai rappresentanti comunali.
Il territorio di Città di Castello ospita oltre 30 plessi scolastici, ma ogni dirigente deve gestire numeri elevatissimi di studenti, in un contesto già segnato da anni di accorpamenti e tagli economici. La divisione delle scuole comporterebbe la frammentazione del corpo docente e la necessità di organizzare nuovi concorsi, operazione complessa per tempi e modalità, oltre alla riassegnazione del personale docente e ATA.
La professoressa Mambrini ha sottolineato che “i ragazzi non sono numeri”, mentre Belardinelli ha aggiunto che “qui ne va del nostro futuro. Dobbiamo avere una visione di sistema”.
Belardinelli ha anche richiamato gli obiettivi del PNRR – Missione 4, che prevedono la riduzione del numero di alunni per classe, l’adeguamento alle dinamiche demografiche e un equilibrio tra autonomia ed efficienza. Tuttavia, secondo l’esperto, “l’Europa non chiede questo tipo di dimensionamento” e una scuola primaria europea ha in media circa 350 alunni, molto lontano dai numeri dei nuovi istituti.
L’assessora Letizia Guerri ha evidenziato le ricadute sulle famiglie e sulla continuità didattica: “Anche studenti di seconda e terza media, che hanno già avviato un percorso educativo, rischiano di dover cambiare scuola”. Città di Castello, inoltre, si fregia di avere una delle qualità degli spazi scolastici e della didattica tra le più alte in tutta l’Umbria, e il Comune ha confermato la propria contrarietà, già segnalata ad agosto 2025 alla Provincia di Perugia. Come ricordato nel corso dell’incontro, la scorsa estate era stata evidenziata l’impossibilità materiale di applicare il dimensionamento nella situazione attuale, soprattutto per la mancanza di strutture adeguate.






Il provvedimento, secondo l’amministrazione, non rappresenta un’opportunità di riorganizzazione o efficientamento, ma rischia di creare istituti difficilmente gestibili. Il comune ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso al TAR, sottolineando che è in gioco il diritto allo studio dei ragazzi e la tutela delle famiglie e del personale scolastico.
Il 17 febbraio è previsto un incontro in prefettura sul nodo dell’ex cantiere della Dante Alighieri, mentre restano aperte interlocuzioni con il Ministero attraverso parlamentari locali e contatti diretti del sindaco con referenti nazionali. Ulteriore materia di discussione sarà la recezione e la validazione del decreto sul dimensionamento scolastico da parte del Quirinale.
Genitori e amministrazione hanno ribadito la necessità di un confronto trasparente e responsabile tra istituzioni e comunità, per individuare soluzioni sostenibili che garantiscano la qualità dell’istruzione senza sacrificare il diritto allo studio e la serenità delle famiglie.
Dopo anni di discussione sulle cosiddette “classi pollaio” e sulla necessità di assumere nuovo personale docente, la proposta di accorpare le scuole tifernati in soli due istituti omnicomprensivi non suona solo poco efficiente, ma poco logica e rispettosa di studenti, professori, lavoratori della scuola, famiglie e anche delle istituzioni locali. Si attendono sviluppo e risposte nel corso delle prossime settimane.













