“Se c’è una sovrabbondanza di stimoli, la gratificazione non è immediata”. Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice, ha voluto richiamare l’attenzione su un tema chiave: in un mondo saturo di distrazioni e dopamina, i più piccoli non possono trarne giovamento. Un modo per riscoprire l’importanza di accompagnare i ragazzi verso esperienze che richiedono tempo, impegno e capacità di attesa.
Martedì 31 marzo alle 17 al Cinema Nuova Aurora di Sansepolcro si è tenuto un momento di confronto dedicato ai genitori con figli in età infantile o adolescente, per riflettere sulle difficoltà educative contemporanee, tra isolamento domestico e mondo digitale. L’incontro ha visto la partecipazione di Alberto Pellai e Barbara Tamborini, marito e moglie impegnati da anni nella divulgazione sui temi dell’educazione e dell’età evolutiva.
L’iniziativa, promossa dal Comitato Genitori dell’Istituto Comprensivo di Sansepolcro, ha rappresentato un’occasione di riflessione sulle trasformazioni che stanno attraversando l’infanzia e l’adolescenza. Al centro dell’appuntamento ci sono stati il gioco e la socializzazione, esperienze fondamentali per la crescita dei ragazzi, oggi sempre più messe in discussione da nuove abitudini legate alla vita online.
Nella presentazione dell’evento si sottolineava come “la sfida della crescita comporta far uscire un figlio dallo spazio compresso della sua cameretta, in cui – quasi senza accorgersene – si è autorecluso”. Un’immagine che richiama un fenomeno sempre più diffuso, legato anche all’uso intensivo di smartphone, videogiochi e piattaforme digitali.
Il tema è stato affrontato anche nei lavori più recenti dei due autori, che hanno evidenziato come il mondo online eserciti un’“attrazione magnetica” su bambini e adolescenti, rischiando di ridurre spazi ed esperienze fondamentali per lo sviluppo personale. In questo scenario, il ruolo degli adulti diventa decisivo. Secondo la prospettiva proposta da Pellai e Tamborini, infatti, genitori ed educatori sono chiamati ad “allenare” i figli alla vita reale, aiutandoli a recuperare relazioni, autonomia e capacità di crescita.
Pellai ha usato una metafora fisica per spiegare il fenomeno: “Immaginiamo che i nostri figli siano dei pezzi di ferro e che lo smartphone sia una sorta di calamita. Il primo viene ovviamente attratto dal secondo. Non potendo cambiare la natura dei due oggetti, l’unico modo per fermare il processo è creare una barriera che li divida. Quella barriera devono essere i genitori”.
Nel corso dei loro interventi è emerso anche il tema della gestione degli stimoli e delle aspettative nei più giovani. Il pensiero educativo dei due autori ruota attorno all’idea che i ragazzi abbiano bisogno di adulti autorevoli, capaci di porre limiti chiari ma anche di accompagnare la crescita con presenza e dialogo. Nella loro impostazione, l’infanzia e l’adolescenza sono fasi da “allenare”, nelle quali gioco, relazioni reali, autonomia e gestione della frustrazione diventano strumenti fondamentali per costruire competenze emotive e sociali. Libri come L’età dello tsunami (De Agostini, 2017) o il più recente Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo (Mondadori, 2025) sono diventati dei best seller in ambito pedagogico.
Alberto Pellai è medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore nel campo della prevenzione in adolescenza. Da anni affianca all’attività clinica quella divulgativa, collaborando con scuole, istituzioni e realtà educative. È autore di numerosi saggi dedicati alla crescita dei figli, alla prevenzione dei comportamenti a rischio e al ruolo educativo degli adulti. Tra i suoi libri più noti figurano Tutto troppo presto, Allenare alla vita e Da uomo a padre, testi che hanno contribuito a diffondere una riflessione sui cambiamenti dell’adolescenza contemporanea.
Barbara Tamborini è psicopedagogista e scrittrice. Svolge attività di formazione rivolta a genitori, insegnanti ed educatori e collabora con diverse realtà educative e scolastiche. Nel suo lavoro si occupa in particolare di sviluppo emotivo, dinamiche familiari ed educazione alle relazioni. Insieme al marito ha firmato numerosi libri dedicati alla genitorialità e alla crescita dei ragazzi, tra cui i già citati Allenare alla vita e L’età dello tsunami e il saggio al femminile Ragazza mia. Lettera alle donne libere di domani.
L’incontro ha rappresentato un momento di dialogo e confronto per molte famiglie del territorio, chiamate oggi più che mai a confrontarsi con nuove e complesse sfide educative. Ciò che è emerso è l’incapacità o la difficoltà dei genitori di confrontarsi con i figli sui propri pensieri ed emozioni, ma ancora di più la propensione all’utilizzo di strumenti digitali da parte dei più piccoli che, pare, non siano altrettanto condivisi da madri e padri. Un genitore ha affermato di leggere le chat dei suoi figli adolescenti e di essere stupito che la voglia di socializzare online non trovi riscontro nella vita reale.
La risposta di Pellai è stata che gli adolescenti e i bambini di oggi sono nati e cresciuti in un ecosistema digitale, alcuni perfino nel periodo Covid, per cui internet è la loro realtà quotidiana. Ciò che un genitore dovrebbe fare è porre dei limiti e dare l’esempio, ma la domanda che sarebbe opportuno farsi è se gli odierni adulti non passino ore ed ore tra pc e smartphone semplicemente per scrollare.
Gli esperti hanno spiegato che recuperare il valore della noia e la fatica nella costruzione di un progetto o per raggiungere un risultato potrebbe riportare i più piccoli a una dimensione di realtà che li sottragga alla ricerca spasmodica di divertimento online.





