Dimensionamento scolastico, il caso in Regione: “Un pasticcio su Città di Castello”

L’assessore Barcaioli: “Ripicca del governo verso l’Umbria”, il centrodestra replica: “Non vi siete assunti le responsabilità”. Sullo sfondo le proteste nei territori

Il confronto sul dimensionamento della rete scolastica umbra approda in Regione e lo fa con toni accesi, segnando uno dei passaggi politici più tesi di questa fase di legislatura. Nell’ultima seduta dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, l’informativa dell’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli ha fatto da apripista ad un ampio dibattito tra maggioranza e opposizioni, con Città di Castello al centro del dibattito come caso emblematico di una scelta che “non sta in piedi né sul piano tecnico né su quello organizzativo”.

Al termine della discussione, l’Aula ha approvato la proposta di risoluzione della maggioranza – promossa da Avs – che impegna la Giunta a esprimere netta contrarietà al dimensionamento imposto dal commissario ad acta e al commissariamento stesso della Regione, e a sostenere in tutte le sedi istituzionali la revisione del piano. Bocciata invece la risoluzione unitaria del centrodestra, che chiedeva di ricondurre il confronto entro una dialettica istituzionale con il Governo, nel rispetto degli obblighi PNRR.

“Scelte calate dall’alto, territori spiazzati”

A chiedere l’informativa era stata la consigliera Pd Letizia Michelini, che ha parlato di decisioni “calate dall’alto, prive di motivazioni esplicite e in contrasto con il lavoro istruttorio svolto dagli enti locali”. Una linea ripresa dall’assessore Barcaioli, che ha ricostruito l’intera vicenda a partire dai tagli alle dirigenze scolastiche previsti a livello nazionale, contestando i criteri utilizzati dal Ministero per il riparto delle autonomie.

Secondo Barcaioli, l’Umbria sarebbe stata penalizzata da “conti sbagliati” sul numero reale degli iscritti, e successivamente esclusa dalla redistribuzione di 80 nuove dirigenze assegnate ad altre regioni. “All’Umbria – ha detto – unica regione in Italia, non è andata nemmeno una dirigenza”. Da qui la scelta del ricorso e, infine, il commissariamento.

Ma il passaggio più critico, secondo l’assessore, riguarda proprio l’effetto prodotto dal commissario sul territorio altotiberino: “La scelta di Città di Castello al posto di Terni è stata fatta senza alcun confronto. Per ragioni oggettive è impossibile mettere in pratica questo dimensionamento”. Parole che trovano riscontro diretto in quanto sta accadendo in città: dalla manifestazione davanti al cantiere della scuola Dante Alighieri, con oltre 2.800 firme raccolte, fino all’incontro tra Comune e Ufficio scolastico regionale e all’annuncio del ricorso al TAR già avviato dall’amministrazione tifernate.

Botta e risposta col centrodestra

Barcaioli ha parlato apertamente di “pasticcio”, annunciando un confronto con l’Ufficio scolastico regionale per “tornare indietro su Città di Castello”, ribadendo che il PNRR, in origine, non prevedeva tagli ma una riorganizzazione complessiva del sistema scolastico, da costruire con uno sguardo di lungo periodo e con il coinvolgimento dei territori. “Lunedì prossimo avremo una riunione con il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, che nel mentre non è più commissario, con il quale avvieremo un confronto per cercare di capire come poter tornare indietro”.

Di segno opposto l’intervento della capogruppo FdI Paola Agabiti, che accusa la Giunta di aver preferito lo scontro politico alla responsabilità decisionale: “I tagli erano noti dal 2022. Avete avuto un anno per decidere e non lo avete fatto. È troppo facile dire ‘è colpa del Governo’”.

Per l’ex assessora regionale, il commissariamento è la conseguenza diretta del mancato rispetto delle scadenze e delle scelte rinviate, mentre il Governo avrebbe semplicemente dato seguito a impegni assunti nei precedenti cicli di programmazione europea. “Sono evidenti le responsabilità e l’approssimazione con cui tale tematica è stata gestita, preferendo lo scontro politico al fine di nascondere l’incapacità di assumere decisioni nel rispetto degli impegni previsti dal PNRR. Le modalità con la quale la Giunta regionale ha fin qui proceduto sono state irrispettose sia dell’Assemblea legislativa, che non ha mai potuto avviare un serio confronto con tutti i soggetti coinvolti, sia dei territori e delle comunità per giungere a scelte partecipate e condivise” ha detto.

Nel dibattito sono entrati anche i segnali arrivati dai territori. Fabrizio Ricci (Avs) ha parlato di una mobilitazione diffusa “a Perugia, a Terni e a Città di Castello, dove la partecipazione di famiglie, studenti e personale scolastico è stata enorme”. Un elemento che, secondo la maggioranza, dimostra l’importanza di una vicenda il cui esito viene definito cruciale per la tenuta della scuola pubblica: “Le parole dell’assessore sono quelle che la stragrande maggioranza di cittadine e cittadini umbri condividono, è una battaglia di tutta l’Umbria”.

Un punto sostanzialmente condiviso anche dagli altri interventi, seppur da angolazioni diverse: il rischio di impoverire territori già fragili, la difficoltà di reggere più dimensionamenti in un solo anno, l’impatto sulle comunità educative.

Al termine del dibattito, l’assise ha proceduto alle votazioni sulle due proposte di risoluzione presentate. È stata approvata a maggioranza la proposta promossa dal consigliere Ricci, che ha ottenuto 11 voti favorevoli e 7 contrari. Il documento impegna la Giunta regionale a esprimere una netta contrarietà al dimensionamento scolastico disposto dal commissario ad acta, a opporsi al commissariamento della Regione Umbria e a sostenere, in tutte le sedi istituzionali, la revisione del piano e l’aggiornamento dei dati sulla popolazione scolastica, promuovendo al contempo il confronto con enti locali, sindacati e comunità scolastiche.

Respinta invece la proposta di risoluzione unitaria delle opposizioni, presentata da tutti i gruppi di centrodestra con prima firmatariala consigliera Agabiti, che ha raccolto 7 voti favorevoli e 11 contrari. Il testo chiedeva alla Giunta di aprire un dialogo formale con il Governo e con il commissario, nel rispetto del quadro normativo e degli obblighi del PNRR, per ricondurre la vicenda del dimensionamento all’interno di una normale dialettica istituzionale.

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