Nel 1861 l’Alta Valle del Tevere contava poco più di 80 mila abitanti. La popolazione continuò a crescere per quasi un secolo, fino al massimo censuario del 1951, con 118.450 residenti. Poi la tendenza cambiò bruscamente: vent’anni dopo ne restavano poco più di 100 mila. Si trattò di una contrazione molto più rapida di quella che stiamo vivendo oggi, ma avvenuta con modalità profondamente diverse. Dopo avere esaminato nei primi quattro articoli della serie “Come Cambiamo” la diminuzione recente dei residenti, il saldo naturale, le migrazioni e l’invecchiamento, guardiamo ora alla storia demografica del territorio per capire che cosa è cambiato nel tempo.
Prima dell’Unità d’Italia la varietà di fonti, criteri di rilevazione e confini amministrativi rende più difficile costruire una serie unica e pienamente confrontabile per gli attuali quindici comuni. Gli studi storici disponibili, pur non coprendo l’intero territorio, documentano tuttavia una crescita della popolazione già nella prima metà dell’Ottocento. Le ricostruzioni più approfondite mostrano che a sostenerla era un saldo naturale positivo, sufficiente a compensare l’emigrazione: si partiva, ma le nascite superavano le morti tanto da permettere alla popolazione di aumentare. Nel complesso del comprensorio, la tendenza alla crescita prosegue anche dopo l’Unità, fino al massimo censuario del 1951.
1951–1971: il grande spopolamento e la trasformazione della valle
Nel successive ventennio l’Alta Valle del Tevere perde quasi 18 mila abitanti. Il calo riguarda tredici comuni su quindici, con le sole eccezioni di Sansepolcro e San Giustino, che continuano a crescere. Città di Castello tiene meglio di gran parte del territorio ma scende comunque.
Queste dinamiche si legano a una profonda redistribuzione della popolazione, che tende a concentrarsi nei centri maggiori. Fra il 1951 e il 1971 i comuni di Arezzo e Perugia crescono rispettivamente del 31% e del 36%, mentre nel resto delle due province la popolazione diminuisce del 16,8% e del 13%. Lo stesso fenomeno si manifesta all’interno dell’Alta Valle del Tevere: la quota di abitanti residenti nei centri passa dal 36,1% al 62,6%. Nonostante lo spopolamento complessivo, i centri crescono da circa 43 mila a 63 mila residenti, mentre nuclei abitati e case sparse crollano da circa 76 mila a 38 mila. La trasformazione territoriale è accompagnata da quella economica: in tutti i quindici comuni diminuisce la percentuale degli occupati in agricoltura e aumenta quella nell’industria.
Dopo il 1971 i due versanti seguono traiettorie opposte
Dopo il crollo degli anni Cinquanta e Sessanta, la popolazione complessiva della valle torna lentamente a crescere, ma i due versanti imboccano strade differenti. Tra il 1971 e il censimento del 2011 l’Altotevere umbro guadagna il 15,1% di abitanti, mentre la Valtiberina toscana perde un ulteriore 8,4%. La ripresa dell’intero comprensorio è quindi dovuta al solo versante umbro. La divergenza è evidente anche guardando all’intero periodo postunitario: se oggi la Valtiberina toscana ha quasi lo stesso numero di abitanti del 1861 (−0,9%), l’Altotevere ne conta il 42,1% in più.
Gli aggregati, tuttavia, nascondono differenze interne agli stessi versanti. Mentre numerosi comuni montani e rurali sono complessivamente in calo fin dai primi decenni del Novecento o dal 1951, Sansepolcro, Citerna, Città di Castello, San Giustino e Umbertide hanno proseguito un percorso complessivo di crescita fino a toccare il proprio massimo censuario nel 2011.
La nuova crisi: meno rapida, ma ovunque
La fase successiva introduce un elemento nuovo: la popolazione diminuisce in tutti i comuni del comprensorio, anche in quelli che per decenni avevano continuato a crescere o avevano retto meglio degli altri. Fra il 1° gennaio 2011 e il 1° gennaio 2026 la valle perde 6.318 residenti, pari al 5,8%. La diminuzione è molto meno intensa di quella del 1951-1971, ma è territorialmente più generalizzata.
È diverso anche il meccanismo demografico. Negli anni Cinquanta e Sessanta pesavano fortemente le partenze; oggi, invece, il saldo migratorio della valle è complessivamente positivo, ma non compensa il deficit fra nascite e morti. A questo si aggiunge l’invecchiamento della popolazione. Già tra il 1951 e il 1971 l’indice di vecchiaia (numero di persone di almeno 65 anni ogni cento under 15) era raddoppiato da 32 a 64, ma oggi il valore è salito a 252, con una struttura per età molto meno favorevole al ricambio generazionale e a un possibile recupero delle nascite.
Per il quadro storico sono stati consultati: Claudio Cherubini, Popolazione ed emigrazione dalla Valtiberina Toscana dal 1810 al 1981 (2009); Ivo Biagianti, L’andamento demografico nell’Appennino tosco-marchigiano in età moderna: il caso di Sestino e Badia Tedalda (1987); Pierfrancesco Bandettini, La popolazione della Toscana dal 1810 al 1959 (1961); Attilio Zuccagni-Orlandini, Ricerche statistiche sul Granducato di Toscana, tomo IV (1853); Statistica numerativa delle popolazioni dello Stato Pontificio alla fine del 1853 (1857).





