A Sansepolcro quando si pensa alla Resurrezione la mente va subito all’opera di Piero della Francesca. In questo luogo c’è però un altro dipinto che nella sua tavola centrale propone lo stesso tema: si tratta del polittico di Niccolò di Segna che, con le sue numerose tavole, fu realizzato intorno alla metà del Trecento, ovvero più di cento anni prima che Piero iniziasse a lavorare alla sua celebre opera che poi è diventata anche il simbolo della città. Non a caso, osservando entrambi i lavori appare evidente il fatto che l’illustre pittore del Quattrocento abbia ripreso come spunti alcuni elementi della tavola del secolo precedente (come ad esempio la postura del Cristo che si erge appoggiando il piede sul sepolcro, o il vestiario dei soldati addormentati, con la valenza simbolica dei colori utilizzati).
Queste semplici considerazioni sono già di per sé sufficienti a sottolineare un presupposto tanto scontato quanto, a volte, sottovalutato: il polittico di Niccolò di Segna, con la sua Resurrezione nella tavola centrale, è una sorta di pietra miliare sopra la quale, sia sul piano storico che simbolico, si appoggia tutta l’iconografia che si lega all’identità stessa di Sansepolcro. Anche a causa di questa ragione, oltre che per l’evidente valore artistico del dipinto, da più di un anno l’intero polittico che normalmente è esposto in duomo è stato trasferito ad Arezzo e sottoposto a un’opera di restauro che non solo saprà esaltarne ancor di più la bellezza, ma che consentirà anche di raccogliere ulteriori informazioni sia sulle tecniche utilizzate dall’artista, sia sugli interventi apportati nel corso del tempo. Proprio per restituire, almeno in parte, quanto emerso in questa prima fase di lavoro, oggi a Sansepolcro, presso Casa di Piero, si terrà una conferenza a cui prenderanno parte Carlo Sisi della Fondazione CR Firenze (che ha contribuito economicamente al restauro), Ilaria Pennati (storica dell’arte della Soprintendenza di Siena-Grosseto-Arezzo) e Marzia Benini, ovvero la restauratrice del consorzio R.I.C.E.R.C.A. di Arezzo che, assieme alla collega Paola Baldetti, si sta occupando della ripulitura delle tavole. L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Piero della Francesca insieme al Comune di Sansepolcro, alla Concattedrale e agli enti sopra citati, potrà essere seguita anche in streaming (il link sarà pubblicato sul sito della Fondazione).
Tornando al restauro, la prima fase di lavoro ha come obiettivo quello di pulire completamente l’opera, rimuovendo quell’oscura patina, dovuta sia a precedenti restauri che al trascorrere del tempo, che in quasi tutte le sue parti non ne consente una leggibilità ottimale. Alla fine di questo primo intervento il gruppo R.I.C.E.R.C.A. dovrebbe procedere con una seconda fase che consentirà di completare il restauro. Tale step successivo potrà però essere effettuato soltanto se, nel frattempo, si riusciranno a reperire tutte le risorse necessarie per andare avanti: il preventivo complessivo per portare a compimento l’intero lavoro è di 240 mila euro ma, per adesso, le coperture disponibili grazie ai mecenati ammontano a circa un terzo di tale cifra. “In teoria dopo il lavoro di pulitura – spiega Marzia Benini – il polittico potrebbe già tornare nella cattedrale di Sansepolcro. Tuttavia l’obiettivo nostro, oltre che della cittadinanza e di tutti gli amanti dell’arte, non può che essere quello di arrivare in fondo, effettuando l’intero lavoro di restauro previsto. Per questo motivo è importante far conoscere il valore dell’opera, così da poter trovare possibili donatori e sponsor, come aziende ma anche cittadini, che potrebbero contribuire alla realizzazione di questo progetto ricorrendo all’Art Bonus.” Proprio grazie a questo incentivo fiscale, tutti coloro che decideranno di supportare il restauro del polittico di Niccolò di Segna potranno beneficiare di un credito d’imposta del 65% della somma donata (che quindi sarà recuperabile, in questa misura, nel corso di tre anni). “In questo modo – continua Benini – chiunque vorrà, con uno sforzo contenuto, potrà fare qualcosa di grande per un’intera comunità.”
In effetti i dettagli e le informazioni che stanno emergendo con il restauro non possono che incoraggiare a proseguire in questa direzione. In particolare, soffermandosi sull’aspetto esteriore delle tavole – visto che per essere ragguagliati sul resto si rimanda alla conferenza sopra menzionata – è senz’altro possibile affermare che il risultato estetico raggiunto appare, già ora, alquanto pregevole. Ciò si può facilmente evincere dalle foto scattate nel laboratorio di Arezzo dove le restauratrici di R.I.C.E.R.C.A. stanno lavorando sull’opera. Di seguito si riportano quindi alcune immagini da cui si può ben notare la differenza riscontrabile tra le parti pulite e quelle che ancora non sono state interessate dall’intervento.




















