Probabilmente Dario Ballantini sarà noto ai più per le sue celebri imitazioni che da anni fanno parte del programma Striscia la Notizia. Valentino, Morandi, Dario Fo, Gino Paoli, Luca Cordero di Montezemolo sono soltanto alcuni dei personaggi che il grande pubblico ha avuto modo di apprezzare nei suoi sketch comici, sempre divertenti e mai banali. Ma Dario Ballantini non è solo questo. È anche un attore e, soprattutto, un pittore.
Nato e cresciuto a Livorno, sia da un punto di vista artistico che professionale, Ballantini si è formato in un contesto cittadino e familiare ricco di stimoli. In quella che fu la patria dei Macchiaioli, la stessa che ha dato i natali a Modigliani, il giovane Dario ha potuto beneficiare degli input del padre e dello zio, entrambi pittori, oltre che del nonno, attore di teatro. Ballantini è così cresciuto di un humus culturale che lo ha stimolato a sviluppare una grande capacità di osservazione, ovvero una prerogativa che poi ha saputo utilizzare sia come cabarettista che come artista.
Lo stile che oggi caratterizza l’arte di Ballantini è il risultato di una ricerca che negli anni ha saputo nutrirsi di esperienze e influenze tra le più disparate. Questo lungo percorso è scandito da un’originale rielaborazione personale che, come spiegato dal curatore e giornalista Marco Botti, ha saputo attingere all’espressionismo tedesco, al fauvismo matissiano e al cubismo picassiano, senza che però l’artista vi ci rimanesse intrappolato.
La mostra “Giganti fragili” che si articolerà tra Citerna e Fighille è stata pensata proprio per mettere in luce i tratti più peculiari del suo approccio creativo che, in maniera ricorrente, si incentra sull’uomo, sulla sua fragilità e, al contempo, sulla sua tendenza a distorcere la realtà per proporre un’immagine di sé con caratteri, ad esempio, più grandi di quelli reali. Il titolo ossimorico della mostra rimanda esattamente a questo connubio di elementi contrapposti, così da poter proporre la lettura di un presente che, a causa delle sconsiderate attività antropiche, sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di ecosistemi con grandi specie animali e botaniche. Insomma, la mostra altotiberina è stata concepita e predisposta proprio per proporre un viaggio dentro l’arte di un pittore che, attraverso i suoi tratti marcati e l’alterazione delle figure, è riuscito a conferire forma e colore a un approccio di grande spessore critico.
Il percorso espositivo si dipanerà attraverso tre spazi che sono rispettivamente la Sala degli Ammassi a Citerna e la Dogana Pontificia e Palazzo Tani a Fighille. Nel primo dei tre sarà visitabile una vasta antologica che, a partire dagli anni ‘80 fino a oggi, illustrerà le tappe principali dell’attività pittorica di Ballantini. All’interno della Dogana Pontificia sarà invece esposta una selezione di opere in bianco e nero, mentre a Palazzo Tani una serie di bozzetti e disegni. In definitiva, oltre ad arricchire l’offerta culturale dell’Alta Valle del Tevere, il progetto contribuirà a consolidare ulteriormente l’interessante attitudine nei confronti dei linguaggi contemporanei che, ormai da qualche anno, sta trasformando Fighille e il borgo di Citerna in un diffuso laboratorio artistico.
La mostra sarà inaugurata domenica 17 maggio, prima a Citerna (alle 16:00) e poi a Fighille (alle 17:30). Per l’occasione – assieme al Sindaco, alle autorità e ai membri del Piccolo Museo che hanno lavorato sinergicamente a questo evento – sarà presente anche l’artista, il quale dialogherà con il giornalista culturale Marco Botti.





