Giovani e poesia, un binomio di difficile dissoluzione

Dalla terza edizione del Concorso di Poesia “Marco Gennaioli” sono emersi segnali alquanto incoraggianti

Si è appena conclusa la terza edizione del Concorso d Poesia “Marco Gennaioli” e anche quest’anno il livello di coinvolgimento che questo progetto è riuscito a creare è stato decisamente significativo. In termini quantitativi sono stati, infatti, 66 i giovani che hanno partecipato, facendo recapitare alla giuria ben 122 poesie. Questo primo dato numerico va subito a dimostrare che in società come quella contemporanea in cui certi linguaggi espressivi sembrano relegati in nicchie decisamente marginali, la propensione a esprimersi in versi è più diffusa di quanto si possa essere portati a pensare.

Da un punto di vista qualitativo c’è invece da dire che molti dei componimenti presentati dai ragazzi sono stati in grado di esprimersi in maniera profonda, restituendo il ritratto di una generazione che, pur distinguendosi dal tutte le altre per strumenti e approcci utilizzati, sa evidentemente comunicare e interpretare, attraverso l’arte poetica, quel flusso analogico che si lega alle emozioni più intime e, allo stesso tempo, il modo di guardare al mondo esterno. In altre parole, dall’insieme di poesie analizzate emerge una sequenza di “idilli” contemporanei che sembrano ridisegnare le istantanee in cui nei giovani si manifestano le solitudini, le incomprensioni, le paure e le ansie odierne, l’insensatezza delle guerre, la complessità dei rapporti familiari e la straziante meraviglia delle prime esperienze amorose.

Attraverso il Concorso è stato quindi possibile conferire concretezza a una vocazione creativa che, legandosi spesso a specifiche esperienze, non è disposta a farsi cancellare né dall’irruenza scomposta del presente, né da strumenti, come l’intelligenza artificiale, che sono nati con l’obiettivo di fornire una qualche forma di utilità. Da sempre l’uomo, sin da quando ha iniziato a realizzare pitture rupestri nelle caverne, ha avvertito un bisogno che in termini utilitaristici non trovava ragione di esistere, ovvero quello di esprimersi, utilizzando una parte del tempo a sua disposizione per provare a interpretare sé stesso mentre l’esistenza si compie. Da quello che è emerso da questa esperienza viene dunque da pensare che l’umanità, a partire dalla Poesia, continuerà ad essere animata da questo stimolo anche negli anni a venire.

Al fine di fornire un riscontro concreto che possa avvalorare in maniera diretta quanto fin qui espresso, dei seguito si riportano i testi delle poesie vincitrici con il relativo commento che prova a metterne il luce il valore riscontrato.

Prima Classificata (ex-aequo)

Baci di sole di ISABEL FRANCESCHETTI

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COMMENTO

Quanto scritto da Isabel riesce a evocare l’ambiente, la condizione emotiva e l’occasione (quasi montaliana) da cui la poesia si è originata. In questo scenario concreto sovrastato da allusioni metafisiche, l’autrice tenta di trattenere lo scorrere del tempo. Lo fa in maniera vaga e indefinita, lasciando alcuni versi sospesi, aumentando la porosità della sintassi e includendo larghi sprazzi di bianco tra il nero di un inchiostro che assume tonalità dorate dopo essere stato abbagliato dall’ultimo sole dell’estate.

In definitiva, l’autrice ci dona un componimento di stampo vagamente impressionista, in cui i baci e il fragore di certe emozioni si manifestano in maniera discreta e appartata, mentre un’esperienza di vita si fa ricordo.

Prima classificata (ex-aequo)

Un punto sulla mappa di FRANCESCA FALASCONI

Dalla terza edizione del Concorso di Poesia “Marco Gennaioli” sono emersi segnali alquanto incoraggianti

COMMENTO

Francesca ha scritto una poesia che ci restituisce, in maniera cruda, l’essenza duale di un pianeta, il nostro, che in maniera inesorabile continua ad avere due facce. In questo contesto, l’azione naturale di nascere che nella sua essenzialità non contempla scelte da parte del diretto interessato, è unicamente in mano al caso. Quasi una sorta di testa o croce, il cui esito è insindacabile e, a causa dell’uomo, per motivi di geografia ad esso imputabili, diventa destino.

Eppure, anche se certi tiri di dati non sono controllabili, qualcosa si può e si deve fare. Per tale motivo, grazie a questa riflessione che si apre come uno squarcio sulla superficie del nostro tempo, sulla sua carta tracciata da confini, questa poesia ci fa fare un respiro profondo, prima di una presa di coscienza che, da un punto di vista etico e sociale, non è più procrastinabile.

Seconda classificata

Ho provato a riparare la tua stella di LIÙ BASTIANONI

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COMMENTO

Il componimento di Liù si dipana come il filo di una riflessione che l’autrice fa e condivide con noi.

Alla base di tutto c’è il peso gravitazionale di un amore, che però in ultimo, chi scrive decide di abbandonare.

Anche in questo caso il linguaggio è semplice, ma ogni verso sa assolvere al compito per cui è stato formulato, ovvero quello di restituirci una successione di pennellate che sanno disegnare stati d’animo lacerati dalla speranza e dalla consapevolezza di ama ma che poi, ad un certo punto (tra nebbia e rabbia), è costretto a distogliere lo sguardo dal cielo per individuare il proprio cammino esistenziale. Insomma, questo componimento trasuda di pathos e, nel suo crescente coinvolgimento emotivo, non ci concede di rimanere indifferenti.

Terzo classificato

Cose che non dico mai di ALESSANDRO CALVANESE

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COMMENTO

La poesia cerca di esplorare i fondali semisconosciuti dell’animo di chi l’ha scritta, così da comprendere un mare interiore che cambia direzione da solo.

Alessandro propone un raffronto con il passato (quando bastava un pallone per sentirsi invivibili) e cerca di capire il flusso della vita oggi, quello che ci costringere a correre di giorno e poi, dopo una certa ora, ci induce a imparare la lingua della notte per trovare una possibile chiave di lettura.

Questi versi cercano di trasporre l’estremo tentativo di decifrare noi stessi, mettendo a nudo la forza dirompente di questa necessità che forse è, simultaneamente, lo stesso battito, vitale e silenzioso, che anima una qualsiasi forma di impulso poetico.

Da un punto di vista metrico i versi sono liberi, mentre il linguaggio, piuttosto prosastico, riesce a fluire mettendo in luce quanto di più vero ed essenziale c’è all’interno delle parole che lo compongono.

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