L’anno dei musei di Anghiari. Con la presentazione ufficiale dei nuovi allestimenti museali, il Comune conclude il 2025 con una delle iniziative culturali più significative degli ultimi anni, rafforzando il dialogo tra il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, quello di Palazzo Taglieschi e quello della Battaglia e di Anghiari.
L’inaugurazione si è svolta lunedì 15 dicembre alle ore 11.30, nella Sala dell’Organo di Palazzo Taglieschi, alla presenza delle istituzioni locali, dei direttori museali e dei curatori del progetto. Presente Stefano Casciu, direttore regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, che ha inquadrato l’iniziativa all’interno del sistema museale statale ed ha espresso i suoi complimenti e la sua soddisfazione per l’ottimo risultato conseguito dalla curatela artistica del piccolo Comune.

“Il sistema museale statale comprende circa 450 tra musei, monumenti e aree archeologiche – ha spiegato Casciu –. La gestione tra enti diversi è articolata e complessa, ma rappresenta anche la straordinaria ricchezza e vivacità del patrimonio culturale italiano”. In questo contesto, la Direzione regionale Musei ha curato direttamente la gestione e lo spostamento delle opere, rendendo possibile lo scambio tra le collezioni.
Il progetto nasce dall’Accordo di Valorizzazione sottoscritto nel 2020 tra il Ministero della Cultura e il Comune, nel periodo in cui la direzione del Museo della Battaglia e di Anghiari era affidata a Gabriele Mazzi. In quel contesto furono avviati e discussi anche i presupposti dello scambio delle collezioni museali e del comodato della collezione Fontana. Il progetto si è poi sviluppato attraverso il programma Collezioni integrate, che ha portato all’individuazione di due nuclei coerenti: le ceramiche tradizionali anghiaresi e le armi storiche da fuoco.







La scelta dei manufatti non è casuale. Sia le armi che le ceramiche – i cosiddetti “cocci” – sono il frutto di un artigianato secolare che ha reso il comune famoso sin dal Cinquecento. Le spingarde d’Anghiari sono tanto famose che perfino la manifattura tabacchi Mastro Tornabuoni ha dedicato loro uno dei suoi sigari, mentre le ceramiche e i lavori di terracotta costituiscono un esempio di quell’artigianato povero e popolare diffuso dentro Anghiari vecchio fino agli anni ‘70 del secolo scorso.
Nello specifico, il Museo della Battaglia e di Anghiari ha concesso in deposito a lungo termine la propria collezione di ceramiche al Museo di Palazzo Taglieschi, mentre il museo statale ha affidato l’intera raccolta di armi da fuoco antiche al dirimpettaio museo comunale di Palazzo del Marzocco, dove fino a poco tempo fa non era esposta.
Il nuovo percorso dedicato alle armi da fuoco antiche, allestito nel cinquecentesco Palazzo del Marzocco, rappresenta una sintesi coerente con la missione del Museo della Battaglia e di Anghiari: in un unico spazio confluiscono collezioni della Banca di Anghiari e Stia, della Direzione regionale Musei nazionali Toscana e del Comune di Anghiari, dando vita alla più importante esposizione di armi anghiaresi antiche e a una delle raccolte più rilevanti del centro Italia per varietà e qualità.
Il nuovo percorso dedicato alle ceramiche tradizionali si sviluppa invece su tre livelli del Palazzo Taglieschi e presenta circa cento manufatti, tra scaldini, albarelli, brocche, zuppiere, pignatte, boccali, e catini, oltre a pezzi di particolare pregio come un fischietto a forma di galletto. Una collezione che affonda le proprie radici nelle raccolte avviate da don Nilo Conti, figura centrale nella nascita del museo statale di Anghiari, come brillantemente raccontato nel documentario biografico a lui dedicato diretto da Ariele Savini e Gianni Beretta.
Durante l’inaugurazione è stato letto un messaggio di ringraziamento del parroco don Alessandro Bivignani, che ha ricordato il ruolo determinante di don Nilo Conti nel rendere possibile la creazione del museo e la salvaguardia della cultura materiale del territorio. L’iniziativa porta avanti lo spirito e la volontà del proposto d’Anghiari e la curia locale la sostiene con gioia.
Una parte significativa delle opere proviene dalla famiglia Fontana, come ha ricordato Rossella Sileno, direttrice del Museo Taglieschi: “Il prestito delle opere è temporaneo ma rinnovabile. La parte più consistente della collezione è stata donata dalla famiglia Fontana e la convenzione sottoscritta con il Comune di Anghiari comprende oltre 150 pezzi”.
Sul valore dell’operazione è intervenuto anche il sindaco Alessandro Polcri: “Il 2025 si chiude con una grande offerta sul piano dei musei. Qui la cultura è di casa e dobbiamo esserne consapevoli, perché da questo dipende anche il nostro rapporto con le altre istituzioni culturali”.
L’assessora alla cultura Alberica Barbolani da Montauto ha ribadito il valore prospettico dell’iniziativa: “Questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per lo studio e la ricerca sulla storia dell’arte di Anghiari. Le ceramiche ci permettono di ricostruire memorie fondamentali della nostra comunità”.
Grande attenzione è stata riservata anche alla comunicazione e al coinvolgimento del pubblico, grazie a un progetto multimediale curato da Rosario Ruggiero Terrone, che ha realizzato una serie di video-documentari accessibili tramite QR code: “La ceramica non è solo un oggetto, ma una pratica da tramandare. I video raccontano questa storia attraverso una pluralità di voci della comunità locale”.
Terrone ha voluto ringraziare Erika Andreini, che ha curato le riprese, il personale museale, la direttrice Sileno “per le sue intuizioni e la sua esperienza”, Emanuele Fontana per la condivisione della storia familiare, Mario Del Pia per il contributo sull’identità del territorio ed Elena Merendelli, testimone della continuità tra artigianato antico e produzione contemporanea.
La mostra è stata realizzata grazie a un finanziamento della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura. Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il contributo fondamentale di Benedetta Spadaccini, già direttrice del Museo della Battaglia, attualmente è diretto ad interim dalla dottoressa Elisabetta Borghesi.
Borghesi è interveuta durante la presentazione aggiungendo: “Tutto il personale del museo ha partecipato all’allestimento. Ringrazio Emanuele per il comodato delle opere raccolte dal professor Giuseppe Fontana e la famiglia Zanchi, che ha donato manufatti in terracotta legati alla propria tradizione familiare”.
Stefano Casciu, prossimo al pensionamento, ha voluto condividere un’esperienza personale che lo lega al Museo Taglieschi: “Ho iniziato la mia carriera nel Ministero dei beni culturali nel 1990, quando fui assunto come ispettore storico dell’arte presso la Soprintendenza di Arezzo. Per dieci anni ho lavorato lì come funzionario, occupandomi della Valtiberina e della Valdichiana: Anghiari, Sansepolcro e tutto il territorio circostante erano parte integrante della mia attività quotidiana”.
Ha poi proseguito: “Tornare qui dopo tanti anni, oggi in veste di dirigente, ha per me un valore speciale. È vero che il Museo Taglieschi non era diretto da me – lo era dalla collega Laura Speranza –, ma conoscevo molto bene questo luogo e lo frequentavo spesso. Chiudere idealmente il mio percorso professionale qui, grazie anche al supporto di bravissimi funzionari come l’architetta Sileno, il dottor Terrone e l’architetto Fuschino, è una grande soddisfazione. Insieme hanno svolto un lavoro eccellente per restituire alla città di Anghiari,in collaborazione con il Comune, un patrimonio profondamente legato alla vita e alla storia di questo territorio”.
In chiusura, la dottoressa Rossella Sileno ha annunciato pubblicamente la conclusione del suo incarico come direttrice del Museo di Palazzo Taglieschi, salutata da un lungo applauso. Il suo successore verrà nominato nel 2026.





