In diverse occasioni si è provveduto a rimarcare quanto certe vicende riguardanti la gestione dei cosiddetti beni Comuni dell’area fiorentina, potrebbero produrre risvolti anche nel territorio aretino. Ciò dipende essenzialmente dal fatto che da qualche anno nelle province di Firenze, Prato e Pistoia è stato messo a punto il modello gestionale della multiutility che accorperà acqua, rifiuti e gas. Nei giorni scorsi sono state ben due le notizie che hanno attirato l’attenzione su questo tema: una riguardante il servizio idrico e una quello di raccolta dei rifiuti.
La prima risale al 10 marzo, ovvero alla data in cui il Tribunale Civile di Firenze si è espresso con una sentenza che consente ai soci pubblici di Publiacqua – una società a capitale misto, quindi non troppo differente dall’aretina Nuove Acque – di liquidare la componente privata, ovvero Acque Blu Fiorentine S.p.A. (controllata a sua volta dalla romana Acea S.p.A). Tale operazione potrà avvenire attraverso l’acquisizione, da parte dell’attuale socio pubblico, delle quote detenute dal soggetto sopraccitato. Di fatto, stando a quanto emerso in queste settimane, il privato dovrà dunque cedere il proprio 40% a Plures, ovvero alla multiutility nata dalla fusione tra Alia Servizi Ambientali, Publiservizi, Consiag e Acqua Toscana. Questa holding, la cui compagine societaria è costituita dai Comuni della Toscana centrale, tra cui Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli, dovrà quindi riconoscere ad Acea un corrispettivo di 122 milioni di Euro. La cifra è senz’altro importante (anche per una realtà come Publiacqua il cui fatturato supera i 300 milioni di euro annui), ma questo sforzo consentirà di raggiungere un obiettivo di cruciale importanza: la piena ripubblicizzazione del servizio idrico.
La seconda notizia è relativa a uno scontro intercorso tra l’Ato Toscana Centro e Alia, la società a cui è affidata la gestione dei rifiuti e che, per appunto, da tre anni a questa parte è diventata il perno della multiutility Plures. Secondo le corrispondenze scritte che nei giorni scorse sono diventate di dominio pubblico, la diatriba tra i due enti riguarderebbe alcuni aspetti tecnici da cui però emergerebbe la volontà di Alia-Plures di scaricare sulla Tari dei cittadini alcune delle spese sostenute. Su questo punto l’Ato – cioè è l’organismo che rappresenta i Comuni e che è chiamato a esercitare un’azione di controllo – si è opposto ad alcune scelte effettuate dall’azienda. Al di là del fatto che il problema possa o meno essere risolto in tempi ragionevoli, è già così evidente che a monte di tale questione ci sia un corto circuito. Seppur con forme diverse, sia Alia-Plures che l’Ato Toscana Centro dovrebbero infatti operare perseguendo un obiettivo condiviso, ovvero quello di garantire il miglior servizio ai cittadini senza gravare più del necessario sulle loro tasche. La contrapposizione generatasi non può, invece, che andare a certificare una situazione ben diversa: quella in cui l’Ato prova, evidentemente, a opporsi ai possibili incrementi della Tari, mentre il gestore – i cui soci sono talvolta gli stessi Comuni – difende le proprie scelte che intendono andare in direzione opposta. Da questo punto di vista l’atteggiamento di Alia-Plures, giusto o sbagliato che sia, dimostra che persino un ente pubblico, qualora non abbandoni un’impostazione che di default è finalizzata a generare utili, potrebbe trovarsi, ad esempio, a operare scelte in funzione delle proprie esigenze di bilancio, prima ancora di abbracciare e tutelare un interesse collettivo (come il contenimento del carico fiscale).
In questa situazione, non può non far riflettere il fatto che, come dichiarato da diversi amministratori pubblici dei Comuni interessati, la gestione dell’acqua sarà totalmente pubblica proprio grazie al fatto che a rilevare tale attività sarà la stessa multiutility Plures. Una volta dentro questa holding, sarà possibile offrire un servizio al cittadino senza avere l’esigenza di generare un utile, ma investendo eventuali proventi unicamente sulla qualità del proprio operato? E inoltre, in uno scenario in cui – tramite la modifica dei rispettivi statuti – Publiacqua continuerà a essere operativa all’interno di una multiutility (Plures) che dovrebbe estendere il suo raggio d’azione a tutta la Toscana, potrà essere garantito un effettivo peso decisionale anche ai piccoli municipi?
Nel dibattito pubblico di questi giorni queste domande non hanno trovato molto spazio. Persino i più convinti fautori dell’acqua pubblica – come Lorenzo Falchi, ex-sindaco di Sesto Fiorentino e attuale capogruppo di Avs in Consiglio Regionale – hanno più volte parlato, in maniera compiaciuta, di “salvaguardia del progetto industriale della multiutility”, riferendosi al fatto che la gestione idrica rientrerà nella sua “pancia” assieme a rifiuti e gas. Per alcuni, come il consigliere comunale fiorentino Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), la soluzione di ricondurre il servizio idrico integrato all’interno della multiutility potrebbe rispondere, oltre che a una mediazione politica, a una questione pratica: quella che il mercato dell’acqua, producendo entrate certe e prevedibili, “possa servire a garantire la costruzione di un colosso che altrimenti avrebbe i piedi di argilla”. Grazie alla gestione idrica si potrà infatti contare su una maggiore esposizione debitoria, assicurando così un importante sostegno alla nuova società. Insomma, al di là del legittimo entusiasmo che si lega al percorso di ripubblicizzazione del servizio idrico, forse è davvero arrivato il momento di avviare una discussione sulla futura modalità di gestione dell’acqua anche in quei territori (tra i quali rientra la provincia di Arezzo) che a breve saranno chiamati ad effettuare, proprio su questo, delle scelte determinanti.





