Toscana contro tutti sulla questione dell’eolico e del progetto “Badia del Vento”, quello già approvato che prevede le sette pale alte 180 metri nel territorio di Badia Tedalda ma al confine con quello del Comune romagnolo di Casteldelci. Le associazioni ambientaliste e territoriali stanno tutte dalla parte dell’Emilia Romagna, contraria a un impianto che ha sempre definito come uno “scempio” dal punto di vista paesaggistico.
Le realtà in questione sono Italia Nostra (sezioni di Arezzo, Firenze, Valmarecchia e Maremma Toscana), Wwf (sezioni di Rimini e Forlì-Cesena), Club Alpino Italiano – Regione Toscana, Amici della Terra, Altura, Associazione I Cammini di Francesco in Toscana, Coalizione Tess – Transizione Energetica Senza Speculazione, Atto Primo – Salute, Ambiente, Cultura Odv, insieme a decine di comitati e associazioni locali dell’Appennino tosco-romagnolo e marchigiano, tra cui Crinali Liberi Londa, Comitato Tutela Crinale Mugellano, Appennino Sostenibile, Crinali Bene Comune, Salviamo l’Appennino Faentino Forlivese, Parma Città Pubblica Aps e molte altre realtà riunite nella difesa del paesaggio e delle comunità di montagna.
Nel loro intervento, le associazioni esprimono pieno sostegno al presidente della Provincia di Ravenna Michele De Pascale e alla vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo, riconoscendone l’impegno nel promuovere politiche energetiche coerenti e rispettose dei territori. Si tratta di “una scelta di grande responsabilità, che mette al centro la tutela del paesaggio, della biodiversità e della sicurezza idrogeologica” contro quello che si prospetta come “uno scempio ambientale e paesaggistico senza precedenti nel cuore del Montefeltro”. Secondo i firmatari, infatti, non si può giustificare con la transizione ecologica la realizzazione di impianti fortemente impattanti, che comportano l’abbattimento di boschi, la movimentazione del suolo e l’installazione di torri alte centinaia di metri in contesti naturalistici e culturali di pregio.
Una particolare critica viene rivolta alla Regione Toscana, accusata di una gestione disomogenea delle autorizzazioni: da un lato, la bocciatura di impianti eolici in aree iconiche come le Crete Senesi o la Maremma; dall’altro, l’approvazione di progetti collocati nelle zone di confine o in territori montani più deboli, come nel caso del crinale tra Toscana ed Emilia-Romagna. Un atteggiamento che, secondo i promotori della nota, “finisce per penalizzare le comunità locali e compromettere i delicati equilibri ambientali di queste aree”.
Tra le voci fuori dal coro vi è quella di Legambiente, che invece sostiene “Badia del Vento” e che ha accusato di incoerenza la Regione Emilia Romagna, facendo arrabbiare non poco Fabiano Tonielli, sindaco di Casteldelci, che ha risposto per le rime, esprimendo i propri dubbi sul comportamento della stessa associazione, tanto più che il versante sul quale verranno posizionati gli aerogeneratori è stato di recente interessato da una frana importante. “Perché allora la Toscana – rimarca Tonielli – ha accordato autorizzazioni senza approfondimenti tecnici? La disquisizione di fondo, con la critica a Legambiente, è la seguente: come si può pensare di risolvere il problema energetico con impianti del genere, abbattendo ettari di boschi e facendo sparire specie rare di animali come l’aquila reale?”.
La transizione ecologica, sottolineano, “non può ridursi a uno slogan”: deve fondarsi su scelte realmente sostenibili, capaci di coniugare produzione di energia pulita e tutela del paesaggio. Altrimenti, avvertono, i costi ambientali e sociali finiscono per ricadere sulle comunità locali, mentre i benefici economici restano concentrati in poche mani. Le associazioni richiamano infatti l’attenzione sul tema degli incentivi pubblici che sostengono progetti come quello di Badia del Vento, ricordando che “le risorse destinate a questi impianti derivano da miliardi di euro raccolti attraverso le bollette di cittadini e imprese”.
La conclusione delle associazioni contrarie a “Badia del Vento” è pertanto scontata: “Produrre energia pulita non basta se i costi ambientali e sociali ricadono sul territorio, mentre i benefici concreti restano limitati a proponenti e proprietari terrieri”.





