Maxi-eolico nella dorsale appenninica e tutela dei beni culturali

Quali effetti produrrebbero gli impianti sul patrimonio storico, artistico e paesaggistico dell’Alta Valle del Tevere e del Montefeltro?

L’articolo 9 della Costituzione italiana sancisce l’impegno della Repubblica a tutelare il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione. In un recente comunicato, Italia Nostra Valmarecchia, Italia Nostra Arezzo e l’associazione I Cammini di Francesco in Toscana hanno affermato congiuntamente che questo principio non può né essere negoziato, né subordinato alle urgenze delle società energetiche. Tale dichiarazione è andata a chiudere una serie di spunti che, in maniera circostanziata, hanno contribuito a mettere a fuoco quanto certi territori potrebbero essere deturpati e impoveriti dalla presenza di maxi-impianti eolici.

Richiamandosi a un lavoro che tra il Montefeltro ha raccolto e georeferenziato quasi 200 siti di rilevanza culturale, i soggetti sopra citati sono partiti da un dato difficilmente contestabile: l’area appenninica compresa tra Toscana, Emilia-Romagna e Marche presenta un’eccezionale stratificazione storica che è figlia di una secolare interazione tra il paesaggio naturale e l’uomo. A partire dai centri storici, le testimonianze artistiche, i borghi, gli edifici di culto, le emergenze archeologiche, fino ai boschi di pregio botanico e naturalistico, tutti questi segni sono depositari di memoria e identità. In quanto tali sarebbero dunque da tutelare e valorizzare, probabilmente anche in misura maggiore rispetto a quanto non avviene oggi, visto che in alcune zone piuttosto dislocate non è raro rilevare un lento ma inesorabile deterioramento del patrimonio edilizio del passato.

Secondo l’associazione I Cammini di Francesco in Toscana e le sezioni di Italia Nostra di Arezzo e del Montefeltro, la realizzazione di impianti eolici, come quelli previsti per i crinali della zona considerata, non potrà che compromettere le prerogative di un territorio che sarebbe così costretto ad affrontare “conseguenze pesantissime per la biodiversità e per l’economia locale, a partire proprio da quelle attività turistiche e culturali che oggi rappresentano una delle principali risorse di sviluppo sostenibile”.

In altre parole, da quest’ottica i grandi progetti che nei prossimi anni potrebbero portare ad istallare decine di aerogeneratori di grandi dimensioni, rappresenterebbero una grossa insidia per il prezioso e cospicuo patrimonio culturale dell’area. Su questo specifico punto è però opportuno ricordare che c’è anche chi, invece, vede nell’eolico un’opportunità di concreta salvaguardia dello stesso. A pensarla così è, ad esempio, il sindaco di Badia Tedalda Alberto Santucci, il quale in occasione di una recente intervista ha spiegato che con una parte delle misure compensative riconosciute a quei comuni che ospiteranno gli impianti, sarà possibile offrire un’opera di manutenzione anche a quegli edifici di pregio storico e architettonico che al momento rischiano di cadere in definitiva rovina. Al momento i piccoli municipi non hanno risorse idonee per gestire tali immobili in maniera ottimale, di conseguenza la realizzazione di certi progetti potrebbe – per Santucci – aiutare a reperire le coperture adeguate per poter intervenire in questo senso.

Su queste due opposte interpretazioni è evidente come non possa esserci un possibile margine di contatto. Di fronte a questa totale incompatibilità merita allora tornare su uno spunto più generale attorno cui, probabilmente, potrebbe essere utile ragionare. Approcciando la questione in maniera più ampia – quindi andando oltre le ragioni che potrebbero animare l’azione di un sindaco, di una comunità, o di un’associazione – a livello nazionale sarebbe possibile raggiungere gli obiettivi definiti dall’Unione Europea circoscrivendo la produzione di energia rinnovabile alle coperture degli edifici o comunque ad aree già urbanizzate? E ancora: la sostenibilità economica di certi impianti che potrebbero essere realizzati nell’area appenninica sarebbe possibile senza incentivi pubblici? Questa seconda domanda è in effetti stata riportata anche nel comunicato citato all’inizio, dato che secondo i soggetti scriventi negli ultimi quindici anni in Italia sono stati destinati oltre 140 miliardi di euro di incentivi alle fonti rinnovabili, con un costo che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro all’anno. Per ora è difficile elaborare un’idea sul reale potenziale di alcune prospettive di produzione energetica nelle aree interne. Di conseguenza alla fine di questo ragionamento non può che rimanere un nodo di fondo: se certi territori ricchi di storia e cultura saranno davvero chiamati a scegliere tra la possibilità di mantenere ciò che è bello o quella di produrre ciò che utile, certi interrogativi andrebbero comprensibilmente affrontati prima.
un lavoro che tra il Montefeltro ha raccolto e georeferenziato quasi 200 siti di rilevanza culturale

Maxi-eolico nella dorsale appenninica e tutela dei beni culturali - Ambiente, Beni Comuni | TTV.it
L’immagine che ha accompagnato il comunicato di Italia Nostra Valmarecchia, Italia Nostra Arezzo e I Cammini di Francesco in Toscana.

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