Sanità in Valtiberina, le Case della comunità tra carenza di medici e aree montane

Il direttore del distretto Giampiero Luatti fa il punto sulla riorganizzazione dei servizi al confronto promosso dalla Cisl di Arezzo

Integrare i servizi sanitari e sociosanitari, rafforzare la collaborazione tra i professionisti e garantire l’assistenza anche nei territori montani più colpiti dallo spopolamento e dalla carenza di medici. Sono le principali sfide della sanità territoriale in Valtiberina, illustrate dal direttore della zona distretto Giampiero Luatti durante il Consiglio generale della Cisl di Arezzo, dedicato alla riorganizzazione dell’assistenza nella provincia.

L’iniziativa ha riunito i direttori delle cinque zone distretto dell’Aretino, alla presenza della direttrice sanitaria della Asl Toscana sud est Barbara Innocenti, per fare il punto sull’attivazione delle Case della comunità, sull’organizzazione dei servizi e sulle criticità ancora da affrontare.

In Valtiberina la rete comprende una Casa della comunità hub a Sansepolcro e due strutture spoke. Secondo Luatti, la questione principale non riguarda soltanto la disponibilità degli edifici, ma il funzionamento complessivo della rete. «La vera sfida è integrare i professionisti all’interno delle strutture e fare in modo che le Case della comunità comunichino tra loro, aumentando il valore dei servizi sanitari».

Una difficoltà particolarmente significativa in un territorio caratterizzato da una bassa densità abitativa e dalla presenza di numerose località montane. Luatti ha richiamato in particolare la situazione di Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda e Sestino, dove allo spopolamento si aggiungono i problemi legati alla disponibilità dei medici di medicina generale.

Per rispondere alla carenza di assistenza determinata dal pensionamento del medico precedentemente presente sul territorio, è stato attivato il progetto AFO, che prevede la rotazione di medici di medicina generale su due ambulatori. Una soluzione organizzativa pensata per mantenere una presenza sanitaria nelle aree più periferiche.

L’obiettivo indicato dal direttore è garantire un’assistenza adeguata in tutta la vallata, facendo lavorare in maniera coordinata Case della comunità, Centrale operativa territoriale, Ospedali di comunità e strutture sociosanitarie. “Le difficoltà non devono compromettere il diritto alla salute”, ha sottolineato Luatti.

Il confronto ha consentito anche di mettere a paragone la situazione della Valtiberina con quella degli altri distretti provinciali. In Casentino, dove le Case della salute sono presenti dal 2009, esiste già una collaborazione consolidata tra medici di famiglia, infermieri, specialisti e servizi sociali. A Bibbiena è in costruzione una nuova Casa della comunità hub, il cui completamento, secondo il sindaco Filippo Vagnoli, è atteso nei primi mesi del 2027.

In Valdarno sono già operative le strutture di San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini, mentre in Valdichiana la rete comprende le Case della comunità di Castiglion Fiorentino, Camucia e Foiano. Ad Arezzo, invece, è prevista entro la metà di novembre la conclusione dei lavori nelle strutture di via Guadagnoli e del Baldaccio, prima dell’organizzazione delle attività.

Le esperienze degli altri territori hanno evidenziato un tema comune: il completamento delle strutture non garantisce, da solo, una maggiore accessibilità alle cure. Occorre assicurare personale, servizi effettivamente disponibili e collegamenti tra i diversi livelli di assistenza. Una questione che assume particolare rilievo nelle aree interne, dove la distanza dai centri principali può rappresentare un ulteriore ostacolo.

Su questo aspetto è intervenuta anche la sindaca di Talla, Eleonora Ducci, richiamando il rischio che il rafforzamento delle strutture centrali finisca per indebolire i presidi più periferici: “Le Case della comunità devono essere un punto di riferimento, ma non devono svuotare i territori più marginali”, ha detto.

La Cisl di Arezzo, promotrice dell’incontro, ha ribadito la necessità di verificare non soltanto l’avanzamento dei lavori, ma anche l’effettiva organizzazione dei nuovi servizi. La segretaria provinciale Maria Rosaria Esposito ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei cittadini, mentre i segretari Mauro Cerofolini e Maurizio Milanesi hanno confermato l’impegno del sindacato a monitorare l’attuazione della riforma, con particolare attenzione al personale e alle risorse necessarie.

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