“Il bisogno sociale è in crescita, mentre le risorse sono insufficienti”. Durante il suo intervento d’esordio nel consiglio comunale di Sansepolcro, il nuovo assessore Giuliano Checcaglini ha introdotto con questa constatazione una lunga disamina dello stato della situazione in tema di welfare e sanità.
“I fondi della Regione – ha proseguito Checcaglini – vengono dati in base al numero degli abitanti, ma l’indice di vecchiaia nelle nostre zone, soprattutto nei Comuni montani, è molto più alto della media della popolazione toscana, e i relativi finanziamenti ne dovrebbero tenere conto. Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali fra disuguali, diceva Don Milani, e per lo stesso principio mi domando anche perché i Comuni montani mettano [nel sociale gestito dall’Unione dei Comuni, NdR] una quota pro capite uguale a quella di Sansepolcro, avendo un indice di vecchiaia molto più alto”. L’assessore ha aggiunto anche una riflessione “sulla gestione del sociale fatta dall’Unione dei Comuni e dalla Asl, spesso con una sovrapposizione che genera spreco di risorse e di tempo”. Ancora, Checcaglini ha parlato delle emergenze sociali, rispetto a cui ogni volta “parte una rincorsa per cercare di tamponare, per cercare soluzioni più o meno precarie”. Da qui l’idea di valutare la creazione di “una rete con delle risposte già pronte a cui ricorrere nel bisogno. Secondo me non è impossibile”, ha detto, “però devo dimostrare che si può fare”.
Rispetto alla carenza di fondi, Checcaglini ha annunciato di credere che “il Comune di Sansepolcro sia pronto, per la propria parte, ad aumentare le quote da destinare al sociale”, sottolineando però che “parte dei restanti Comuni, che assorbono più risorse, preferiscono diminuire le prestazioni anziché aumentare i loro contributi. Ma il prossimo presidente dell’Unione – ha chiosato l’assessore – sarà il sindaco di Sansepolcro e credo proprio che questi problemi verranno presi di petto”.
L’intervento di Checcaglini si è poi soffermato a lungo sul tema della Casa di comunità, riferendo in primis una considerazione del direttore generale uscente della Asl, Marco Torre, sul rapporto fra la nuova struttura e le vecchie Case della salute. Secondo Torre, ha riferito l’assessore, un obiettivo della creazione delle Case di comunità “era quello di uniformare il territorio, perché eccellenze come le Case della salute erano solo in alcune zone della Toscana, sostanzialmente nella provincia di Arezzo”. Proprio in merito alla questione della Casa della salute di Sansepolcro, Checcaglini aveva precedentemente precisato di essersi dimesso, il giorno della nomina ad assessore, dalla presidenza della relativa cooperativa di servizio. Dopo aver elencato le attività della struttura, l’assessore si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “Alla Casa della salute di Sansepolcro – ha detto – è stata fatta una guerra feroce, anche da politici presenti in quest’aula, anche con ricorso alla Guardia di Finanza per danno erariale. Invece, grazie al direttore generale di allora Enrico Desideri, la sanità territoriale ad Arezzo aveva precorso i tempi, in fondo ispirando le Case di comunità”.
La disamina ha visto quindi l’illustrazione della differenza fra la Casa di comunità hub presso l’ospedale di Sansepolcro e quelle spoke sul territorio, oltre che dei servizi che dovranno essere garantiti. “Ancora mancano diversi tasselli”, ha detto Checcaglini, spiegando di aver visitato la struttura principale insieme al direttore della Zona distretto Gianpiero Luatti. “Come prima riflessione – ha spiegato l’assessore – io cercherei di mettere a regime la Casa di comunità hub con gli specialisti e il personale adeguato, ma lascerei gli ambulatori dei medici dove sono più facilmente raggiungibili. Una preoccupazione che ho è se le Case della salute potranno sopravvivere e assicurare gli attuali servizi”. Comunque, ha detto Checcaglini, “bisognerà vedere le Case di comunità all’opera, perché tutto sarà legato alla disponibilità di risorse che si tradurranno in personale, specialisti, possibilità di fare esami in tempi ragionevoli”. Proprio su quest’ultimo punto, ha sottolineato la necessità di lavorare perché “almeno gli anziani” abbiano possibilità di fare in zona gli esami di base: “Proporre una radiografia a una persona di una certa età all’ospedale di Bibbiena o della Valdichiana vuol dire spingerla verso il privato o a rinunciare”, ha commentato.
L’intervento di Checcaglini si è svolto nel contesto di un’interrogazione presentata dal gruppo PD-InComune e illustrata dal capogruppo Andrea Laurenzi. Tra le questioni sollevate dall’esponente del centrosinistra, quella relativa al passaggio di consegne fra Mario Menichella (spostato al bilancio in sostituzione del dimissionario Rivi) e lo stesso Checcaglini: “Perché, dopo cinque anni, togliere le deleghe alla sanità e al sociale all’assessore che le aveva esercitate sin dall’inizio nell’ambito di un programma e di un mandato che credo fossero condivisi dall’amministrazione?”, aveva chiesto Laurenzi, che aveva inoltre domandato al nuovo membro della giunta “cosa pensi realmente, e non per gioco delle parti, della Casa di comunità e della strategia che questa amministrazione ha portato avanti fino a oggi”.
All’interrogazione aveva risposto in prima battuta il sindaco Fabrizio Innocenti, che aveva difeso Menichella, parlando della necessità di sostituire Rivi come unica ragione del suo spostamento ad altre deleghe. “È chiaro – aveva poi sottolineato il primo cittadino – che l’ingresso di Checcaglini irriti profondamente la sinistra, perché evidenzia la crisi profonda che l’opposizione sta vivendo a livello nazionale e territoriale, nei contenuti e nella leadership”.
Dopo la lunga disamina di Checcaglini è arrivata la controreplica di Laurenzi, che ha constatato che l’assessore “sta benissimo in questa amministrazione di centrodestra” e “si è immedesimato subito anche nella critica alla Regione”. Il capogruppo del PD ha quindi notato che “al di là dei possibili conflitti, che l’assessore ha chiarito, e mi fido di quello che ha detto, mi sembra che abbia una visione molto critica sulle Case di comunità e favorevole, guarda un po’, alle Case della salute. Questa cosa mi stona”, ha detto Laurenzi, “non perché l’assessore non possa avere questa visione, ma perché fino a un mese fa parlavamo una lingua completamente diversa con l’assessore Menichella, a cui diamo atto di aver svolto, secondo noi, un buon lavoro”.
Proprio Mario Menichella ha voluto concludere il dibattito con una precisazione: “Il modello della Casa di comunità – ha detto – è l’estensione di quello della Casa della salute, non solo da noi ma anche a livello nazionale, che è stato voluto da Desideri”.





