Status di comuni montani, cosa può cambiare per l’Alta Valle del Tevere

Lo scenario nel nostro territorio, mentre prosegue una serrata trattativa fra Governo e Regioni

La riforma voluta dal ministro Roberto Calderoli continua a far discutere Regioni e amministratori locali, e anche in Alta Valle del Tevere si fanno i conti con i nuovi criteri proposti per stabilire quali comuni possano essere ancora considerati montani. Una definizione tutt’altro che secondaria, da cui dipendono agevolazioni fiscali, accesso a fondi, bonus per le famiglie, incentivi alle imprese e deroghe su scuola e servizi pubblici.

Secondo la proposta avanzata dal Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie, ancora al centro di un confronto serrato con le Regioni, un comune potrà essere classificato come montano se soddisfa almeno uno di tre criteri alternativi: almeno il 25% del territorio (esclusi i laghi) si trova sopra i 600 metri di altitudine, e almeno il 30% presenta una pendenza superiore al 20%; oppure un’altimetria media del territorio comunale superiore ai 500 metri; o infine un’altimetria media pari o superiore a 300 metri per i comuni “interclusi”, cioè completamente circondati da altri comuni già classificati come montani.

Si tratta, secondo il ministro, di “una riforma attesa da decenni”, che tuttavia ha sollevato forti critiche da parte di opposizioni e territori, soprattutto lungo la dorsale appenninica. Il nodo centrale riguarda proprio l’impatto che la nuova classificazione potrebbe avere sull’accesso ai fondi pubblici e sui servizi essenziali nei centri più fragili.

Nell’Alta Valle del Tevere, finora tutti i quindici comuni – otto umbri e sette toscani – risultano inseriti nell’elenco nazionale dei comuni montani. Tuttavia, applicando in via preliminare i nuovi criteri così come sono stati presentati finora, sette di questi sembrerebbero non rientrare più nella definizione, almeno in assenza di deroghe o ulteriori precisazioni tecniche che sono ancora in discussione. Si tratta di Anghiari, Monterchi, Citerna, Città di Castello, Lisciano Niccone, Montone e Umbertide. Nessuno di questi comuni, per lo meno sulla base dei dati disponibili, risulterebbe soddisfare le soglie richieste per quota, pendenza o altimetria media.

Rimarrebbero invece con tutta probabilità all’interno della classificazione Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Sestino, Monte Santa Maria Tiberina, Pietralunga e San Giustino, grazie al superamento di almeno uno dei criteri previsti.

Si tratta, è bene sottolinearlo, di valutazioni basate su una lettura tecnica ancora non definitiva. La bozza ministeriale è infatti oggetto di un confronto istituzionale tuttora in corso, e i dettagli attuativi, come il modo in cui verranno trattate specifiche porzioni di territorio comunale, non sono ancora stati chiariti. Allo stesso tempo, alcune Regioni stanno chiedendo la possibilità di introdurre criteri integrativi o correttivi per tenere conto di situazioni particolari.

A ricordare che la montagna non può essere ridotta a una somma di dati altimetrici è anche Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale dei Comuni e degli Enti montani (UNCEM): «La montagna va considerata come un sistema, una rete interconnessa: non si possono creare divisioni, fratture e classificazioni rigide».

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