Aree interne: un’occasione anche per Sestino

L’obiettivo del rilancio delle zone montane tra buone pratiche, memoria storica e nuove prospettive

Le aree interne hanno guadagnato, nelle ultime settimane, notevoli spazi sui giornali e nelle TV. Merito soprattutto di quei “cento arcivescovi, vescovi, cardinali che hanno firmato una lettera aperta al Governo e al Parlamento”, a seguito del piano strategico nazionale sulle aree interne , quale conclusione del convegno tenuto a Benevento. Ma sono anni che la CEI, periodicamente, dedica incontri e studi sul tema.

Sestino è in questa geografia italiana e ha abbondanti argomenti per affrontare – in maniera moderna – un tema vitale. Così come lo ha fatto in passato, rendendosi conto che le trasformazioni sociali, economiche e climatiche – e anche politiche – costituiscono aspetti peculiari, nel lungo periodo, di ogni realtà.

Le evoluzioni sono diventate veloci ma spesso ogni realtà montana ha trovato pungoli di rinnovamento pratico. Per la nostra realtà tibero-montefeltrana, basterebbe ricordare – insieme alla valorizzazione dell’ambiente incentrato sul Sasso di Simone, al Parco faunistico di Ranco Spinoso – le trasformazioni dell’agricoltura e degli allevamenti di bestiame, passati dagli allevamenti bovini ibridi alla razza Chianina, all’attenzione per il tartufo bianco, tra i migliori della Toscana, per il quale fu lanciato anche l’“Oscar del tartufo”, come ai tesori culturali espressi dall’architettura rurale, dall’archeologia, dall’arte delle chiese. E anche la modernizzazione della scuola.

In tutto ciò, tra gli altri, hanno avuto un ruolo importante Coldiretti e il suo direttore, Pier Ferruccio Romualdi, originario di Sestino, scomparso recentemente, che dovrebbe essere ricordato con apposita iniziativa. Ricordo che il Romualdi telefonò al comune e lo invitò ad un seminario a Fiesole per affrontare il tema di una rinnovata legge per la montagna. Sestino andò, espresse le sue opinioni e argomentò in maniera correlata la proposta per difendere le scuole di montagna, in pericolo per essere divise e spostate in pianura. La proposta fu portata nelle discussioni parlamentari e la nuova legge della montagna, la n. 97 del 1994, art.27, “inventava” gli “Istituti comprensivi”, altrimenti detti inizialmente anche “scuole verticalizzate”. L’idea di Sestino, anche per merito della Coldiretti, diventava una legge nazionale.

L’anima delle aree interne, però, deve uscire da questi stessi territori, da confronti, da scelte con cui voler credere nel proprio futuro, attraverso le quali emergano le peculiarità delle varie comunità, per poi condividerle con il complesso delle realtà istituzionali correlate. Ecco perché – come evidenziano anche i vari interventi CEI e i confronti già in corso ma a livelli superiori – i Comuni e le altre istituzioni e i privati devono mettersi in gioco. E anche Sestino deve mettersi al lavoro con tutte le sue forze.

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