Dopo aver dato conto, in un primo resoconto, delle principali novità emerse dagli interventi introduttivi del consiglio comunale aperto sul dimensionamento scolastico, la seduta convocata dal Comune di Città di Castello è entrata nel vivo con il dibattito politico tra i consiglieri di maggioranza e opposizione.
Il confronto in aula – seguito da un pubblico numeroso composto da genitori, docenti e cittadini – ha visto gli interventi di tutti i gruppi consiliari. Pur con sensibilità e letture politiche differenti sulle responsabilità e sulle origini della vicenda, il dibattito ha registrato una sostanziale convergenza sulla necessità di sostenere le iniziative a tutela del sistema scolastico cittadino, a partire dal ricorso al TAR promosso dal Comune.
“Il consiglio comunale di Città di Castello ritiene il dimensionamento scolastico non accettabile, sia sul piano formativo che logistico, e auspica la revoca del provvedimento”.
È questo il contenuto dell’ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche rappresentate in aula — PD, PSI, Lista Civica Luca Secondi Sindaco, Castello Cambia, Gruppo Misto-Azione, Lega, Forza Italia, Lista Civica Marinelli Sindaco, Fratelli d’Italia e Castello Civica — e approvato al termine della seduta straordinaria dedicata alla riorganizzazione della rete scolastica nel territorio tifernate.
Il documento, concordato dal sindaco Luca Secondi con i capigruppo consiliari e illustrato durante la seduta, è stato votato davanti al pubblico presente in aula, tra il quale sedeva anche la consigliera regionale Letizia Michelini.
L’iniziativa politica del consiglio comunale si inserisce in un quadro più ampio di azioni istituzionali contro il provvedimento di dimensionamento, a partire dal ricorso al TAR dell’Umbria presentato dal Comune il 10 marzo, al quale si affiancheranno anche il ricorso ad adiuvandum della Regione, che sarà deliberato in giunta mercoledì 18 marzo, il ricorso del comitato dei genitori e l’adesione della rappresentanza sindacale degli insegnanti.
Gennari: “Decisione illogica e lesiva del diritto allo studio”
Il consigliere PSI Luigi Gennari ha espresso forte preoccupazione per “le ripercussioni sugli spazi educativi e sull’offerta formativa a danno degli studenti e delle famiglie”.
Secondo Gennari, le decisioni assunte sul dimensionamento rappresentano “una scelta totalmente illogica e priva di fondamento”, che rischia di compromettere il diritto allo studio della comunità tifernate.
Il consigliere ha quindi chiesto che il provvedimento venga sospeso almeno fino alla ricostruzione della scuola Dante Alighieri, auspicando che il consiglio comunale possa approvare un documento unitario che esprima un chiaro “no” alla riorganizzazione.
Rossi e Campagni: critiche alla Regione
Dai banchi dell’opposizione, la capogruppo di Fratelli d’Italia Elda Rossi ha ribadito la compattezza del consiglio comunale nel contrastare il dimensionamento, pur puntando il dito contro le responsabilità politiche della Regione.
Secondo Rossi, se l’ente regionale avesse davvero voluto difendere Città di Castello avrebbe dovuto predisporre un piano più motivato e coerente, capace di evidenziare le specificità del territorio e il ruolo sovracomunale della città.
Sulla stessa linea il capogruppo di Forza Italia Tommaso Campagni, che ha espresso piena disponibilità a fare fronte comune per salvaguardare il futuro degli studenti, pur contestando la lettura che attribuisce tutte le responsabilità al Governo nazionale.
Campagni ha ricordato come la Provincia di Perugia avesse già deliberato nel settembre 2025 lo sdoppiamento della scuola Alighieri-Pascoli e come la Regione avesse successivamente deliberato con efficacia sospensiva su Gubbio e Terni, scelte che avrebbero contribuito a determinare il commissariamento e la decisione finale.
Gatticchi: “Atto calato dall’alto”
Per la maggioranza è intervenuto il capogruppo del Partito Democratico Gionata Gatticchi.
Gatticchi ha sostenuto che il dimensionamento nasce da “una scelta precisa del Governo nazionale”, accusato di aver applicato criteri esclusivamente numerici senza considerare la realtà dei territori.
Secondo il capogruppo del PD, l’intervento del commissario ad acta ha prodotto “un atto calato dall’alto, senza un vero confronto con i territori e senza un’adeguata motivazione”.
Gatticchi ha quindi auspicato un voto unanime del consiglio comunale per sostenere l’azione dell’amministrazione comunale e chiedere la revisione del piano di dimensionamento.
Arcaleni e Bassini: critiche e richieste di chiarezza
Tra gli interventi della minoranza si è distinto quello della capogruppo di Castello Cambia Emanuela Arcaleni, che ha stigmatizzato “l’assenza inaccettabile dell’Ufficio scolastico regionale”, ritenendo che il provvedimento non rispetti criteri fondamentali come sostenibilità, fattibilità e logistica.
Arcaleni ha inoltre sottolineato come il decreto nazionale abbia privilegiato la logica dei tagli senza portare avanti altre parti della riforma, come la riduzione del numero di studenti per classe.
Anche la consigliera Luciana Bassini ha espresso perplessità sull’intera vicenda, evidenziando la mancanza di trasparenza in alcuni passaggi e chiedendo certezze sul futuro della scuola Dante Alighieri.
Bassini ha richiamato l’attenzione sui tempi del PNRR e sulla necessità di avere un cronoprogramma chiaro per la ricostruzione della scuola.
Mancini, Serafini e Lignani Marchesani: responsabilità e prospettive
Il capogruppo della Lega Valerio Mancini ha spiegato l’assenza del direttore dell’Ufficio scolastico regionale come conseguenza del ricorso promosso dal Comune, sottolineando però anche alcune criticità nella gestione della vicenda da parte dell’amministrazione.
Mancini ha inoltre riaperto il tema della scelta di demolire e ricostruire la scuola Dante Alighieri, ricordando che in passato era stata valutata l’ipotesi di costruire un nuovo edificio in un’area diversa.
Dai banchi della maggioranza il consigliere Claudio Serafini ha parlato di una decisione “formalmente corretta ma sostanzialmente impossibile”, considerando che il dimensionamento riguarda una scuola che oggi non esiste più fisicamente.
Il capogruppo di Castello Civica Andrea Lignani Marchesani ha invece invitato la politica ad assumersi le proprie responsabilità, sottolineando come il calo demografico renda inevitabili, nel lungo periodo, processi di riorganizzazione della rete scolastica.
Marinelli: “Serve anche un piano B”
Il consigliere Roberto Marinelli ha ricordato come Città di Castello sia stata più volte penalizzata nelle scelte istituzionali regionali e nazionali, citando come esempio la soppressione del tribunale.
Marinelli ha espresso sostegno al ricorso al TAR ma ha chiesto all’amministrazione comunale se siano già state valutate soluzioni alternative nel caso in cui il ricorso non dovesse avere esito favorevole.
La replica del sindaco
A chiudere il dibattito è stato il sindaco Luca Secondi, che ha respinto le accuse di inerzia rivolte all’amministrazione comunale. “Non accetto che si parli di inerzia del Comune – ha affermato – perché non siamo responsabili del torto subito”.
Secondo il primo cittadino, l’ente competente sul dimensionamento è la Regione, mentre la Provincia svolge una funzione istruttoria e i Comuni esprimono pareri. Secondi ha inoltre sottolineato come le motivazioni dell’atto del commissario ad acta siano ritenute insufficienti dall’amministrazione, motivo per cui è stato deciso di ricorrere al TAR.
Sul tema della ricostruzione della scuola Dante Alighieri, il sindaco ha ricordato che il progetto è stato predisposto dal Ministero dell’Istruzione e che la gara è stata gestita da Invitalia, precisando che l’area alternativa ipotizzata in passato non è ancora nella disponibilità del Comune.





