Dimensionamento scolastico, i genitori tifernati ricorrono al Tar

Depositato l’intervento 'ad adiuvandum' a sostegno del Comune: “Decisioni immotivate, la scuola non può diventare terreno di propaganda”

La mobilitazione dei genitori contro il dimensionamento scolastico a Città di Castello compie un passo formale anche sul piano giudiziario. Nella mattinata di venerdì 20 marzo è stato infatti depositato presso il Tar dell’Umbria l’intervento ad adiuvandum a sostegno del ricorso presentato dal Comune di Città di Castello contro il provvedimento di riorganizzazione della rete scolastica.

L’atto è stato presentato tramite l’avvocato Alessio Tomassucci e riguarda i genitori degli alunni dei due circoli didattici cittadini e della scuola secondaria di primo grado “Alighieri-Pascoli”, che hanno deciso di intervenire direttamente nella vicenda.

Nel comunicato diffuso alla stampa, i promotori dell’iniziativa spiegano la scelta con toni molto critici verso il dibattito politico che si è sviluppato nelle ultime settimane. “Stanchi di una propaganda politica che riteniamo sterile e di decisioni amministrative del tutto immotivate – affermano – abbiamo deciso di passare ai fatti depositando ufficialmente l’intervento ad adiuvandum presso il TAR dell’Umbria”.

Secondo i genitori, l’azione legale rappresenta un passaggio necessario dopo settimane di mobilitazione. “Non siamo spettatori passivi di decisioni calate dall’alto – si legge nella nota – ma cittadini che hanno scelto di analizzare documenti, decreti e delibere. Il nostro movimento, nato spontaneamente e consolidatosi attraverso una rete di centinaia di famiglie, non accetta provvedimenti che ignorano le specificità del nostro territorio e il diritto dei nostri figli a un’istruzione di qualità”.

Il comunicato distingue inoltre tra quello che viene definito “sostegno reale” ricevuto da alcune parti politiche e quella che invece viene bollata come “propaganda di facciata”. “Condanniamo fermamente chi ha tentato di cavalcare il tema solo per coprire precise responsabilità o per giustificare atti del tutto immotivati – affermano i genitori –. Non accettiamo che la scuola venga usata come paravento per nascondere mancanze amministrative o per legittimare scelte prive di una reale logica educativa”.

Tra le ragioni alla base dell’opposizione al dimensionamento scolastico, le famiglie indicano alcune criticità organizzative e strutturali. In particolare viene segnalata la saturazione degli spazi nel plesso di via Collodi, dove sarebbero attualmente concentrati gli alunni dopo la mancata disponibilità della sede di via della Tina, e il rischio di “disgregare collegi docenti costruiti nel tempo su specifici progetti pedagogici”.

I promotori dell’iniziativa sottolineano inoltre di aver approfondito i provvedimenti normativi alla base della riorganizzazione scolastica, dal decreto ministeriale 124 del 2025 fino alla programmazione regionale e provinciale. “Abbiamo messo da parte le opinioni personali per studiare i testi – spiegano – e ciò che ne è emerso è un quadro di arbitrarietà assoluta”.

La mobilitazione, ricordano i genitori, ha raccolto oltre 3.200 firme e ha portato in piazza più di 400 persone durante le recenti iniziative organizzate davanti al cantiere della scuola Dante Alighieri, indicato come uno dei simboli della vicenda.

Al di là dell’esito del ricorso, le famiglie sottolineano anche il valore civico della mobilitazione. “A prescindere dalle sentenze – concludono – quello che resta è la forza di una partecipazione autentica: una comunità che si è riconosciuta e si è attivata insieme”.

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