Il Tar dell’Umbria ha disposto la sospensione cautelare del provvedimento sul dimensionamento scolastico che riguarda Città di Castello, accogliendo il ricorso presentato dall’amministrazione comunale. Una decisione che rappresenta un primo passaggio favorevole per il comune, in attesa dell’udienza di merito già fissata per il 12 maggio.
A commentare l’esito sono il sindaco Luca Secondi e l’assessore alle politiche scolastiche Letizia Guerri, che parlano di un risultato importante per il territorio. «Esprimiamo profonda soddisfazione per la decisione del Tar dell’Umbria di concedere la sospensiva», dichiarano, sottolineando come il provvedimento riconosca «il fabbisogno veritiero delle preoccupazioni di un’intera comunità».
Nel merito, il tribunale amministrativo ha ritenuto che il ricorso presenti «sufficienti profili di fondatezza» rispetto alle principali contestazioni avanzate dal Comune. L’ordinanza mette inoltre in dubbio la sussistenza delle condizioni che avrebbero giustificato l’intervento sostitutivo dello Stato e giudica sproporzionata l’azione del commissario ad acta, che avrebbe ecceduto rispetto al mandato ricevuto.
Tra gli elementi evidenziati dal Tar anche le criticità legate alla situazione degli spazi scolastici cittadini, in particolare il sovraffollamento del plesso di via Collodi, attualmente interessato dalla presenza degli studenti trasferiti da un altro edificio in fase di ricostruzione.
Il tribunale ha inoltre riconosciuto il rischio di un danno grave e irreparabile per l’ente, ritenendo che la sospensione non comprometta gli obiettivi del Pnrr, anche grazie alla tempistica dell’udienza di merito.
Il ricorso, presentato lo scorso 10 marzo tramite l’avvocato Francesco A. De Matteis, contestava i decreti commissariali relativi al dimensionamento scolastico in Umbria. Con l’ordinanza numero 32, il Tar ha quindi sospeso l’efficacia delle misure limitatamente al territorio tifernate.
«Un ricorso che si è ritenuto doveroso proporre contro un provvedimento ingiusto e soprattutto insostenibile», concludono Secondi e Guerri, ribadendo che l’azione è stata intrapresa «a tutela del diritto allo studio» e dell’intera comunità scolastica.
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