Grande partecipazione di pubblico al consiglio comunale aperto convocato dal Comune di Città di Castello per fare il punto sulla complessa vicenda del dimensionamento scolastico, che nelle ultime settimane ha mobilitato istituzioni, famiglie e mondo della scuola.
L’iniziativa, presieduta dal presidente del consiglio comunale Luciano Bacchetta, ha registrato una presenza numerosa di cittadini, docenti e genitori, accorsi in aula per ascoltare gli interventi dei relatori invitati e seguire il confronto politico sul futuro della rete scolastica cittadina.
I lavori si sono aperti con una serie di relazioni istituzionali e testimonianze dal mondo della scuola e delle famiglie, che hanno ricostruito l’iter della vicenda e illustrato le principali criticità del provvedimento.
Successivamente si è aperto il dibattito tra i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, ancora in corso al momento della stesura del presente articolo. In questa prima fase l’attenzione si concentra quindi sugli interventi di apertura, che hanno fornito il quadro della situazione e anticipato alcune delle prossime mosse sul fronte istituzionale-amministrativo.
Il Comune: “Decisione senza motivazioni e logisticamente insostenibile”
A ripercorrere i passaggi che hanno portato all’attuale situazione è stato il sindaco Luca Secondi. Il primo cittadino ha ricordato come inizialmente la Regione Umbria avesse individuato Gubbio e Terni come realtà interessate dal dimensionamento scolastico. Il quadro è però cambiato con l’intervento del commissario ad acta nominato dal Ministero, che ha confermato Gubbio ma ha sostituito Terni con Città di Castello.
Una decisione che l’amministrazione comunale contesta apertamente. “Dal nostro punto di vista – ha spiegato Secondi – questa scelta è stata presa senza una reale motivazione, mentre la decisione regionale era stata il risultato di un percorso istruttorio e partecipato”.
Il Comune ha quindi chiesto un confronto con l’Ufficio scolastico regionale, nel quale è stata evidenziata in particolare la criticità logistica legata alla situazione della scuola media Dante Alighieri, demolita e ancora in attesa di ricostruzione. “Abbiamo proposto – ha aggiunto il sindaco – una soluzione di mediazione: sospendere il provvedimento e rivalutarlo una volta ricostruita la Dante. Una proposta che però non è stata accolta”.
Da qui la decisione di intraprendere un ricorso al TAR, ritenuto necessario per tutelare il sistema scolastico cittadino e il diritto allo studio.
La Regione: ricorso e sostegno al Comune
Nel corso della seduta è intervenuto anche l’assessore regionale all’istruzione Fabio Barcaioli, che ha ricostruito il quadro normativo nazionale da cui nasce il processo di dimensionamento: “la riorganizzazione deriva da una legge statale che ha previsto una riduzione del numero dei dirigenti scolastici – ha spiegato l’assessore – calcolata sulla base di stime demografiche relative agli studenti”.
Proprio su questo punto la Regione ha sollevato alcune contestazioni. Un riconteggio effettuato sugli iscritti effettivi avrebbe evidenziato una differenza di circa 1.400 studenti rispetto alle previsioni, elemento che – secondo la Regione – avrebbe giustificato il mantenimento di due autonomie scolastiche in più.
Per questo motivo la giunta ha presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro il DM 124/2025 – recentemente ritenuto inammissibile dal Consiglio di Stato – che non aveva previsto il riconteggio delle autonomie per l’Umbria.
L’ente regionale ha quindi deciso di affiancare il Comune di Città di Castello nella battaglia legale. “Mercoledì porterò in giunta la delibera con cui la Regione si costituirà a fianco del Comune nel ricorso al TAR”, ha annunciato l’assessore.
Parallelamente è stato avviato un tavolo tecnico con Provincia, Ufficio scolastico regionale e Comune per garantire che, indipendentemente dagli esiti giudiziari, gli studenti possano avere spazi adeguati per l’anno scolastico 2026-2027.
I genitori: “Provvedimento imposto e senza criteri”
Una delle voci più significative emerse durante il consiglio comunale è stata quella delle famiglie, rappresentate da Lucia Fiorucci. La rappresentante dei genitori ha ricordato come la rete scolastica cittadina sia già articolata, con due circoli didattici che gestiscono le scuole dell’infanzia e primarie e la scuola secondaria di primo grado Alighieri-Pascoli, nata dalla fusione di due istituti circa quindici anni fa.
Secondo i genitori, la creazione di due nuovi istituti comprensivi comporterebbe dirigenze chiamate a gestire realtà molto estese e distribuite su territori diversi, con il rischio di ridurre la capacità di risposta ai bisogni degli studenti.
Il movimento dei genitori è nato spontaneamente dopo l’annuncio del dimensionamento e ha già organizzato una manifestazione davanti al cantiere della scuola Dante Alighieri, raccogliendo oltre 3.200 firme contro il provvedimento.
Tra le principali preoccupazioni espresse nel documento di cui Fiorucci ha dato lettura: “la sicurezza e l’adeguatezza degli spazi scolastici; la perdita di continuità didattica; il possibile indebolimento dell’offerta formativa“. I genitori chiedono inoltre che i progetti caratterizzanti della scuola, come il corso musicale e il programma Erasmus, vengano garantiti anche nel nuovo assetto organizzativo.
Il dirigente scolastico: “Non è solo una questione amministrativa”
Dal mondo della scuola è arrivato anche l’intervento del dirigente scolastico Filippo Pettinari. Il preside ha sottolineato come il dimensionamento non rappresenti soltanto una questione amministrativa, ma abbia ricadute concrete sulla vita della comunità scolastica.
“Questo provvedimento – ha spiegato – interrompe un ragionamento sulla riorganizzazione della rete scolastica cittadina che era stato avviato prima della decisione ministeriale”. Tra le criticità evidenziate dal dirigente, anche in questo caso, vi sono la carenza di spazi adeguati, la possibile perdita di continuità didattica e le ricadute sul personale docente e amministrativo.
“La nostra scuola – ha osservato – è quella che viene colpita più direttamente, perché di fatto la Alighieri-Pascoli scompare”. Pettinari ha quindi espresso sostegno al ricorso promosso dal Comune, ritenendolo una richiesta di “assoluto buonsenso” nell’interesse della scuola e della città.





