Scuola, il centrodestra tifernate ricostruisce l’iter degli accorpamenti

In una nota congiunta le opposizioni vanno al contrattacco: “La proposta nasce in Provincia, la Regione ha scelto di non decidere. Amministrazioni inadeguate”

Sul dimensionamento scolastico e sugli accorpamenti che coinvolgono Città di Castello, le forze di centrodestra intervengono con una nota congiunta per “fare chiarezza su quanto detto in questi giorni”, proponendo una ricostruzione dettagliata dell’iter istituzionale che ha portato alla decisione finale.

Il comunicato parte da un presupposto preciso: il dimensionamento scolastico “è stato posto tra le riforme in ambito PNRR volute dal Governo Draghi nel 2022 e a cui sono vincolate le erogazioni dei contributi europei”, elemento che, secondo le opposizioni, viene spesso rimosso nel dibattito pubblico.

La proposta della Provincia: “Il dimensionamento era già presente”

Secondo il centrodestra tifernate, la prima proposta di accorpamento per Città di Castello nasce a livello provinciale. Nella nota si ricorda infatti che “la Provincia di Perugia, a maggioranza di centrosinistra, ha fatto proprie le proposte dell’Ufficio scolastico regionale con deliberazione n. 34 del 30 settembre, pubblicata il 5 novembre, in cui il dimensionamento a Città di Castello era già presente”. Un passaggio che dunque smentirebbe l’idea di una decisione improvvisa o calata dall’alto nelle ultime settimane.

La Regione e la sospensione della delibera

Il comunicato riconosce che la Regione Umbria aveva inizialmente escluso l’accorpamento di Città di Castello nel processo di unificazione delle proposte provinciali. Tuttavia, questo passaggio sarebbe stato vanificato dalla successiva sospensione della delibera regionale. “La Regione dell’Umbria ha sì escluso l’accorpamento di Città di Castello nell’unificare le due proposte provinciali – si legge nella nota – ma poi ha sospeso la propria deliberazione n. 86 dell’11 dicembre, esponendosi al commissariamento governativo”.

A seguito del commissariamento, il centrodestra sostiene che non vi sia stata alcuna nuova decisione politica. “Il commissario ad acta, nella persona proprio del dirigente scolastico regionale, ha semplicemente ripreso la propria proposta originale”, affermano le opposizioni. Da qui il nodo centrale del comunicato: “La prima proposta di accorpamento tifernate nasce nella Provincia e non viene modificata per la volontà di non decidere della Regione”.

L’accusa politica: “Marginalità della quarta città dell’Umbria”

La nota assume poi toni apertamente politici. Secondo il centrodestra, quanto accaduto certifica “la marginalità decisionale della quarta città dell’Umbria”, che si troverebbe ostaggio di “amministrazioni inadeguate”. Nel mirino finisce anche la sinistra locale, accusata di essersi “accodata alle bugie dei propri capi in Regione” e di aver “attaccato il bersaglio sbagliato”, senza chiarire – scrivono le opposizioni – “se per mera ignoranza o per consapevole servilismo”.

In chiusura, il centrodestra rivendica l’intenzione di proseguire l’azione politica e istituzionale “continuando a impegnarsi con serietà e determinazione in tutte le sedi competenti affinché siano pienamente riconosciuti e tutelati i diritti della comunità scolastica tifernate, senza strumentalizzazioni e senza scorciatoie”.

Sul fondo della vicenda resta ora il passaggio sul piano giuridico. Nella giornata di ieri, come noto, l’amministrazione comunale ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso al TAR contro il decreto sugli accorpamenti, aprendo una nuova fase del confronto che si sposterà dalle sedi politiche a quelle giudiziarie.

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