Supplenze ATA, Toscana e Umbria escluse dai fondi: “Fantasie punitive del Governo”

Gli assessori all’istruzione protestano insieme a Emilia-Romagna e Sardegna: “Risorse pubbliche usate come premio o ritorsione”

Toscana e Umbria, insieme a Emilia-Romagna e Sardegna, sono escluse dai 19 milioni di euro destinati alle supplenze temporanee del personale ATA. A contestare la decisione del Governo sono gli assessori regionali all’Istruzione, che collegano l’esclusione alla mancata attuazione autonoma del dimensionamento scolastico da parte delle quattro Regioni.

Secondo Alessandra Nardini, assessora all’Istruzione della Toscana, e Fabio Barcaioli, assessore dell’Umbria, insieme alle colleghe di Sardegna ed Emilia-Romagna, il dimensionamento è stato comunque realizzato attraverso il commissariamento disposto dal Governo. Per questo, sostengono gli amministratori regionali, non vi sarebbero ragioni legate al funzionamento delle scuole per escluderle dalle risorse.

«Le scuole sono state dimensionate, ma vengono private delle risorse necessarie per sostenere gli effetti» del dimensionamento, affermano gli assessori nella nota congiunta. A loro giudizio, la scelta finirebbe per penalizzare non tanto le amministrazioni regionali quanto «le scuole, il personale e le comunità che ogni giorno garantiscono il servizio pubblico». I titolari dei quattro assessorati parlano di «fantasie punitive» del Governo, che trasforma «il finanziamento della scuola in una leva per colpire chi non si è allineato alle proprie decisioni», pretendendo «obbedienza» e usando «le risorse pubbliche come premio o ritorsione».

Nardini, Barcaioli e le altre assessore chiedono quindi al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di cancellare un’esclusione che definiscono «vergognosa»: «Le risorse devono andare alle scuole che ne hanno bisogno», sostengono.

La vicenda è stata commentata anche dalla deputata tifernate del Partito Democratico Anna Ascani: «La gestione della scuola pubblica del ministro è vergognosa», ha detto. «Non ascolta le comunità scolastiche, assume decisioni inattuabili che mettono a rischio il diritto allo studio di bambini e ragazzi e punisce chi non si mostra compiacente. Daremo battaglia perché tutte le regioni colpite da questa inaccettabile scelta possano avere ciò che gli spetta», ha concluso la vicepresidente della Camera, perché «le ripicche politiche non possono e non devono cancellare il diritto allo studio».

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