Impianto eolico di Badia del Vento: la partita si sposta a Roma

A decidere sarà il governo nazionale, con il ministro Giuli che ha indetto una nuova conferenza di servizi

Impianto eolico di Badia del Vento: sarà il governo nazionale a decidere. Un piccolo colpo di scena, dunque, nella vicenda che si trascina da oramai diverso tempo e che vede contrapposte due regioni per le sette pale alte 180 metri da installare sul territorio toscano di Badia Tedalda al confine con quello romagnolo di Casteldelci, il quale lamenta il forte impatto paesaggistico e ambientale derivante dalla futura presenza degli aerogeneratori.

In luglio era arrivato l’ok della Toscana (competente in materia) sulla sua realizzazione, da sempre osteggiata sui versanti romagnolo e marchigiano, le cui istituzioni erano pronte a presentare ricorso al Tar. Non ci sarà più bisogno, perché la pratica ha imboccato la strada di Roma e il ministro alla cultura, Alessandro Giuli, ha stoppato l’iter. Non solo: il 30 settembre vi sarà una nuova conferenza di servizi, indetta dallo stesso dicastero, che rivaluterà le obiezioni delle Regioni Emilia Romagna e Marche, delle Soprintendenze e di altri enti. La conferma arriva da Nicola Marcello, consigliere dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna per Fratelli d’Italia. Un pronunciamento importante, che potrebbe modificare gli scenari.

E intanto, i progetti continuano a susseguirsi: l’ultimo in ordine di tempo è quello della proponente Scirocco Energy srl, che prevede la collocazione delle torri nel territorio del Comune romagnolo di Casteldelci ma con ricaduta su quelli toscani di Badia Tedalda e Sestino. E in questo caso i numeri sono maggiori: i megawatt di potenza salgono da 29,4 a 72 e gli aerogeneratori sono 10 invece di 7, alti per giunta più di 200 metri. C’è ancora tempo per le osservazioni, anche se il sindaco di Casteldelci, Fabiano Tonielli, è stato chiaro: “Con questo arriviamo a nove impianti eolici ai confini con il Riminese. Abbiamo già presentato le osservazioni e non si possono disboscare ettari ed ettari di bosco e stravolgere il contesto ambientale nella logica della produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Anche l’associazione ecologista Grig (Gruppo di Intervento Giuridico) ha preso posizione inoltrando un atto di intervento e domandandosi: ma vogliamo davvero che l’Appennino diventi una zona industriale per la produzione di energia? I progetti per quel versante di dorsale sono in totale nove: il decimo, Badia Wind, è stato bocciato a seguito della mancanza di alcuni documenti, compreso lo studio sull’impatto ambientale. Restano pertanto in piedi – oltre al già citato Scirocco Energy e ovviamente a Badia del Vento – anche Cactus Wind (7 pale tutte in Romagna), Monte Comero (6, sempre in Romagna), La Fonte (8 in Toscana fra Pieve Santo Stefano e Badia Tedalda), Poggio Tre Vescovi (11 fra Toscana e Romagna), Poggio delle Campane (8 fra Badia Tedalda e Sestino), Sestino (6 in Toscana), Monte Petralta (6 in Romagna) e Poggio dell’Aquila (3 fra Pieve Santo Stefano e Badia Tedalda). Prima di Badia Wind è stato bocciato anche Passo di Frassineto (7 fra Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda e Sansepolcro).   

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