Una giornata istituzionale, tecnica e politica insieme, per sancire il passaggio della diga di Montedoglio alla piena operatività. Si è svolta oggi, giovedì 11 giugno, la cerimonia organizzata da EAUT – Ente Acque Umbre Toscane per celebrare l’entrata in esercizio ordinario dell’invaso tiberino, recentemente autorizzata dalla Direzione Generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Non si è trattato di una semplice inaugurazione, ma della conclusione di un percorso lungo decenni, segnato da progettazione, cantieri, fasi sperimentali, collaudi, vicende giudiziarie, verifiche tecniche e monitoraggi. L’autorizzazione ministeriale, di fatto, certifica la stabilità e sicurezza dello sbarramento e chiude la fase di collaudo, consegnando formalmente alla piena operatività una delle infrastrutture idriche più rilevanti dell’Italia centrale.
La cornice della giornata ha restituito il peso istituzionale dell’appuntamento. Alla diga erano presenti rappresentanti regionali e provinciali, amministratori locali, tecnici, operatori e figure che, a vario titolo, hanno seguito nel tempo la vicenda di Montedoglio. Una presenza ampia, interregionale, coerente con la natura stessa dell’opera: fisicamente collocata in Valtiberina Toscana, ma destinata a incidere anche sull’Altotevere umbro e su un sistema territoriale molto più esteso.






Il racconto della giornata
La cerimonia si è aperta con gli interventi dei vertici di EAUT. Il presidente Simone Viti ha ricostruito il significato del traguardo, inserendolo dentro un percorso storico che parte simbolicamente dal 1959, con la proposta di legge dei deputati Bucciarelli Ducci e Fanfani per l’istituzione dell’Ente per la Irrigazione della Val di Chiana e delle Valli Aretine, prosegue con la definizione del Piano Generale Irriguo da parte del professor Filippo Arredi e trova una prima concretizzazione con l’avvio dei lavori nel 1977.
Il direttore di EAUT, Andrea Canali, ha invece richiamato la fase più recente della storia dell’invaso, segnata dai cicli di invaso sperimentale e dai collaudi tecnico-speciali. Un percorso complesso, fatto di verifiche, monitoraggi e interventi, che ha portato al riconoscimento definitivo della piena sicurezza e affidabilità dell’opera. Le caratteristiche tecniche della diga sono state poi illustrate dall’ingegnere responsabile Thomas Cerbini.
A dare ulteriore rilievo alla giornata è stato l’arrivo congiunto dei presidenti di Toscana e Umbria, Eugenio Giani e Stefania Proietti, che hanno raggiunto insieme la platea per i rispettivi interventi. Entrambi hanno collegato l’entrata in esercizio ordinario di Montedoglio alla collaborazione tra le due Regioni, rafforzata anche dal protocollo d’intesa sottoscritto nei mesi scorsi e oggi chiamata a misurarsi con temi concreti: gestione della risorsa idrica, agricoltura, approvvigionamento, Trasimeno, cambiamenti climatici e sviluppo dei territori.
“Con l’entrata in esercizio ordinario della diga di Montedoglio si compie una visione nata tra gli anni Sessanta e Settanta”, ha sottolineato Giani. “Il sistema Montedoglio-Trasimeno-Valdichiana diventa oggi uno snodo strategico per l’irrigazione, l’approvvigionamento idrico e il sostegno all’agricoltura di un intero territorio interregionale. È la dimostrazione che le grandi infrastrutture pensate per il futuro, quando arrivano a compimento, possono diventare motore concreto di sviluppo”
Proietti ha invece insistito sul valore di Montedoglio per l’Umbria e per l’intero sistema idrico dell’Italia centrale. “La disponibilità di acqua è oggi una questione decisiva di sicurezza, sviluppo e adattamento ai cambiamenti climatici. Poter contare su un sistema pienamente funzionante significa rafforzare la capacità dei territori di programmare, produrre e proteggere una risorsa preziosa” ha detto la presidente.


Il confronto politico e tecnico non si è limitato agli interventi dal palco. Nel corso della giornata sono stati affrontati anche i possibili utilizzi futuri dell’invaso, oltre alla funzione irrigua: dalla fruizione turistica alla valorizzazione ambientale, fino alle prospettive energetiche. Su questi aspetti TTV ha raccolto interviste e dichiarazioni dei principali protagonisti presenti, che saranno presto oggetto di uno speciale dedicato al futuro dell’invaso. Tra i contributi raccolti, anche quelli dei presidenti Giani e Proietti e degli assessori regionali Simona Meloni e Filippo Boni; ad analizzare gli aspetti tecnici saranno il presidente Viti, il direttore Canali e gli ingegneri Thomas Cerbini e Remo Chiarini.
Il peso di Montedoglio: acqua per agricoltura, territori e comunità
I numeri dell’opera aiutano a comprendere la portata del passaggio. La diga ha una capacità di invaso di oltre 135 milioni di metri cubi d’acqua e l’autorizzazione all’esercizio ordinario fino alla quota massima di regolazione di 393,60 metri sul livello del mare consente ora di valorizzarne pienamente il potenziale. La rete di adduzione sviluppata da EAUT permette di destinare la risorsa a un’area vasta tra Valtiberina, Valdichiana, Alto Tevere Umbro e lago Trasimeno, attraverso il Sistema Occidentale e il Sistema Orientale.
A regime, secondo i dati dell’ente, il sistema potrà garantire acqua a scopo irriguo per circa 30mila ettari e risorsa idropotabile per circa 700mila persone tra Toscana e Umbria. Numeri che spiegano perché Montedoglio sia da tempo al centro di un equilibrio delicato tra territori diversi, esigenze agricole, bisogni idrici, gestione ambientale e prospettive di sviluppo.
Nel corso della giornata, il valore agricolo dell’invaso è stato richiamato anche attraverso la degustazione di prodotti di varie aziende dell’Aretino che beneficiano dell’acqua della diga. Un passaggio simbolico, per raccontare come l’infrastruttura sia già legata alla competitività di alcune imprese, alla continuità delle coltivazioni e alla tenuta produttiva di territori che dipendono sempre più dalla disponibilità di risorsa idrica.




Una nuova fase, con molte domande ancora aperte
La cerimonia si è conclusa nel primo pomeriggio con un momento conviviale organizzato da EAUT. Ma la giornata di Montedoglio non esaurisce i temi aperti attorno all’invaso. Al contrario, li rilancia. La piena operatività della diga chiude una lunga fase tecnica, ma apre una stagione nuova dal punto di vista politico, ambientale e territoriale.
Per questo TTV dedicherà nei prossimi giorni una serie di approfondimenti dedicati al presente e al futuro di Montedoglio. L’evento di oggi è stato infatti anche l’occasione per raccogliere elementi, testimonianze e prospettive su ciò che funziona, su ciò che resta da completare e sulle ricadute effettive per le comunità più vicine all’invaso.
Perché se Montedoglio è una risorsa strategica per Toscana e Umbria, resta aperta anche la domanda su quale rapporto debba costruire con la Valtiberina che lo ospita, con i territori che ne sostengono la presenza fisica e con le popolazioni che attendono benefici concreti da una delle opere idriche più importanti del centro Italia.





