È stato presentato al pubblico ieri a Palazzo delle Laudi il Piano strutturale intercomunale realizzato dai Comuni di Anghiari, Caprese Michelangelo, Monterchi e Sansepolcro con il coordinamento dell’Unione montana.
Lo strumento urbanistico, il cui iter era stato avviato nel 2018, è stato adottato nei mesi scorsi dai quattro consigli comunali e non è ancora stato approvato definitivamente: si trova infatti nella fase delle osservazioni, in scadenza il prossimo 3 agosto. La data ultima dovrebbe però venire spostata in avanti, come annunciato proprio nel corso della presentazione dal responsabile del procedimento, l’architetto Massimiliano Baquè: “L’Unione dei comuni, a mio avviso giustamente, ha deciso di prorogare il termine, vista la vastità del territorio interessato, la complessità degli argomenti e non ultimo il periodo estivo”. Secondo Baquè, il relativo avviso dovrebbe essere pubblicato sul Burt (il Bollettino ufficiale della Regione Toscana) il prossimo 29 luglio, aprendo una finestra di altri 30 giorni utili per le osservazioni.
L’iniziativa pubblica di ieri pomeriggio, che era stata criticata dalle forze di centrosinistra per lo svolgimento tardivo e lo scarso preavviso di convocazione, si è svolta davanti a una trentina di spettatori. A fare gli onori di casa l’assessore all’urbanistica e vicesindaco di Sansepolcro Riccardo Marzi, che ha aperto e chiuso l’incontro, a cui ha presenziato una folta delegazione dell’amministrazione comunale della città pierfrancescana. Nessun intervento, invece, da parte dei pochi rappresentanti degli altri comuni estensori del Piano strutturale e dell’Unione montana.
Marzi, come in altre occasioni, è tornato a obiettare sull’impostazione della Legge regionale che regola la pianificazione territoriale: “Se a certe latitudini, per esempio in aree omogenee come la Piana fiorentina, una programmazione condivisa può essere più semplice, per il nostro territorio e per tutti quelli montani, caratterizzati da specificità difficilmente coniugabili fra loro, lo strumento è probabilmente da ripensare”, ha detto il vicesindaco, che ha posto anche l’accento sul fatto che in Toscana “lo sviluppo è segnato da vincoli sempre molto particolari” che rendono i Comuni valtiberini “meno attrattivi rispetto alla vicina Umbria”. È vero che “siamo la regione del bello, ma la programmazione urbanistica serve proprio a cercare di coniugare il paesaggio, l’architettura, la storia e l’identità con scelte di sviluppo di ampio respiro che guardino alle infrastrutture, alle aziende e al lavoro”, ha detto Marzi.
L’architetto Baquè ha invece fatto una panoramica del Piano dal punto di vista tecnico, ribadendo tra l’altro la centralità della distinzione, individuata sulla scorta della Legge 65/2014, fra territorio urbanizzato, al quale “sono destinate le trasformazioni legate alla residenzialità”, e territorio rurale, dove “le trasformazioni sono riservate agli imprenditori agricoli e turistici attraverso un particolare procedimento di politica industriale”. Baquè è inoltre tornato a suggerire di evitare di “presentare una marea di osservazioni non pertinenti”, ricordando che “il piano non è conformativo”, e quindi “le osservazioni dovrebbero segnalare errori” più che richiedere vere e proprie modifiche, in particolare per quanto riguarda il perimetro del territorio urbanizzato, che “è frutto di analisi ed è stato disegnato con molta coscienza, sapendo di doversi poi confrontare con la Regione Toscana”.
Al termine del proprio intervento, il responsabile del procedimento ha anche risposto alle poche domande del pubblico. Fra queste è emerso un rilievo sul fatto che il documento fotograferebbe dettagliatamente l’esistente senza però garantire un’adeguata proiezione rispetto al futuro della vallata: “I piani di oggi – ha replicato Baquè – sono molto carenti dal punto di vista progettuale, sia di progettualità ambientale che progettualità urbanistica, ma purtroppo non lo decidiamo noi: la Regione Toscana è dalla Legge 5/95 che ha trasformato i piani in un enorme quadro conoscitivo dove, arrivati al dunque, nessuno ha il coraggio di tirare fuori un progetto”, ha detto.





