Nella seduta di lunedì 22 gennaio il consiglio comunale di Sansepolcro ha adottato il Piano strutturale intercomunale, redatto insieme ad Anghiari, Monterchi e Caprese Michelangelo. La proposta era stata approvata a luglio dal consiglio dell’Unione dei comuni per essere sottoposta alle assemblee delle singole municipalità. Al termine delle adozioni si aprirà il periodo di 60 giorni destinato alle osservazioni del pubblico.
L’assemblea di Palazzo delle Laudi ha dato il via libera all’adozione del Piano con il sì della maggioranza e della consigliera di Fratelli d’Italia Laura Chieli, che anche nelle altre votazioni della serata ha confermato la convergenza con la compagine del sindaco Innocenti. Il resto della minoranza (Pd e Adesso-Riformisti) ha invece scelto l’astensione.
“È una tappa fondamentale del processo avviato nel lontano 2018”, ha detto il vicesindaco e assessore all’urbanistica Riccardo Marzi, che ha sottolineato come l’impianto generale del Piano sia fortemente influenzato dalla legge regionale 65/2014: “In passato la pianificazione strategica era veramente in mano ai comuni, ora è stata delegata quasi interamente alla regione e alla provincia”, ma “per territori marginali come i nostri questo è molto limitante”, ha affermato.
In questo quadro “abbiamo cercato di intercettare alcune peculiarità, come l’ambito turistico che si sta sviluppando molto intorno a un concetto di mobilità lenta”, ha detto l’assessore, precisando però che “la nostra non è una terra turistica al 100%”, perché “il manifatturiero è molto importante”. A questo proposito Marzi ha esplicitato la rinuncia alla trasformazione residenziale delle aree produttive periferiche: “In passato era stata ipotizzata la riconversione delle zone industriali Fiumicello e Trieste, ma molte piccole aziende hanno puntato a rimanere dove erano, facendo magari piccoli ampliamenti o nuove strutture. Il concetto della riconversione”, ha detto l’assessore, “si è dimostrato velleitario: valido come pianificazione strategica, ma inficiato dal contesto economico”. Da qui la decisione di mantenere le zone industriali periferiche, oltre a “dare delle opportunità nella zona industriale di Santa Fiora, il cuore pulsante delle nostre attività manifatturiere”.
Marzi ha inoltre posto l’accento sull’impegno a valorizzare le aree degradate, e ha infine rivendicato il lavoro svolto nel periodo di transizione verso i nuovi strumenti urbanistici: “Attraverso le conferenze di copianificazione fra comune e regione abbiamo permesso a tanti imprenditori di avere risposte immediate”, ha ricordato.

A seguire ha preso la parola l’architetto Massimiliano Baquè, dirigente del servizio urbanistica del comune e responsabile del procedimento, che ha illustrato i tratti salienti del nuovo impianto. Baquè ha rimarcato tra l’altro la centralità del concetto di “territorio urbanizzato”, perimetro all’interno del quale il futuro Piano operativo “avrà la libertà di scegliere come orientare lo sviluppo del territorio”, mentre all’esterno gli interventi saranno molto più limitati.
L’architetto ha inoltre sottolineato che il Piano strutturale intercomunale, conformandosi alle linee guida regionali, punterà su riuso e rigenerazione dell’esistente riducendo le previsioni edificatorie: “Il dimensionamento delle trasformazioni è circa il 30 per cento di quello del vecchio regolamento urbanistico”, ha fatto notare. Il dirigente ha evidenziato anche il valore del quadro conoscitivo che fa parte del Piano, “un vero patrimonio di conoscenze” che analizza l’evoluzione del territorio non solo dal punto di vista storico, ma anche socio-economico, e ha definito “un salto di qualità importante” l’aggiornamento delle analisi del rischio idraulico e geomorfologico e la caratterizzazione della pericolosità sismica.

Nel corso del dibattito il capogruppo del Partito Democratico Andrea Laurenzi, pur ringraziando uffici e tecnici per il lavoro svolto, ha espresso dubbi sul senso politico dell’operazione: “È uno strumento che fotografa molto bene la realtà, ma non vede il futuro. Secondo Laurenzi “manca una visione di vallata. Questo piano avrebbe dovuto rispondere a domande come: che ruolo ha la Valtiberina nel contesto regionale? Quali funzioni specializzare nei diversi comuni?”. Invece “ognuno guarda solo la propria parte”, quindi “è un’occasione un po’ persa: abbiamo avuto a disposizione uno strumento innovativo e lo abbiamo gestito con modalità vecchie”, ha dichiarato.
Considerazioni analoghe sono arrivate da Michele Gentili di Adesso-Riformisti: “Più che un piano intercomunale, obiettivamente questo mi sembra un’unione di piani comunali”, ha detto, manifestando la preoccupazione che in questo modo “alcune strategie di ampio respiro potranno funzionare poco”. Il consigliere ha poi evidenziato il ruolo marginale delle minoranze nel percorso fin qui svolto: “Abbiamo potuto dare un contributo praticamente nullo”, ha detto, auspicando di poter intervenire “in maniera più fattiva” nelle fasi successive.
Dai banchi della maggioranza, la capogruppo della Lega Roberta Gavelli ha criticato l’impostazione data dalla Regione: “In questi trent’anni abbiamo visto che la gente è andata in Umbria, e purtroppo ancora una volta ci ritroviamo a votare un piano con limiti non indifferenti”, ha detto. Gavelli ha però evidenziato come sia stato fatto “un lavoro bellissimo di mappatura”, e ha manifestato la volontà dell’amministrazione di “aiutare la gente che vuole fare”.
Anche il presidente della commissione urbanistica Simone Gallai ha posto l’accento sui vincoli imposti dal quadro normativo: “È difficile parlare di strategia quando la strategia la fa qualcun altro”, ha osservato, e quindi “ognuno cerca di massimizzare i risultati per il proprio territorio: parlare di vallata è bello a livello concettuale”, ha detto replicando alla minoranza, “ma diventa più complesso a livello pratico di fronte a difficoltà oggettive anche sotto il profilo orografico”.
“Il risultato a cui arriviamo stasera”, ha concluso Gallai, “è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza verso il nuovo Piano operativo”, che dovrà garantire quelle “agevolazioni” utili a spingere le persone a “insediarsi nelle nostre zone piuttosto che andare a cercare la soddisfazione dei propri desiderata nella vicina Umbria”.





