Cospaia, un sogno di libertà lungo quattro secoli

La piccola Repubblica nata da un errore di confine ha celebrato i 200 anni dalla fine della sua indipendenza. A confronto istituzioni, università e territori

Una grande festa per celebrare la libertà, la storia e il valore delle comunità. Domenica 28 giugno, nella località di Cospaia, si è svolta una cerimonia storica per ricordare l’antica Repubblica il cui nome sopravvive ancora oggi, ma la cui esperienza politica, unica e per certi versi incredibile, terminò esattamente 200 anni fa.

Riuniti in “quel ramo del lago” di Cospaia, parafrasando Alessandro Manzoni, si sono incontrati la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il rettore dell’Università degli Studi di Perugia Massimiliano Marianelli, il presidente della Provincia di Arezzo e sindaco di Anghiari Alessandro Polcri, il sindaco di San Giustino Stefano Veschi insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni locali umbre e toscane.

L’evento, partecipatissimo da parte di stampa, politica e imprese locali, è stato l’occasione per ripercorrere la storia di un piccolo territorio diventato un caso unico nella storia europea e mondiale, e per riflettere sul significato attuale dei valori che quella comunità seppe rappresentare: autonomia, libertà, collaborazione e capacità di resistere in mezzo ai giganti dell’epoca.

Figuranti durante le celebrazioni
Figuranti durante le celebrazioni
La Repubblica nata da un errore

Il piccolo territorio, oggi compreso tra i Comuni di Sansepolcro e San Giustino, nacque quasi per caso a metà del Quattrocento a seguito dei nuovi confini disegnati dopo la Battaglia di Anghiari del 1440.

Lo scontro vide i Fiorentini e lo Stato Pontificio combattere fianco a fianco contro il Ducato di Milano. L’anno successivo, nel febbraio 1441, papa Eugenio IV cedette il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze per saldare un debito contratto nei confronti della città fiorentina.

Fu però un errore nella definizione del confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio a lasciare libero un piccolo lembo di terra. I due Stati, infatti, utilizzarono come riferimento un corso d’acqua chiamato Rio, pensando però che si trattasse dello stesso fiume. In realtà erano due corsi distinti.

I fiorentini tracciarono il confine a partire dal Rio della Gorgaccia, mentre i pontifici dal Rio Riascone. Il risultato fu la nascita di una zona rimasta fuori dalle due sovranità: appena 3,2 chilometri quadrati e meno di 400 abitanti.

A raccontare questo particolare passaggio storico è stata anche Daniela Frullani, docente di Storia e Filosofia, ex sindaca di Sansepolcro e San Giustino e residente nel territorio di Cospaia: “La nascita di Cospaia è legata a un errore di delimitazione dei confini avvenuto dopo la Battaglia di Anghiari. Lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, nel definire il proprio confine, presero come riferimento un fiume chiamato Rio, pensando però che si trattasse dello stesso corso d’acqua. In realtà erano due fiumi distinti”.

Da quell’equivoco nacque una striscia di terra che non apparteneva formalmente né allo Stato Pontificio né alla Toscana. “Gli abitanti accolsero questa situazione con grande favore, perché per quasi quattro secoli poterono vivere senza pagare tasse e senza dover rispondere a un’autorità esterna. Il valore della libertà divenne così il principio guida di questa comunità”.

Una storia che ancora oggi sopravvive nella memoria dei luoghi, anche attraverso la toponomastica. Nomi come “La Dogana” ricordano infatti il particolare ruolo di confine che Cospaia ebbe per secoli.

Quella condizione ebbe però anche aspetti controversi, ma per Frullani il suo fascino resta immutato: “Cospaia divenne una terra frequentata da fuorilegge e contrabbandieri, proprio grazie all’assenza di un controllo statale diretto. È una storia davvero affascinante, che ancora oggi suscita curiosità e interesse. Gli abitanti di Cospaia continuano a sentire forte il legame con questa vicenda, e lo posso dire anche per esperienza personale, visto che anch’io vivo in questo territorio”.

Il piccolo Stato della libertà

L’esperienza di Cospaia rappresenta un unicum politico e sociale. Per secoli è stata la Repubblica più piccola del mondo, un territorio indipendente capace di sviluppare una forma di autogoverno fondata sulla partecipazione della comunità. A governare era il Consiglio degli Anziani e dei Capi famiglia, che eleggeva liberamente un presidente e assumeva le decisioni collettive.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha definito Cospaia «più un condominio che uno Stato», sottolineando la dimensione comunitaria di quell’esperienza: le decisioni venivano prese insieme, tra cospaiesi e per i cospaiesi.

L’assenza di tasse, dazi e gabelle favorì il commercio e rese il piccolo Stato abbastanza prospero da sopravvivere. La sua economia trovò una straordinaria opportunità con una coltura arrivata dall’altra parte dell’oceano.

Dopo la spedizione di Cristoforo Colombo e la scoperta delle Americhe, in Europa arrivarono nuove specie vegetali, tra cui il tabacco, già utilizzato dalle popolazioni native americane. Questa coltivazione trovò un habitat favorevole e una manodopera capace proprio a Cospaia, diventando già nel Cinquecento uno dei primi luoghi in Europa dove veniva prodotto tabacco. Una coltura che si pratica ancora oggi e costituisce la base per la produzione di sigari artigianali di alta qualità.

La fine della Repubblica

Dopo aver superato anche la parentesi delle campagne napoleoniche, Cospaia visse il suo ultimo decennio di indipendenza.

Il 26 giugno 1826, nello stesso periodo dell’anno in cui 386 anni prima si svolse la Battaglia di Anghiari che aveva contribuito alla nascita dei suoi confini, quattordici rappresentanti della Repubblica firmarono l’atto di sottomissione.

Il territorio venne diviso tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana e ogni abitante ricevette, come risarcimento, una moneta d’argento. Terminava così un’esperienza politica durata quasi quattro secoli, ma destinata a rimanere nella memoria collettiva.

L’eredità di Cospaia: autonomia, comunità e libertà

La celebrazione è stata accompagnata da uno spettacolo teatrale realizzato dal collettivo di attori Farfalle Libere, che riunisce vari gruppi di teatro del Comune di San Giustino.

Sul significato contemporaneo e sul segreto della lunga vita della Repubblica di Cospaia è intervenuto anche il rettore dell’Università degli Studi di Perugia Massimiliano Marianelli.

“Credo che la risposta stia nei valori che quella piccola comunità rappresentava. Pensando anche ad altre realtà repubblicane ancora vive, come San Marino, viene naturale richiamare i valori dell’autonomia e della libertà”.

Secondo il rettore, gli stessi principi sono emersi anche nella rappresentazione teatrale proposta dal gruppo Farfalle Libere: “Sono emersi con forza questi principi, che oggi tornano a essere quanto mai attuali e che richiamano un’altra parola fondamentale: comunità”.

Per Marianelli, Cospaia dimostra come anche una piccola realtà possa costruire una propria identità: “Duecento anni fa le piccole comunità erano una realtà naturale. Quella di Cospaia, trovandosi tra due territori più grandi, è riuscita a sopravvivere proprio facendo valere la propria autonomia e trasformando questi valori in un elemento qualificante del tessuto sociale del territorio”.

Marianelli ha infine richiamato il valore delle istituzioni pubbliche: “È importante riscoprire il valore del pubblico, che nel nostro tempo sembra essere in parte messo in discussione. Non perché il privato sia un valore negativo, ma perché il pubblico rappresenta, oggi come allora, uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia e della nostra Repubblica”.

Umbria e Toscana unite nel nome di Cospaia

La celebrazione è stata anche l’occasione per ribadire il rapporto di amicizia tra Umbria e Toscana, con Cospaia indicata come simbolo di un confine che non deve dividere ma unire.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha sottolineato la collaborazione costruita con la presidente umbra Stefania Proietti. “Vedo con Stefania Proietti un rapporto tra Umbria e Toscana fondato su valori comuni e su un impegno condiviso. Stiamo lavorando insieme su molti fronti: dalle infrastrutture allo sviluppo economico, dalla cultura al turismo”.

Giani ha richiamato il progetto della “Toscana diffusa”, pensato per sostenere le aree interne attraverso politiche dedicate alla sanità, ai servizi sociali, allo sviluppo economico, al commercio e alla valorizzazione del patrimonio culturale.

“Un progetto che coinvolge 180 comuni su 273, quindi circa due terzi del territorio regionale. Tutto questo serve a contrastare lo spopolamento e a valorizzare il profilo di questi territori. La Toscana diffusa può diventare un modello per una più ampia Italia diffusa”.

Per Giani, le aree interne non devono essere considerate territori marginali: “Voglio un’Italia, e per quanto riguarda la mia responsabilità una Toscana, capace di viaggiare alla stessa velocità sia nelle aree densamente abitate sia nei piccoli centri”.

La sfida delle infrastrutture: la Ferrovia Centrale Umbra

Nel suo intervento, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha ricordato come Cospaia sia stata, nel corso della storia, un luogo di sperimentazione.

“Cospaia è stata un esperimento nel corso di tutta la sua storia. Vorrei ricordare che oltre 50 anni fa la prima scuola a tempo pieno in Italia è stata aperta proprio qui, nel Comune di San Giustino”.

La presidente ha poi affrontato il tema dei collegamenti nelle aree interne: “La Regione Umbria si sta impegnando per garantire a questi luoghi periferici un migliore collegamento con le strade e i trasporti. Cospaia ha saputo resistere tra i poteri forti del suo tempo e anche noi cerchiamo di resistere ai nostri poteri forti, per il bene della gente”.

Proietti ha quindi parlato della Ferrovia Centrale Umbra, la dorsale che dovrebbe tornare a collegare Perugia e Sansepolcro. La linea è ancora di gestione regionale, anche se recentemente i dipendenti sono passati a Trenitalia con un nuovo contratto che garantisce condizioni migliori.

Il tratto da riattivare è quello tra Sansepolcro e Città di Castello. Per questo intervento sono stati individuati 55 milioni di euro in occasione dell’Ottavo Centenario di San Francesco, risorse stanziate dalla precedente amministrazione.

La Regione Umbria sta portando avanti le obbligazioni giuridicamente vincolanti insieme a RFI, che sarà il soggetto attuatore dell’intervento. “Siamo ormai vicini alla firma della convenzione con RFI, che permetterà proprio l’utilizzo di questi 55 milioni per riattivare la tratta”, ha detto Proietti, secondo cui, però, serviranno ulteriori investimenti. La Ferrovia Centrale Umbra dovrebbe essere adeguata a un tonnellaggio superiore, con interventi stimati oltre i 150 milioni di euro. “Investire sulla Ferrovia Centrale Umbra significa rafforzare una dorsale strategica capace di integrarsi con la rete ferroviaria nazionale”.

La presidente ha quindi lanciato un appello al Governo, a RFI e al Gruppo Ferrovie dello Stato. “L’Umbria non può essere lasciata in questa condizione di isolamento. A pagarne le conseguenze sono prima di tutto i pendolari. Investire in Umbria significa collegare meglio il Nord e il Sud del Paese, rafforzare l’Italia mediana, favorire il turismo e rendere il sistema dei trasporti più sostenibile”.

A duecento anni dalla fine della Repubblica di Cospaia, la sfida resta quindi la stessa che ha accompagnato tutta la sua storia: il valore di una comunità capace di difendere la propria identità e costruire il proprio futuro.

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