Ancora qualche mese di pazienza e poi nella primavera del prossimo anno – si parla di aprile 2026 – dovrebbero partire i lavori di ripristino della ex Fcu nel tratto più settentrionale, quello che collega Città di Castello con il capolinea nord di Sansepolcro, l’unico comune toscano di una linea ferroviaria che funge da spina dorsale dell’Umbria, con partenza da Terni.
Lo aveva detto nei giorni scorsi l’ex assessore regionale umbro alle infrastrutture Enrico Melasecche Germini, e oggi lo conferma il suo successore in giunta, Francesco De Rebotti: “I tempi tecnici sono quelli – ha precisato – e se non sarà aprile slitteremo a maggio; comunque sia, entro la prima parte del prossimo anno si comincerà, anche perché gli interventi in corso nella tratta a sud non stanno registrando criticità”.
Il segmento ferroviario Città di Castello-Sansepolcro misura in totale 15 chilometri, destinati comunque a essere ridotti di almeno uno: è noto infatti che i prossimi treni non raggiungeranno più l’edificio della oramai vecchia stazione, già ristrutturata e riconvertita per finalità turistiche. Il nuovo scalo di una strada ferrata riammodernata avrà infatti sede nella nella zona residenziale di San Paolo, a sud della città, perché in base a quanto previsto dal piano territoriale di coordinamento provinciale è questo il punto indicato per un futuro allungamento della ferrovia in direzione di Arezzo.
Dopo quasi nove anni dall’arrivo dell’ultimo convoglio (era il 12 settembre 2017), dalle parole si passerà ai fatti; la rapida sistemazione della ferrovia tanto sbandierata all’inizio e puntualmente smentita dai fatti – stando ai proclami di allora, i collegamenti avrebbero dovuto essere di nuovo in esercizio da tempo – contribuirà a risolvere intanto un problema contingente causato dalla prolungata situazione esistente: quello del degrado sull’asse dei binari, con erba alta cresciuta e solo sporadicamente tagliata; il tutto amplificato nell’area della stazione, dove più volte sono stati trovati anche animali.
Non solo: il binario che verrà eliminato toglierà anche quei vincoli finora presenti in sede di programmazione urbanistica nella parte a ridosso del centro storico; le strade chiuse per evitare i passaggi a livello incustoditi – con soli apparecchi acustici – potranno essere riaperte (ci riferiamo in particolare a quella più diretta per la frazione Trebbio) e dalla vecchia stazione fino all’asse di via Senese Aretina vi sarà a disposizione un’ampia superficie per la creazione anche di nuovi parcheggi, ma soprattutto per una nuova viabilità di collegamento con la città in entrata e in uscita sul versante E45 e Arezzo. Anche la prospettiva di un allungamento di viale Vittorio Veneto fino alla circonvallazione di via Bartolomeo della Gatta diverrebbe concreta, magari con la ex stazione al centro di una grande rotatoria. Tutte proposte da valutare.





