I lavori sulla Ferrovia Centrale Umbra tra Città di Castello e Sansepolcro sono ormai entrati nel vivo. Il vecchio binario viene progressivamente rimosso, le nuove rotaie sono già arrivate lungo la linea e nei prossimi mesi il cantiere procederà con la posa del nuovo armamento e con gli interventi sulle opere civili. Dopo quasi nove anni senza servizio ferroviario sulla tratta altotiberina, il ritorno del treno comincia così ad assumere una forma concreta.
Ma quanto tempo servirà ancora? Quali caratteristiche avrà la linea una volta completati gli interventi? E soprattutto: quale ruolo potrà tornare a svolgere la FCU nella mobilità quotidiana dell’Alta Valle del Tevere?
Ne abbiamo parlato con Enrico Melasecche, oggi consigliere regionale e capogruppo della Lega, assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Umbria durante la precedente legislatura. Un ruolo dal quale, tra il 2019 e il 2024, ha seguito direttamente molti dei passaggi che hanno riguardato l’ammodernamento della Ferrovia Centrale Umbra, fino all’assegnazione dei 55 milioni destinati alla Città di Castello-Sansepolcro.
Lo abbiamo incontrato a Città di Castello, partendo da un luogo al quale Melasecche lega anche un ricordo particolare. Negli anni della sospensione del servizio, un piccolo cedro del Libano era cresciuto tra i binari e alcuni bambini delle scuole vicine avevano iniziato ad addobbarlo a Natale, nell’attesa simbolica del ritorno del treno. Quell’albero è stato successivamente salvato e trasferito.
“Rappresenta una fase di buio per la Ferrovia Centrale Umbra – racconta Melasecche – nella quale tutti attendevano il giorno fatidico”. Un’attesa che oggi si confronta con un cantiere finalmente aperto.
Dai 55 milioni ai lavori sulla linea
Melasecche ricostruisce innanzitutto il percorso che ha portato agli interventi attuali. Dopo i lavori già realizzati su altre porzioni della FCU, il nodo rimasto aperto era quello della tratta settentrionale tra Città di Castello e Sansepolcro.
Nel novembre 2024 il CIPESS ha assegnato 55 milioni di euro, nell’ambito delle risorse FSC collegate alle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, per l’ammodernamento infrastrutturale e tecnologico della linea.
Melasecche rivendica il lavoro compiuto dalla precedente Giunta Tesei per ottenere quelle risorse e ricorda le difficoltà incontrate negli anni precedenti tra aumento dei costi, adeguamenti tecnologici e necessità di intervenire su un’infrastruttura rimasta a lungo senza servizio commerciale.
Oggi il cantiere è entrato nella fase operativa. Il cronoprogramma trasmesso da RFI prevede la costruzione e posa del nuovo binario tra novembre 2026 e gennaio 2027, seguita dalle operazioni di regolazione e completamento dell’armamento. Parallelamente partiranno e proseguiranno gli interventi su ponti, sottovia e stazioni.
Sul ritardo accumulato nella definizione della convenzione tra Regione e RFI, l’ex assessore torna sul confronto politico che lo ha visto contrapposto nei mesi scorsi all’attuale Giunta. “Questa tratta doveva iniziare un anno fa”, sostiene Melasecche, che attribuisce alla nuova amministrazione regionale la responsabilità del rallentamento.
“A 95 chilometri orari può essere competitiva con l’automobile”
Oltre ai cantieri, per Melasecche il futuro della FCU si giocherà sulla capacità di tornare a essere realmente utilizzata.
“Per fare bigliettazione occorre che le ferrovie tornino a essere competitive”, osserva. Sulla Città di Castello-Perugia, secondo l’ex assessore, il ritorno a velocità fino a 95 chilometri orari consentito dall’ammodernamento della linea può rendere il treno “ragionevolmente competitivo con la velocità che si può tenere con l’automobile”.
Melasecche individua inoltre nel turismo una possibile componente del futuro utilizzo della linea, immaginando una FCU integrata con percorsi cicloturistici e itinerari slow lungo l’Umbria, fino a Sansepolcro.
Lo sfondamento verso Arezzo: “Oggi è possibile tornare a parlarne”
Nel ragionamento sul futuro della linea torna anche il tema storico dello sfondamento ferroviario verso Arezzo.
Per Melasecche, affrontare questa ipotesi durante la precedente legislatura sarebbe stato prematuro: “Dovevamo prima riaprire la FCU. Parlare di sfondamento a nord con la ferrovia chiusa non aveva alcun senso”. Ora, sostiene, lo scenario è diverso.
“Oggi è possibile”, afferma, tornando sull’ipotesi di un collegamento che permetterebbe alla FCU di non terminare a Sansepolcro e di connettersi con la rete ferroviaria nazionale nell’area aretina.
Una prospettiva sulla quale restano naturalmente da affrontare questioni decisive, a partire dalla fattibilità tecnica, dai costi e dalla possibilità di reperire le risorse necessarie.
Sansepolcro e l’ipotesi di una nuova stazione
L’intervista affronta anche il futuro del capolinea di Sansepolcro e l’ipotesi, discussa negli ultimi anni, di spostare la stazione rispetto alla collocazione attuale.
Melasecche giudica “intelligente e interessante” l’obiettivo urbanistico di decentrare la stazione e ricomporre una parte del tessuto urbano oggi attraversato dalla ferrovia. Durante la precedente legislatura, spiega, le risorse disponibili non consentivano però di inserire anche questo intervento nel programma di ripristino. “La priorità”, sostiene, “era garantire il ritorno del treno”.
Una volta raggiunto questo obiettivo, secondo Melasecche il dossier potrà essere riaperto attraverso un confronto tra Comune di Sansepolcro, Regione Toscana, Regione Umbria e RFI, affrontando insieme gli aspetti urbanistici, patrimoniali ed economici dell’operazione.
Medioetruria, Melasecche difende Creti
La parte più politica dell’intervista riguarda la futura stazione dell’Alta Velocità Medioetruria. Melasecche è da anni uno dei grandi sostenitori dell’ipotesi Creti, soluzione indicata come preferibile nel percorso tecnico condotto da RFI. Durante la precedente legislatura era stato costituito un tavolo tra Umbria, Toscana e RFI per confrontare le diverse localizzazioni sulla base di parametri tecnici.
L’ex assessore considera la successiva riapertura del confronto un errore e critica duramente sia il presidente della Toscana Eugenio Giani, sia l’attuale amministrazione umbra. “Quando si fa un patto fra gentiluomini e fra istituzioni va rispettato”, afferma Melasecche. E sulla posizione della presidente umbra Stefania Proietti aggiunge: “Secondo il mio punto di vista ha tradito totalmente gli interessi dell’Umbria dicendo: decida la Toscana, poiché si deve fare in Toscana”.
Si tratta della posizione politica di Melasecche, contestata dall’attuale maggioranza regionale. Il confronto sulla localizzazione di Medioetruria resta infatti aperto, con Creti e Rigutino al centro di valutazioni e posizioni differenti tra Umbria e Toscana.
Per l’ex assessore il rischio principale è però un altro: che il protrarsi dello scontro finisca per impedire la realizzazione stessa della stazione. “Io spero che Giani ci ripensi – conclude sul punto – anche perché il rischio è che non si faccia nulla”.





