Sono da poco trascorsi 90 anni dall’inizio della Guerra civile spagnola, ovvero da un fatto storico che può per certi versi essere considerato come il preludio della Seconda Guerra Mondiale. Il conflitto che nella penisola iberica vide contrapposti il Frente Popular composto da varie formazioni di sinistra e le forze nazionaliste del Bando Nacional, produsse infatti reazioni in diversi altri paesi del Vecchio Continente. In un momento storico in cui i regimi autoritari stavano iniziando a diffondersi, le contrapposizioni ideologiche e politiche che intercorrevano tra le forze democratiche, i movimenti reazionari di estrema destra e quelli d’ispirazione anarchica o di sinistra radicale, deflagrarono in violenti scontri. In primo luogo la Guerra civile spagnola fu, infatti, un conflitto “ideologico” che si legava essenzialmente al tipo di società che le rispettive fazioni avrebbero voluto realizzare. Proprio per questo motivo con l’inizio dei combattimenti furono molti i volontari che da altri paesi giunsero in Spagna per sostenere i diversi schieramenti.
Di fatto la guerra civile esplose in seguito alla vittoria della coalizione di sinistra alle elezioni dell’aprile 1936, ovvero quando le formazioni militari della destra nazionalista si sollevarono contro il governo repubblicano. Ciò avvenne con l’Alzamiento del 17 luglio che andò a innescare uno scontro che, dopo avere provocato circa mezzo milione di morti, si chiuderà nel 1939 con l’instaurazione della dittatura di Francisco Franco. Per aiutare le forze nazionaliste guidate da Emilio Mola e – appunto – Francisco Franco, dall’Italia fascista del tempo partirono più di 60.000 uomini (10.000 dalla Germania di Hitler), oltre che aerei e armi. Nello schieramento contrapposto, invece, arrivarono aiuti sia dall’Unione Sovietica, sia dagli altri paesi d’Europa da cui partirono i volontari delle cosiddette Brigate Internazionali, per un totale di circa 40.000 uomini. Rispetto a questi numeri si deve inoltre considerare che diversi degli italiani e dei tedeschi che si mobilitarono in appoggio dei franchisti erano militari professionisti; ciò non è invece riscontrabile per la controparte dei 40.000 brigatisti, tra cui si possono registrare più di quaranta nazionalità europee ed extraeuropee di provenienza.
Fu in questo contesto che, sia da una parte che dall’altra, diversi valtiberini presero parte al conflitto spagnolo. Per conto dell’Istituto di Studi Politici e Sociali “Venanzio Gabriotti”, il tifernate Roberto Allegria ha condotto una ricerca che per il fronte repubblicano ha portato all’individuazione di 27 volontari provenienti dell’Alta Valle del Tevere. Questi, che erano in molti casi già espatriati o emigrati per motivi politici, combatterono contro le milizie reazionarie franchiste arruolandosi nelle Brigate Internazionali (in particolare nel Battaglione Garibaldi). Ricercando sugli archivi dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, Allegria è riuscito a ritrovare i loro nomi con un minimo di informazioni biografiche. Di seguito si riporta dunque la lista dei combattenti valtiberini filo-repubblicani con i relativi anni di nascita e luoghi di provenienza:
- Angelo Bastianelli, 1907, Città di Castello (Badia Petroia);
- Alfonso Celestini, 1891, Città di Castello (Trestina);
- Fosco Falaschi, 1899, Città di Castello;
- Pietro Fancelli, 1907, Città di Castello;
- Francesco Manfroni, 1900, Città di Castello;
- Giovanni Martini, 1905, Città di Castello;
- Angelo Montacci, 1891, Città di Castello;
- Giacomo Norgiolini, 1916, Città di Castello;
- Amilcare Patalacci, 1888, Città di Castello;
- Giovanni Perugini, 1899, Città di Castello;
- Francesco Polidori, 1907, Città di Castello;
- Vincenzo Monaldi, 1901, Citerna;
- Fortunato Leonardi, 1904, Montone;
- Orlando Baldacci, 1896, Pietralunga;
- Cosimo Bellanti, 1888, Pietralunga;
- Vincenzo Bernardini, 1913, Pietralunga;
- Emilio Zangarelli, 1906, Pietralunga;
- Giovanni Renzacci, 1905, San Giustino;
- Giuseppe Rossi, 1896, San Giustino;
- Domenico Bellarosa, 1901, Umbertide;
- Ormindo Ceccarini, 1900, Umbertide (Niccone);
- Alessandro Grelli, 1907, Umbertide;
- Florido Paolini, 1900, Umbertide;
- Nazareno Lombezzi, 1885, Sansepolcro;
- Eugenio Perugini, 1894, Sansepolcro;
- Orlando Zurilli (o Turilli), 1903, Sansepolcro;
- Giuseppe Gaburri, 1896, Anghiari.

Tra questi a morire durante i combattimenti furono Alessandro Grelli (il 12/13 settembre 1938 a Sierra Caballs, fronte dell’Ebro), Giovanni Renzacci (il 12 febbraio 1937 a Morata de Tajuña, sul fronte del Jarama), Giuseppe Gaburri (l’11 febbraio 1937 ad Arganda del Rey) e Fosco Falaschi (il 28 agosto 1936 a Monte Pelato sul fronte di Huesca). Proprio di quest’ultimo lo stesso Allegria ha avuto modo di condurre un lavoro di ricerca che poi è stato pubblicato sul quaderno 22 dell’Istituto Gabriotti.

“Nessuno di questi conterranei – spiega Roberto Allegria – era conosciuto come antifascista particolarmente attivo. Si tratta di una opposizione silenziosa che emigra principalmente per lavoro, magari risponde alla chiamata del Regio Esercito per il periodo di leva previsto, poi espatria di nuovo anche in maniera legale. Più volte nelle schede di polizia ricorre la dicitura di avversa opinione politica ma di buona condotta morale.”
Per ciò che invece riguarda i legionari dello schieramento nazionalista, a ricostruire il quadro dei valtiberini che ne andarono a far parte è stato lo storico Alvaro Tacchini. Tra questi, si ritrovano diversi altotiberini, tra i quali il centurione Fernando Ricci, i tenenti Corrado Corsi, Azelio Milleri, Renato Roti, Demo Sediari, Bruno Zeviani, il sottotenente Orazio Puletti (poi alla guida del Partito Fascista Repubblicano di Città di Castello) e il caposquadra Ermete Gasperini. A questi graduati sono poi da aggiungere Alfredo Baracchini, Spartaco Bucchi, Mario Marinelli e
Azelio Milleri, Romolo Bargiacchi, Elvio Biagioli, Vito Carbini, Luigi Cecchetti, Aldo Chieli, Coriolano Cuccarini, Felice Darderi, Pasquale Faleni, Sante Fiorucci,Luigi Gatticchi, Mario Gianfranceschi, Giustino Lucaccioni, Gino Magalotti, Pietro Mencaccini, Bruno Nardi, Settimio Pieracci, Gabriele Raspini, Angelo Roselli, Rolando Santinelli, Vinicio Sarteanesi, Augusto Vannelli, Vincenzo Veneziani e Gino Zoi.
Riguardo a Sansepolcro e alla Valtiberina toscana mancano ancora informazioni certe che possano portare all’individuazione di coloro che combatterono assieme alle forze nazionaliste franchiste. Nonostante ciò tra questi possono sicuramente essere ricordati gli ufficiali biturgensi Torquato Testerini (classe 1924) e Luigi Monti (1911). In particolare di quest’ultimo si sa che dopo essere entrato in servizio permanente effettivo con il grado di sottotenente nel settembre del 1936, partì per la Spagna in forza alla 24ª Squadriglia, XVI Gruppo Caccia, dell’Aviazione Legionaria. L’anno seguente Monti riuscì a salvarsi da una cannonata della contraerea franchista (che aveva accidentalmente colpito il suo velivolo) lanciandosi con il paracadute. Questo episodio gli provocò ustioni di vario grado che lo costrinsero a una lunga degenza nell’ospedale di Saragozza. Alla sua presenza in Spagna durante il conflitto civile possono essere ricondotti cinque abbattimenti che gli valsero due medaglie d’argento al valore militare.


