Only Wine: il segreto per raccontare i vini, i territori di provenienza e la filosofia di chi li produce

Nell’edizione dei record qualità e quantità dimostrano di saper crescere assieme

Quando si organizza un evento dedicato al vino ci sono alcune domande preventive da cui non si può prescindere, la più importante delle quali probabilmente è la seguente: a quale target di utenti ci si vuole rivolgere? Un quesito di questo tipo è fondamentale per comprendere se si intende organizzare un appuntamento che possa, ad esempio, attirare principalmente gli addetti del settore, oppure numeri importanti di semplici fruitori.

Ecco che dunque in Italia negli ultimi anni sono nate manifestazioni che a seconda dei casi hanno più o meno marcatamente seguito l’una o l’altra impostazione, anche se talvolta non sono mancati esempi che hanno cercato di optare per strategie intermedie. È tuttavia piuttosto difficile far crescere un evento in cui le tipologie di cantine invitate, la modalità di fruizione dei prodotti e la stessa organizzazione degli spazi possano risultare congiuntamente congeniali a tipologie di persone che hanno esigenze ben diverse. E questo non è del tutto risolvibile neanche dedicando giorni distinti agli uni e agli altri, se poi gli esperti si ritrovano, supponiamo, davanti a vini di grande richiamo ma già ben conosciuti e affermati. Allo stesso modo coloro che sono alla ricerca di un’esperienza ricreativa potrebbero avvertire un senso di parziale insoddisfazione qualora non sia presente un ventaglio di iniziative collaterali che sappia coniugare l’offerta delle cantine a quella di cibo, relax, socialità e cultura, cioè a tutti quegli elementi che tendenzialmente potrebbero essere di intralcio a chi si trovasse a frequentare la manifestazione per spiccate ragioni lavorative.

Dopo questa premessa è forse ancora più interessante constatare che, quasi a conferma della regola, ci sono felici eccezioni. Una di queste è sicuramente Only Wine Festival, a Città di Castello, che come testimoniano i riscontri della 13esima edizione che si è appena conclusa, riesce visibilmente a coniugare l’impostazione settoriale-fieristica con il format proprio di un grande evento ricreativo. Quest’anno la manifestazione ha fatto registrare un 40% in più di ingressi, grazie anche a un grande (ed evidente) afflusso di giovani. Di conseguenza, da un punto di vista quantitativo, Only Wine è già riuscito a imporsi in uno scenario ampio e di scala quantomeno nazionale, senza però perdere la prerogativa di suscitare interesse negli addetti ai lavori. Questo si percepisce piuttosto chiaramente nel momento in cui si ha modo di frequentare gli stand, visionare e degustare i vini esposti, dialogando direttamente con i produttori. Il fatto che questi ultimi siano tutti under 40, titolari di piccole aziende (con meno di 10 ettari) e con cantine attive da meno di 15 anni, fa sì che che Only Wine sia un’ottima occasione in cui fare felici scoperte.

Chi con passione e motivazione inizia a produrre vino lo fa spesso a partire da un’idea. Da questo punto di vista non è azzardato affermare che un vino possa talvolta essere prodotto seguendo un preciso approccio filosofico che, grazie alle scelte effettuate, riesce ad assumere concretezza a partire dalle condizioni pedo-climatiche dei luoghi, dalle tecniche agronomiche e dai processi di vinificazione messi in atto in cantina. In tal modo, prima ancora di essere un prodotto originatosi in base alle richieste del mercato, può accadere che una bottiglia sia espressione del pensiero di chi la produce. Questo spiega perché ogni bicchiere può prestarsi a un racconto che non a caso, anche dopo ore di somministrazione, gli espositori delle aziende sono disposti, talora con entusiasmo, a proporre. Forse il “segreto” di Only Wine risiede proprio qui, ovvero su una serie scelte compiute a monte che hanno fatto sì che il cuore della manifestazione potesse battere assieme all’impulso della passione che anima centinaia di giovani produttori che ogni anno, a fine aprile, giungono a Città di Castello per condividere il risultato di quella che, quasi a tutti gli effetti, può essere considerata l’espressione di un percorso creativo. A consolidare tale schema virtuoso si sono, inoltre, inserite soluzioni e meccanismi che – dal lunedì dedicato agli operatori, fino ai premi conferiti ai talenti emergenti – hanno ancor di più contribuito a tenere alto il livello qualitativo delle proposte.

Assieme a tutto questo, andando oltre le scelte che negli anni sono intelligentemente riuscite a disegnare un evento di straordinario potenziale, non può infine essere sottovalutata la riposta che Città di Castello, a partire dal suo centro storico, è stata capace di generare per creare un dialogo tra gli stand e l’ambiente circostante. Anche da questo punto di vista l’edizione appena conclusasi ha fatto registrare il picco di massimo di interazione non soltanto con gli esercizi commerciali e gli spazi culturali, ma anche con il suggestivo contorno storico e architettonico che, in maniera discreta ed elegante, ha saputo incantare migliaia di visitatori.

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