Buffoli: “La certificazione Dop può salvare la castagna di Caprese Michelangelo”

Oggi si inaugura la 55ª edizione della tradizionale festa. Il tema centrale sarà il recupero dei castagneti per conservare l’ambiente e l’agricoltura

Oggi comincia la 55esima edizione della Festa della Castagna e del Marrone Dop di Caprese Michelangelo. Uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno altotiberino che porta con sé tradizione, cultura, divertimento ma anche tante novità.

Dietro le quinte del grande evento quest’anno c’è l’organizzazione del nuovo comitato “C E.20 Eventi”, costituito con l’intento di promuovere cultura, tradizioni e aziende del territorio.

Al centro dell’edizione 2025 c’è il tema della certificazione Dop: la Denominazione di Origine Protetta è un marchio che viene assegnato dall’Unione Europea ai prodotti gastronomici di particolare qualità o rilevanza storico culturale, la cui produzione e lavorazione è profondamente legata al territorio. Può, infatti, essere definito “dop”, solo un prodotto coltivato, raccolto e lavorato in una specifica area geografica – quindi una certificazione più restrittiva della famosa Igp.  Le castagne di Caprese Michelangelo hanno ricevuto questa certificazione per la prima volta nel 2004, ma quello per cui si lavora oggi è far sì che sempre più coltivatori e possidenti di terreni adibiti a tale coltura possano entrare nel consorzio. “La Dop rappresenta una speranza e un’opportunità per la castagna di Caprese Michelangelo – spiega Mariano Buffoli, ex guardia forestale e oggi coltivatore diretto -. Mentre un tempo certi prodotti provenivano solo dal mercato locale o nazionale, oggi arrivano da tutto il mondo, con standard qualitativi variabili e con dei prezzi bassi data l’alta disponibilità. È stato necessario rimarcare la dicitura proprio perché altri produttori non potessero spacciare i loro prodotti come castagne di Caprese. Oggi solo chi è iscritto al consorzio può raccogliere e vendere questo frutto. Così facendo si valorizza un bene molto conosciuto, con proprietà organolettiche pregiate. Non potendo competere con altre aree geografiche sulla quantità di castagne, è possibile farlo per quanto riguarda la qualità.

Buffoli spiega che la certificazione Dop, oltre ad essere una garanzia di qualità, avvantaggia gli imprenditori agricoli da un punto di vista distributivo: “Oggi chi fa prodotti di alto livello riesce a sfuggire alla competizione con altre materie prime di più larga distribuzione. Una castagna Dop non è come una coltivata in ambiente intensivo: cresce nel suo habitat naturale, non è sottoposta all’uso di pesticidi e svolge anche importanti funzioni per l’equilibrio idrogeologico”.

Non finisce qui. Ad oggi solo 100 ettari di castagneti dei 600 disponibili tra il Comune di Caprese Michelangelo e la frazione di Ponte alla Piera (Anghiari) sono parte della certificazione assegnata dall’Ue. Questo rappresenta un potenziale inespresso che per Buffoli deve essere impiegato: “Si stimano oggi circa 500 ettari di castagneti o abbandonati o non entrati nel consorzio. Questo può essere cambiato perché se il produttore riesce ad avere un canale privilegiato allora può vendere quello che produce. Se vende, la sua attività diventa redditizia, e se c’è un ritorno economico i castagneti vengono ripuliti e tenuti in ordine. Senza profitto non lo farebbe nessuno. Avendo la possibilità possiamo usare il marchio per avvicinare nuovamente la gente alla castanicoltura, e questo potrebbe anche risolvere molti problemi ecologici.”

La tesi proposta è supportata dai fatti. Come scrive Isaia Invernizzi su Il Post: “si stima che in Italia i proprietari dei boschi siano circa un milione tra persone, aziende e istituzioni pubbliche. Un altro dato che potrebbe sorprendere: il 66 per cento appartiene a privati, mentre solo il 34 per cento è di proprietà pubblica. Con un numero così grande di proprietari la maggior parte di loro si ritrova con meno di un ettaro di terreno, ovvero meno di 10mila metri quadrati. A volte le proprietà non superano pochi metri quadrati sparsi qua e là, di cui si perde cognizione nei passaggi di eredità. (…) Le persone finiscono per disinteressarsi dei propri boschi anche perché non è facile raggiungerli, non si sa bene che farne e all’apparenza non valgono nulla. Sono più un problema che altro: il costo per la registrazione dal notaio di un atto di successione per l’eredità di un bosco e la successiva registrazione al catasto è in molti casi superiore al valore del bosco stesso”.

Oltre all’abbandono progressivo dell’uomo, anche il cambiamento climatico negli ultimi anni ha minacciato i castagneti. La peculiarità è che si tratta di una coltivazione molto resiliente, la quale: “Nonostante le malattie e l’incuria e le siccità, se viene curata, pulita e potata dà una buona risposta. Ci sono ancora ottimi castagneti secolari – spiega ancora Buffoli -. Anno scorso la raccolta, a causa di tutti questi fattori, è stata scarna, ma la richiesta è sempre altissima. Alcune catene commerciali come Coop e A&O ci hanno richiamato per prenotare il raccolto, e questo ci dimostra che il consumatore medio è molto più attento alla qualità rispetto a 20 anni fa. Il messaggio da passare è che comprando un prodotto Dop si compra un pezzo di quel territorio”.

L’aspetto idrogeologico non è secondario. Sappiamo bene che negli ultimi anni si sono verificati fenomeni atmosferici estremi in tutta Italia che hanno provocato piene, alluvioni e frane. Questo fenomeno può essere arginato naturalmente dalla presenza di alberi, come i castagneti: “Il territorio sta andando male. In Romagna stanno cercando di costruire per evitare le esondazioni dei fiumi, ma questo è possibile solo con la presenza di alberi e boschi. L’importanza ecologica degli alberi è fondamentale. Il castagneto da frutto è un ecosistema a sé stante. Nel corso di secoli, le specie animali e vegetali si sono adattate a questo ecosistema. Il male di abbandonare un bosco è la perdita della biodiversità”.

Altra bella novità è che il raccolto del 2025 si presenta come molto vasto e di ottima qualità, inoltre per la prima volta sarà possibile vendere anche farina di castagne di Caprese certificata Dop, alimento base della tradizione e ingrediente base nella preparazione del castagnaccio (per i local “baldino”).

Il programma proposto per l’edizione 2025 ruoterà intorno alla valorizzazione del frutto marrone, ma ci sarà anche molto di più: sabato 18 ottobre con l’inaugurazione della mostra dei lavori realizzati con la tecnica del merletto a tombolo sul tema “Michelangelo 550”; dalle 12.30 in poi avrà inizio la prima edizione del “Caprese Michelangelo International Wine”, una grande degustazione dedicata ai vini locali, regionali ed esteri che si svolgerà proprio nel museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti (che per l’occasione ha predisposto un biglietto d’ingresso agevolato). Nel pomeriggio la presentazione del volume Mi nacque Michelangelo a Caprese del professor Antonio “Tonino” Acquisti, giunto alla sua IV edizione. La festa proseguirà, tra banchini e spettacoli, fino allo stand della Polisportiva Michelangelo, con cena e dj-set.

L’inaugurazione ufficiale, alla presenza delle istituzioni, è in programma per le 10.30 di domenica 19 ottobre. Si esibiranno, per l’occasione, il Gruppo Storico di Chiusi della Verna insieme agli Sbandieratori di Subbiano. Avanti – alle ore 11 – con la presentazione di Effetto Topofilia, libro scritto dalla professoressa Roberta Rio e giunto alla II edizione. l’evento sarà moderato dal giornalista Claudio Roselli. Il secondo weekend sarà inaugurato dall’evento organizzato dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari dedicato alle storie dei migranti residenti nel centro di accoglienza della comunità di Zenzano, nel Comune di Caprese. Per scoprire l’intero programma, ancora in evoluzione, è possibile consultare la pagina del comitato organizzatore.

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