Nasce il Distretto rurale castanicolo toscano: il Marrone di Caprese fra le eccellenze

Sottoscritto l’accordo per un nuovo strumento che unisce territori e comunità per rilanciare la castanicoltura e contrastare lo spopolamento delle aree interne

È stato firmato a Firenze, nella sede della presidenza della Regione, l’accordo che dà ufficialmente vita al Distretto rurale castanicolo toscano. L’iniziativa, frutto di un percorso partecipativo avviato tre anni fa, mira a valorizzare la castanicoltura come componente essenziale del paesaggio, della cultura e dell’economia delle aree rurali, con l’obiettivo di promuovere sviluppo sostenibile e contrastare l’abbandono dei territori.

Tra le eccellenze valorizzate dal nuovo strumento figura Caprese Michelangelo, punto di riferimento per la produzione di qualità grazie al Marrone di Caprese Michelangelo DOP, una delle cinque denominazioni tutelate a livello europeo. Accanto a questa, figurano anche il Marrone del Mugello IGP, la Castagna del Monte Amiata IGP, la Farina di castagne della Lunigiana DOP e la Farina di Neccio della Garfagnana DOP, oltre a 17 prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) a base di castagne e marroni.

Il distretto nasce sotto il coordinamento di ANCI Toscana, con il supporto operativo dei GAL (Gruppi di Azione Locale), e si propone come uno strumento aperto, inclusivo e rappresentativo di tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, imprese agricole, associazioni, enti del terzo settore e cittadini. La presidente di ANCI Toscana Susanna Cenni ha parlato di “un traguardo importante” che permetterà di rilanciare la castanicoltura anche sotto il profilo economico e ambientale, contribuendo a prevenire il dissesto idrogeologico e a mantenere viva la presenza umana nei territori più fragili. Il presidente della Regione Giani ha definito il distretto un “pilastro della strategia per la Toscana diffusa”, sottolineando la volontà di rafforzare le filiere produttive, recuperare castagneti abbandonati e sostenere le comunità locali attraverso una governance partecipata.

Una volta ultimato il progetto economico territoriale, il distretto sarà formalmente riconosciuto dalla Regione Toscana e iscritto nel registro nazionale dei distretti del cibo.

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