Il sindaco Alessandro Polcri, cinque dipendenti comunali e un cittadino argentino sono stati deferiti per concorso nel reato di falso ideologico e materiale in atto pubblico al termine di un’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Arezzo, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo. A comunicarlo è la Questura di Arezzo, che nella nota diffusa questa mattina riferisce la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ai sensi dell’articolo 415 bis del codice di procedura penale, nei confronti di sette persone.
La vicenda si è sviluppata sulla base di una segnalazione del Commissariato di Polizia di Sansepolcro risalente agli inizi del 2022. Gli uffici avevano rilevato un “afflusso anomalo di cittadini sudamericani, in particolare argentini”, intenzionati a ottenere il passaporto italiano dopo il riconoscimento della cittadinanza italiana “iure sanguinis” da parte degli uffici del Comune interessato.
L’attività investigativa, riferisce la Questura, è stata svolta anche attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le indagini avrebbero fatto emergere un sistema basato sul pagamento di somme di denaro a un cittadino argentino, indicato nella nota come promotore dell’organizzazione, da parte di cittadini sudamericani interessati a ottenere la cittadinanza italiana vantando la discendenza da un avo italiano.
Il punto centrale dell’indagine riguarda la presunta produzione di false attestazioni all’interno del procedimento amministrativo. La Questura parla di “una serie di false attestazioni rese dai pubblici ufficiali” che avrebbero consentito la conclusione positiva delle istruttorie e il successivo riconoscimento della cittadinanza italiana “iure sanguinis”, con il conseguente ottenimento del passaporto italiano.
Nella ricostruzione degli investigatori, il cittadino argentino avrebbe offerto un servizio di assistenza a cittadini sudamericani, per lo più argentini, sponsorizzandolo anche sui social network. Dopo il pagamento da parte dei clienti, l’indagato avrebbe curato gli aspetti legati alla loro permanenza nel territorio aretino, compreso l’alloggio temporaneo in appartamenti messi a disposizione da privati nello stesso Comune di Anghiari.
Sempre secondo la nota della Questura, tali sistemazioni sarebbero servite a ottenere una residenza anagrafica considerata fittizia dagli investigatori. Il comunicato parla infatti di “falsa attestazione” posta in essere in sede di controllo, che avrebbe poi consentito di portare avanti l’iter presso l’Ufficio Anagrafe e arrivare, in tempi ritenuti particolarmente rapidi, al riconoscimento della cittadinanza.
Secondo la Polizia, il sistema avrebbe avuto l’obiettivo di far ottenere ai cittadini sudamericani la cittadinanza italiana e il relativo passaporto “in mancanza dei presupposti di legge richiesti” e in particolare “sulla base della falsa attestazione di residenza”. La Questura sottolinea che, secondo quanto emerso dalle indagini, nessuno dei cittadini sudamericani coinvolti avrebbe avuto la reale volontà di trasferire in Italia la propria dimora abituale. La nota specifica infatti che gli interessati sarebbero arrivati con il viaggio di ritorno già prenotato, trattenendosi nel territorio aretino per poche settimane, “per il tempo strettamente necessario ad ottenere la cittadinanza italiana ed il relativo passaporto”, per poi lasciare il territorio nazionale una volta ottenuto lo status richiesto.
In questo quadro, secondo la ricostruzione, il ruolo dell’intermediario argentino sarebbe stato decisivo anche nella fase interna al procedimento amministrativo. L’uomo, si legge nella nota, avrebbe intrattenuto “contatti diretti con i pubblici ufficiali in servizio presso l’Ufficio Anagrafe del Comune interessato”, sollecitando la chiusura delle istruttorie in tempi molto rapidi “con la connivenza prima dei vigili urbani, che attestavano fittiziamente la residenza all’interno del Comune stesso del cittadino sudamericano trattato e poi degli stessi Ufficiali di Anagrafe e del Sindaco, che rilasciavano la cittadinanza sulla base di un presupposto falso”.
Il comunicato precisa che la contestazione di falso ideologico e materiale in atto pubblico riguarda sia i pubblici ufficiali coinvolti sia il cittadino argentino, che secondo gli investigatori avrebbe concorso “a pieno titolo, con la propria condotta, nella formazione dei falsi”. Il procedimento si trova comunque ancora in una fase preliminare. La Questura stessa richiama espressamente la garanzia prevista dall’ordinamento: “nei confronti degli indagati, in considerazione dell’attuale fase del procedimento, sussiste la presunzione di innocenza, fino ad un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile”.





