La vicenda dei cosiddetti “passaporti facili” scuote Anghiari e la Valtiberina. Dopo la nota diffusa giovedì mattina dalla Questura di Arezzo, che ha comunicato la conclusione delle indagini preliminari coordinate dalla Procura aretina, emergono nuovi elementi sulla ricostruzione investigativa relativa alle pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis e al conseguente ottenimento del passaporto italiano da parte di cittadini sudamericani, in particolare argentini.
Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, l’indagine riguarda il sindaco di Anghiari Alessandro Polcri, cinque dipendenti comunali e un cittadino argentino. A tutti viene contestato, a vario titolo, il concorso nel reato di falso ideologico e materiale in atto pubblico. La vicenda si trova nella fase di conclusione delle indagini preliminari e, come precisato dalla stessa Questura, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’inchiesta era partita nel 2022 da una segnalazione del Commissariato di Polizia di Sansepolcro, che aveva rilevato un afflusso considerato anomalo di cittadini sudamericani intenzionati a ottenere il passaporto italiano dopo il riconoscimento della cittadinanza. Le verifiche sono state poi sviluppate dalla Squadra Mobile di Arezzo, anche attraverso attività tecniche di intercettazione ambientale, telefonica e telematica.
Intervistato dagli organi di informazione, il commissario Davide Comito della Squadra Mobile aretina ha spiegato che le indagini avrebbero “disvelato un sistema di false attestazioni volte al riconoscimento delle cittadinanze iure sanguinis nei confronti di numerosissimi cittadini sudamericani, in particolare di nazionalità argentina”.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, al centro del presunto sistema ci sarebbe stato un cittadino argentino residente in Valtiberina che, “dietro il pagamento di ingenti somme di denaro”, avrebbe fatto arrivare in Italia cittadini sudamericani interessati a ottenere la cittadinanza italiana vantando la discendenza da un avo italiano. Il meccanismo, secondo la Questura, avrebbe consentito agli interessati di evitare la procedura consolare, generalmente più lunga e dall’esito non scontato.
Il passaggio decisivo, nella ricostruzione della Polizia, sarebbe stato quello della residenza. I cittadini sudamericani avrebbero soggiornato per poche settimane nel territorio aretino, con alloggi temporanei, per il tempo necessario a completare l’iter. Comito ha sintetizzato così il meccanismo contestato: attraverso le “residenze fittizie” e le “false attestazioni rese dai pubblici ufficiali responsabili dell’Ufficio Anagrafe”, si sarebbe arrivati al riconoscimento della cittadinanza italiana in tempi molto brevi. Un passaggio che, ha spiegato il commissario, era “fondamentale poi per richiedere il passaporto italiano e quindi avere libertà di movimento in Europa”.
Secondo quanto riferito dalla Squadra Mobile, nel corso del periodo al centro dell’indagine sarebbero state concesse più di 200 cittadinanze. Le contestazioni formalizzate nell’avviso di conclusione delle indagini riguardano però 23 capi di imputazione, cioè i casi nei quali, secondo la ricostruzione di Polizia e Procura, il falso sarebbe sostenuto da riscontri ritenuti oggettivi e dall’attività tecnica svolta dagli investigatori.
Un punto rilevante, precisato dagli inquirenti, riguarda l’assenza di contestazioni corruttive. “Non sono emerse, almeno allo stato delle indagini, dazioni di denaro ai pubblici ufficiali”, ha spiegato Comito. Proprio per questo, nei confronti degli indagati non viene contestata un’ipotesi di corruzione, ma il concorso nei reati di falso ideologico e falso materiale in atto pubblico.
La Questura, nella nota ufficiale, aveva indicato il cittadino argentino come promotore dell’organizzazione, sostenendo che avrebbe intrattenuto contatti diretti con pubblici ufficiali in servizio presso l’Ufficio Anagrafe, sollecitando la chiusura delle pratiche in tempi rapidi. Sempre secondo la ricostruzione investigativa, i provvedimenti di concessione della cittadinanza sarebbero stati firmati dal sindaco sulla base di un presupposto ritenuto falso dagli inquirenti, cioè la residenza fittiziamente attestata.
La vicenda ha suscitato comprensibile scalpore nella comunità valtiberina ed è rimbalzata anche sulle cronache nazionali. Il coinvolgimento di Polcri, sindaco di Anghiari e presidente della Provincia di Arezzo, conferisce al caso anche un inevitabile rilievo politico-istituzionale. Al momento, tuttavia, non risultano ulteriori comunicazioni ufficiali oltre alla nota diffusa dalla Questura e alle dichiarazioni rese dal commissario Comito agli organi di informazione.
Raggiunto da alcuni colleghi, il sindaco di Anghiari non ha commentato nel merito della vicenda, spiegando di voler prima leggere gli atti e di aver appreso dalla stampa alcuni particolari dell’inchiesta. Polcri si sarebbe comunque dichiarato disponibile a chiarire la vicenda nella massima trasparenza.
Il procedimento, bene ribadirlo, è ancora nella fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari. Gli avvisi notificati agli indagati non equivalgono a una condanna e le eventuali responsabilità personali dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Resta intanto il forte impatto pubblico di un’indagine che tocca uffici comunali, procedure di residenza, riconoscimenti di cittadinanza e rilascio di passaporti.





