La proposta è arrivata dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella giornata del 4 agosto: estendere a Umbria e Marche la Zes, sigla che sta per “Zona Economica Speciale”, mediante un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri con procedura di urgenza. La Zes punta a “favorire la creazione di condizioni per lo sviluppo di nuovi investimenti nelle regioni in transizione” e l’area di riferimento, inizialmente individuata nel Mezzogiorno, viene così a essere ampliata. Di conseguenza, Umbria e Marche potranno beneficiare delle agevolazioni amministrative ed economiche già previste per l’Abruzzo. Prevista anche la composizione di una cabina di regia con i presidenti delle due Regioni. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge si provvederà all’aggiornamento del piano strategico, “al fine di individuare i settori da promuovere e quelli da rafforzare, gli investimenti e gli interventi prioritari per lo sviluppo di Marche ed Umbria, compresi quelli destinati a favorire la riconversione industriale finalizzata alla transizione energetica, e le modalità di attuazione”. Tale piano ha una durata triennale. Insomma, le due regioni avranno una legislazione economica diversa da quella in atto a livello nazionale, con la facoltà di derogare dalle leggi vigenti nell’ambito delle ordinarie politiche nazionali.
La notizia è stata positivamente commentata da Andrea Lignani Marchesani e Francesco Algeri Rignanese, il primo membro della direzione nazionale e il secondo coordinatore tifernate di Fratelli d’Italia. “Per Città di Castello e l’Altotevere è ancora più importante – dicono Lignani Marchesani e Rignanese – visti la vocazione e il tessuto imprenditoriale presenti nel comprensorio. Certo, il regresso dei parametri economici e sociali dei primi due decenni del millennio hanno posto l’Umbria nelle regioni europee in transizione e, vista in controluce, questa notizia conferma le nostre denunce di una Regione sempre più vicina a parametri del Mezzogiorno e lontana da quelli delle Regioni del Nord; una problematica che in valori assoluti e relativi si è acuita per l’Altotevere, che da locomotiva dell’Umbria si è vista superare in competitività e Pil da altri comprensori nei decenni passati, anche per una cronica e colpevole mancanza di infrastrutture e per le occasioni dolosamente perse in questa materia”.
Il governo offre ora una possibilità importante in termini di crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, terreni e immobili con sgravi che variano a seconda della dimensione aziendale, di sgravi fiscali e contributivi, in semplificazioni burocratiche e incentivi per l’export. “Non si potrà dire per l’Umbria che questa è una mossa elettorale – sottolineano i due esponenti – ma è certamente un atto politico, alle tasse della governatrice si risponde con nuove opportunità di rilancio”. Fratelli d’Italia conferma la sua vocazione a tutela dei territori e delle comunità con azioni che coniugano impresa e sociale. Città di Castello ha l’occasione, con la sua classe imprenditoriale, di riprendersi il ruolo che merita nel contesto economico regionale, a patto che la politica compia azioni coerenti e che remino nella stessa direzione, contrastando quelle azioni fuori dal tempo tese a frenare lo sviluppo per un mix deleterio – così è stato definito – fra interessi particolari e presunta ideologia green.
PRC: “Umbria declassata, il governo riconosce il declino”
Di diverso avviso è Rifondazione Comunista Altotevere, che non parla di successo; anzi, di misura che certifica il declassamento dell’Umbria a “zona in difficoltà”. Da esempio di emancipazione di una regione povera al ritorno nel novero delle aree svantaggiate, segno tangibile di un declino che – dice Rifondazione – anche il governo di centrodestra ha riconosciuto. Noi, anche in Altotevere, siamo preoccupati. È vero, potrebbero esserci delle opportunità – si legge nella nota – ma temiamo che le agevolazioni previste dalla Zes — a partire dal credito d’imposta — finiscano per attrarre non solo investimenti produttivi realmente radicati nel territorio, ma anche operazioni speculative di vario tipo, come spesso è accaduto in passato in altre aree dichiarate depresse. Per questo chiediamo ai sindaci del territorio di aprire un confronto serio e partecipato al fine di rilanciare davvero l’economia del comprensorio con lavoro stabile, investimenti utili, tutela dei diritti, infrastrutture adeguate e prospettive per i giovani”.





