La marcia di solidarietà con la Palestina a cui hanno preso parte nella giornata di sabato molte persone che hanno camminato insieme fra Sansepolcro e San Giustino è stata oggetto di dure critiche da parte di forze politiche ed esponenti di centrodestra. Al centro della polemica un coro che inneggiava all’Intifada, termine che significa “rivolta” e che è legato alla sollevazione del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana.
“Profonda preoccupazione e ferma condanna” sono state espresse da Forza Italia Alta Valle del Tevere, che in una nota a firma di Tommaso Campagni e Francesca Zamponi afferma che “ogni forma di estremismo va respinta” e chiede a “tutti i Consigli comunali dell’Alta Valle del Tevere di approvare atti formali di dissociazione da quanto accaduto”.
Anche da Luciana Veschi di Fratelli d’Italia Altotevere è arrivata la richiesta “al sindaco di San Giustino e a tutti gli amministratori presenti di dissociarsi in modo categorico da tali affermazioni. È fondamentale che le istituzioni locali si esprimano contro ogni forma di violenza e incitamento a essa, specialmente in un contesto così delicato come quello attuale”, ha scritto l’esponente del partito di Giorgia Meloni.
La Lega, in un comunicato congiunto delle sezioni di Valtiberina e Altotevere, ha riportato che “il coro di alcune donne velate, chiaramente di origine araba, recitava cosi: ’Intifada fino alla vittoria. Se non cambierà, Intifada pure qua’. Intifada significa rivolta. Rivolta contro cosa in Italia? Contro il fatto che abbiamo accolto, curato e sfamato molte famiglie, predisponendo aiuti di carattere sociale nei confronti di molti richiedenti asilo e immigrati anche irregolari?”, ha scritto la Lega, secondo cui “il grido all’insurrezione potrebbe portare a casa nostra le tragedie del terrorismo internazionale di matrice islamista”. Il Carroccio ha inoltre criticato il fatto che gli esponenti del PD “non se ne siano dissociati” e ha chiesto “le scuse ufficiali per quanto visto da parte di chi rappresenta lo Stato a tutti i livelli e anche di quelle associazioni come l’ANPI sempre pronte allo scandalo, ma mai a schierarsi dalla parte degli italiani che realmente credono nella convivenza pacifica”.
Sul tema anche un post Facebook del presidente del consiglio comunale di Sansepolcro Antonello Antonelli. “Intifada anche qua! Ma anche no. Minacciare gli italiani da parte di coloro che sono stati aiutati in Italia? A questi va regalato un viaggio di ritorno”, ha scritto l’esponente leghista, aprendo a un accesissimo dibattito con decine di commenti. “Purtroppo non potete mistificare la realtà, c’erano troppe persone che possono testimoniare la bellezza e l’energia della manifestazione di ieri”, si legge in uno dei commenti in difesa della marcia.
In serata il Partito Democratico ha diffuso una nota congiunta delle unioni comunali di Sansepolcro, San Giustino e Città di Castello: “Siamo fermamente convinti – hanno scritto i democratici – che questa parola sia stata utilizzata nel suo significato originario e letterario che indica una sollevazione o una ribellione popolare contro l’oppressione e non con il riferimento alle azioni violente che hanno caratterizzato questo termine a partire dalla seconda intifada. Poteva essere evitato un termine che può generare discordia?”, si è chiesto il PD: “probabilmente si, ma è inequivocabile che il messaggio che esce dalla manifestazione di sabato è esclusivamente un messaggio di pace, un grido di solidarietà e di indignazione verso l’ingiustizia. Ridurre un’intera manifestazione pacifica a uno slogan isolato significa strumentalizzare i fatti per fini politici e distorcere il senso di una piazza che ha parlato di pace, di diritti e di dignità umana. Ancora più grave – si legge ancora nella nota – è che, in alcuni comunicati, siano stati utilizzati toni discriminatori e stereotipi razzisti nei confronti di donne e persone straniere”.





