Il pinot nero ha una nuova casa. Sì, perché il vitigno originario della Borgogna in Francia, diffuso anche nel Trentino e nel Mugello, da alcuni anni vive una nuova primavera tra le province di Perugia e Arezzo. Tanto a Caprese Michelangelo, presso la cantina Aliotti, quanto a San Giustino, nell’azienda agricola La Palerna, l’uva cresce, matura e fermenta nel segno di un lavoro che coniuga una storia antichissima e grande innovazione.
“Abbiamo deciso di piantare il pinot nero nel 2016 – afferma Simone Dori di Aliotti –. Quando siamo riusciti a capire che il microclima locale era simile a quello della Borgogna, abbiamo selezionato le uve e abbiamo piantato la prima vigna. Da allora abbiamo lavorato ogni giorno e abbiamo prodotto il nostro vino, un pinot nero in purezza affinato in cemento che ha riscosso molti apprezzamenti”.
“Quando abbiamo cominciato sembrava impossibile coltivare la vite a Caprese, ma con costanza siamo riusciti a costruire un’azienda che quest’anno ha avuto la sua migliore annata – spiega Francesca Del Morino – nel 2024 eravamo a 6mila bottiglie, con la vendemmia di quest’anno siamo arrivati a 12mila. Il simbolo è un uccellino che è inciso in una piastra da cucina artigianale che usava mia nonna. Vogliamo continuare a lavorare nel segno della tradizione”.
Il versante umbro non è da meno. La cantina La Palerna, sita nel Comune di San Giustino, si è specializzata proprio nella coltivazione di questo vitigno a bacca rossa, che oggi viene vinificato sia in bianco che in rosso:
“Il Pinot nero può diventare l’uva del territorio – spiega Rossana Ravacchioli della Cantina La Palerna –. Noi siamo a 650 metri di altitudine, quindi siamo quasi in montagna. Cerchiamo di supplire alla posizione elevata con la bassa latitudine. Il Pinot nero soffre il caldo, per questo qui può crescere senza rischi. La nostra azienda è nata nel 2002, nello stesso periodo in cui hanno cominciato a produrre questo vino nel Mugello e in Casentino. Adesso lo producono anche nella valle di Gubbio. Le cantine Semonte stanno spingendo per far diventare il pinot nero in alta Umbria un prodotto Igt. Attraverso questa uva produciamo diverse tipologie di vino, il Pinot Nero, il Cimento e il Nudo, vinificato come blanc de noir spumante”.
Il vino in Valtiberina, più che una novità, è un grande ritorno dopo un lungo silenzio, come spiega Ravacchioli: “La Valtiberina da sempre è stata produttrice di vini: all’inizio del ‘900 la cantina sociale di Lerchi era la più grande dell’Umbria. Poi negli anni ‘50 le vigne sono state abbandonate in favore di altre coltivazioni, come il tabacco. Adesso si sta tornando a questa produzione, infatti il motto della Palerna è ‘la rinascita del vino alto tevere’.
La produzione enologica deve fare i conti con il cambiamento climatico. Già da alcuni anni è stato osservato che il surriscaldamento globale, causa di estati più lunghe e calde, anticipa i tempi della vendemmia e aumenta, in alcuni casi, il quantitativo di alcol presente nel vino. Tuttavia, quello che per alcune aree geografiche è un rischio, per la Valtiberina potrebbe essere un’opportunità: “Nel nostro caso l’incidenza è inferiore rispetto ad altre località – spiega Timoteo Boncompagni, sommelier, esperto di vini e organizzatore di festival come Vinicoli o il Caprese Michelangelo Wine International –. Anni fa le condizioni climatiche non permettevano un risultato ottimale per la viticoltura. Le caratteristiche del terreno e del territorio però hanno suscitato interesse e, grazie alla partecipazione di professionisti, è stato possibile valorizzarle. Il cambiamento climatico è fattuale: gli effetti sono visibili su scala europea. Oggi ci sono produzioni vinicole nella prima fascia dell’Inghilterra. La Valtiberina è avvantaggiata dal contesto collinare perché la metratura e l’esposizione aiutano la creazione di vini eleganti con tenore alcolico non accentuato”.
Anche Boncompagni sostiene la centralità e il protagonismo del pinot nero: “Questo uvaggio sta dando dei riscontri molto interessanti. L’Alto Adige è secondo alla Borgogna per qualità della produzione, ma qui potremmo essere al terzo gradino del podio”.
Quello che è necessario cambiare, sempre secondo Boncompagni, è il modo in cui si distribuisce il vino: “A fronte di prodotti di qualità molto alta, credo che dovremmo tutti cominciare a ripensare come diffondiamo il vino. Il modello basato sulle enoteche è ormai superato. Credo che il modo più interessante oggi sia organizzare degli eventi nei quali i produttori possano esporre e raccontare direttamente il loro vino. Per questo motivo ho creato Vinicoli, la cui terza edizione si svolgerà dal 6 all’8 dicembre ad Anghiari, e l’International Wine a Caprese Michelangelo, la cui prima edizione si svolge alla Festa della Castagna”.
La proliferazione di aziende è evidente. Oggi esistono realtà giovani e di successo che partono da Umbertide, passano da Sansepolcro e arrivano fino ad Anghiari: Cantine Blasi, Società Agricola Valtiberina, Davide Del Gaia.
Proprio a Sansepolcro domenica 26 ottobre, presso il Borgo Palace Hotel, si svolge la prima edizione del Bevi, festival dedicato all’enologia dove Tommaso Inghirami, imprenditore vinicolo noto per il lavoro con la fattoria Grignano e per il progetto Fedra che coniuga l’enologia con l’arte, presenterà una grande novità: “In questa occasione presentiamo il Manifesto della Valtiberina, un vino bianco Igt ottenuto dalla lavorazione di trebbiano e malvasia da vigna vecchia. La toscana parla sempre la lingua del rosso, ma io credo che noi possiamo giocare una partita importante nel settore dei vini bianchi. La competizione è molto alta, ma la qualità delle nostre vigne unite al microclima ci permette di realizzare prodotti di altissimo livello”.





